Attualità

Schegge impazzite di una guerra infinita

I residuati bellici nei nostri mari. ne ha parlato sabato Giovanni Lafirenze, ospite degli Eredi della Storia

26/10/2011
di Leonardo Albanese


Foto: © MolfettaLive.it

Tutti (o quasi) sanno che il mare antistante Molfetta è infestato da ordigni bellici inesplosi “gentilmente concessi” dalle truppe alleate che si ritiravano alla fine del secondo conflitto mondiale.

La nostra città è rimasta da allora, suo malgrado, legata a questo fenomeno: in città si è visto o sentito parlare di ritrovamenti e operazioni di bonifica, di cui la vicenda del porto è solo l’ultima e forse più evidente testimonianza. Ecco perché la presentazione dell’ultima fatica letteraria di Giovanni Lafirenze sul tema ,dal titolo “Schegge assassine”, ci tocca forse da vicino, se ci concedete l’espressione non priva di ironia, “nel profondo”.

«L’autore vuole trasmettere una passione che può essere anche un lavoro. E' il caso di «quelli che si chiamavano recuperanti e poi rastrellatori e che bonificavano i campi di battaglia rischiando la vita per poter rivendere i metalli delle bombe», spiega in apertura il presidente dell’associazione Eredi della Storia, Michele Spadavecchia.

«Ancora oggi in Italia c’è bisogno di bonificare un territorio sul quale si vuole costruire per evitare di incappare in spese maggiori. Oltre che i pericoli immediati derivanti dalla detonazione - continua Spadavecchia - bisogna tener conto anche delle alterazioni subite dal pesce da fondale. Per tutti questi motivi questo è un problema attualissimo e a noi vicino di cui non bisogna smettere di parlare».

A dare invece un parere tecnico sul mestiere di artificiere e su come oggi si svolge ci ha pensato Paolo Cutolo, ispettore-artificiere della Polizia di Stato: «Il libro è da apprezzare per come si ostina a voler spiegare soprattutto alla gente comune la pericolosità di questi ordigni. Noi facciamo un lavoro in cui non vale il detto: “sbagliando s’impara”. Anche se la tecnologia oggi ci aiuta vale ancora la definizione che nel libro è data del bonificatore come “invisibile sentinella di vita».

«Un mese fa a Fermo è esplosa una bomba a pochi metri dalla ferrovia e solo per un caso fortuito non ha causato vittime. Ma ormai nessuna rete nazionale ha dato la notizia eppure il pericolo c’è ancora in diverse zone del nostro Paese», ha ricordato Lafirenze.

Tra queste zone c'è la Puglia, «sede della quindicesima forza aerea alleata, che a fine seconda guerra mondiale ha provveduto a liberarsi delle bombe». Il rischio, quindi, senza voler creare allarmismi, c’è ed è vicino. «A Molfetta è stata fatta una bonifica già negli anni Settanta», ha continuato Spadavecchia, annunciando la recente scoperta di altri quattro presunti ordigni nelle nostre acque, che presto «dovrebbero essere rimossi».

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