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Una celebrazione dai doppi volti, semplice nella sua solennità, austera nel suo sfarzo, toccante nella sua unicità.
Capitolo, ricognizione, ostensione.
Ci sono nomi che balzano all’attualità in un istante per poi eclissarsi per anni, decenni, a volte secoli. In questi giorni alzi la mano chi non ha pronunciato almeno una delle tre parole balzate all’attualità, anzi, alla storia, quella scritta ieri in Cattedrale.
Lo scorso 4 agosto, durante una cerimonia a porte chiuse presieduta dal Capitolo della Cattedrale, è stata aperta la teca in argento contenente il cranio di San Corrado, operazione necessaria a causa del restauro del busto.
Inserita la chiave nella serratura, erano stati il dott. Luigi de Palma e il prof. Elio Massarelli (ortopedico il primo, medico legale, il secondo) ad estrarre il teschio per una prima ricognizione.
Dopo le analisi complete, estese anche al resto delle ossa contenute nell’urna di cristallo custodita in Cattedrale, il cranio è stato riposto nell’antica cassettina di legno che per secoli ha contenuto le reliquie del Patrono, e sigillato.
Ieri, 9 febbraio, festività di San Corrado, il teschio è stato riposto nel reliquiario del 1657 in una cerimonia dalla portata storica. Di una pubblica ostensione non risulta traccia in alcun documento.
Una celebrazione dai doppi volti, semplice nella sua solennità, austera nel suo sfarzo, toccante nella sua unicità. Dopo la processione del Capitolo, il saluto del Vescovo e la lettura del Vangelo, cala il silenzio.
I due medici seduti sull’altare indossano i guanti, rompono il sigillo della cassetta, estraggono il teschio, lo poggiano sull’altare. I canonici dalle pianete dorate sistemano l’inginocchiatoio per la preghiera di Sua Eccellenza.
Il latino del
Te Deum preannuncia la reposizione nell’urna.
Compito non facile quello di Luigi de Palma ed Elio Massarelli. Passano minuti lunghi come una vita prima che si riesca a compiere esattamente l’operazione. La chiave compie un giro, manca solo l’ultimo atto.
Ad apporre il sigillo è chiamato un altro Luigi de Palma; la sorte ha voluto che ci fossero due persone dallo stesso nome a compiere il rito.
Il Mons. de Palma, Presidente del Capitolo Cattedrale, imprime sulla ceralacca il marchio dal cavallo bianco. Lo stemma da più di cinque secoli simboleggia il dono fatto all’istituzione religiosa dal Vescovo Giovambattista Cybo in segno di riconoscenza alla sua ex Diocesi. Non è da tutti essere eletti Papa col nome di Innocenzo VIII.
Abbiamo ascoltato il prof. Massarelli, uno dei due molfettesi chiamati esaminare le ossa venerate nella propria città: se emozione c’è, non traspare.
Professore, come si presentavano i reperti?
«
Lo stato di conservazione è molto buono, considerando i novecento anni d’età dei reperti.
Dalle analisi è emerso che il cranio e le ossa, conservate nell’urna di cristallo, risultano coevi, quindi con molta probabilità appartengono allo stesso individuo».
A che età è avvenuto il decesso?
«
L’età è compresa tra i venti e i venticinque anni. Lo dimostrano le suture del cranio non ancora saldate tra di loro e altri particolari anatomici».
E’ possibile stabilirne una causa?
«
Non ci sono stati eventi traumatici né patologie osteoarticolari alla base del decesso; è possibile che le precarie condizioni di vita abbiano reso l’organismo particolarmente vulnerabile a malattie infettive».
Cosa ha provato nel toccare con mano i reperti?
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E’ stata un’esperienza unica non solo dal punto di vista professionale, molto stimolante e dalla grande responsabilità».