Molfetta - martedì 09 febbraio 2016 Attualità

Anche a livello europeo le decisioni sembrano andare nella direzione opposta a quella della tutela della salute pubblica

Legambiente: “Smog e polveri sottili, Molfetta tra le peggiori in Puglia”

L'analisi effettuata dall'Arpa

La "classifica" pugliese del Pm10 © n.c.
di La redazione

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa della sezione molfettese di Legambiente.

Quanto è inquinata l’aria di Molfetta? Parecchio, stando ai rilevamenti dell’Agenzia regionale per l’ambiente della Puglia. Che segnala, per il solo mese di gennaio, ben cinque giorni di superamento dei valori massimi consentiti di Pm10 (le cosiddette ‘polveri sottili’, tra gli inquinanti dell’aria più pericolosi per la salute).

La legge nazionale prevede un valore soglia (50 microgrammi per metro cubo) e, inoltre, un numero massimo di ‘sforamenti’ all’anno (trentacinque), superati i quali si è tecnicamente fuori legge. A Molfetta, dunque, considerati i risultati del primo mese di quest’anno, esistono purtroppo tutte le premesse perché questo valore annuale sia raggiunto e superato.

Ma come e dove si misura la qualità dell’aria a Molfetta?
In generale, l’Arpa si serve di centraline di rilevamento fisse o mobili: i dati diffusi per il mese di gennaio danno conto, per Molfetta, delle analisi effettuate presso la centralina fissa ubicata in piazza Verdi, lungo via tenente Fiorino. Con i cinque sforamenti indicati, per intenderci, Molfetta supera i livelli di inquinamento da Pm10 rilevati a Bari (anche nelle zone più trafficate del centro, ad esempio corso Cavour).

Non serve invocare, perciò, l’assenza di pioggia o le alte temperature delle scorse settimane se, a parità di condizioni, Molfetta presenta livelli di inquinamento dell’aria ben peggiori di quelli toccati in altre zone della Puglia.

Il problema a Molfetta, in effetti, non è nuovo. Anche negli anni passati, la stessa centralina di piazza Verdi ha evidenziato livelli di inquinamento (non solo da polveri sottili, ma anche da ossidi di azoto e da ozono) superiori, molto spesso, a zone che immagineremmo ben più esposte delle nostre: ad esempio, Bari-Stanic e la zona industriale di Modugno. E nel 2012 Molfetta è persino risultata terza, nell’intera regione, per valore medio annuale di biossido di azoto.

Sappiamo che il futuro riserverà a Molfetta l’approvazione del Pums (Piano urbano di mobilità sostenibile, già adottato dalla giunta comunale): il provvedimento, stando agli atti pubblicati, non chiarisce però in che modo saranno effettivamente perseguiti gli obiettivi di miglioramento della qualità dell’aria. Si specifica, anzi, che l’approvazione del Piano non avrà valore vincolante rispetto al vigente Piano regolatore e che la prospettiva per la definitiva attuazione sarà decennale. Tutt’altro, dunque, rispetto all’urgenza di intervenire su un problema che i dati dell’Arpa segnalano come importante e non rinviabile: l’amministrazione, dunque, dovrebbe considerare come proprio impegno imprescindibile un’azione mirata a comprendere e a contrastare le ragioni dei valori rilevati, non solo nel gennaio scorso, dalla centralina di piazza Verdi.
Fin qui, le responsabilità della politica locale.

Altrove, intanto, le decisioni sembrano andare nella direzione opposta a quella della tutela della salute pubblica. Appena qualche giorno fa, infatti, anche grazie al voto favorevole di alcuni europarlamentari italiani, è stato approvato il raddoppio del valore massimo consentito per le emissioni da traffico automobilistico – il provvedimento si riferisce, in particolare, agli ossidi di azoto, precursori delle polveri sottili. In altre parole, l’inquinamento prodotto dalle automobili potrà aumentare del doppio e tutto questo sarà legale.

Dopo aver stabilito per legge che in Italia non si potrà fumare in auto se è a bordo una donna incinta, si è stabilito per legge, in Europa, che quella stessa auto potrà inquinare molto, moltissimo di più.

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