"Ogni professore universitario dovrebbe fare ricerca, in Italia purtroppo spesso lo si dimentica"

Claudio Angione, ricercatore oltre gli stereotipi

Conosciamo un talento molfettese, tra i tanti “cervelli in fuga” della nostra città

Attualità
Molfetta martedì 09 agosto 2016
di Adriano Failli
Il premio "Italy made me", ricevuto da Claudio Angione (in seconda fila, il primo a sinistra) dall'ambasciata italiana a Londra
Il premio "Italy made me", ricevuto da Claudio Angione (in seconda fila, il primo a sinistra) dall'ambasciata italiana a Londra © n.c.

Quando si parla di ricerca, quando immaginiamo la figura del ricercatore, il modello che subito supponiamo è quello di un medico, o comunque di un lavoratore in camice bianco, che vive la giornata lavorativa in un laboratorio, magari studiando e osservando al microscopio.

Conoscere Claudio Angione è smontare immediatamente questo preconcetto, ma anzi addentrarsi in un altro lato del vasto mondo della ricerca che poco ha a che fare con l’ambito medico, se non indirettamente.

Laureatosi in Matematica presso l’Università di Catania, dopo aver frequentato l’Industriale a Molfetta, Claudio ha deciso di spiccare il volo verso nuovi lidi, in particolare in Inghilterra, dove ha trovato spazio sin dai primi anni lavorativi per un dottorato a Cambridge e in seguito per un’assunzione alla Microsoft, dopo aver ottenuto specializzazioni in campo informatico.

Il mio fare ricerca – spiega Claudio, oggi professore presso l’Università di Middlesbrough, dove concilia l’insegnamento al continuo studio – è lavorare dietro un PC, costruire dei veri e propri modelli matematici, studiarli e applicarli in campo biomedico. Oltre ogni stereotipo, ogni professore universitario dovrebbe fare ricerca, in Italia purtroppo spesso lo si dimentica”.

Curioso è anche il sistema di pubblicazione dei suoi modelli, diffusi nei siti specializzati, in codici traducibili nei linguaggi informatici specifici e in seguito riproducibili da chiunque con software e programmi di uso comune in campo biomedico.  “Il sistema informatico – prosegue – permette di eseguire dei veri e propri test virtuali in modo da comprendere immediatamente se un determinato farmaco è compatibile con un paziente e che tipo di reazioni può causare”.

Raccontando la sua esperienza Claudio ha menzionato l’Italia come modello per la qualità della vita, sicuramente nettamente indietro in ambito lavorativo, tanto che in territorio nostrano avrebbe difficoltà ad immaginare un proseguimento della attività che conduce attualmente nel Regno Unito, ma da un punto di vista umano, la maggiore freddezza sul posto di lavoro, la mancanza del tipico calore italiano, della genuina spontaneità della nostra gente, complicano sicuramente lo stile di vita al di là della Manica, rendendolo finalizzato quasi unicamente all’attività lavorativa.

E la Brexit? Quanto può complicare ad oggi una carriera simile a quella di Claudio? Tutto dipenderà dagli accordi che non dovrebbero tuttavia prevedere alcuna modifica rilevante relativa ad un trasferimento per dottorati e/o assunzioni lavorative. “La Brexit – conclude – ufficialmente potrebbe prevedere modifiche, ma nei fatti la vedo molto difficile, al Regno Unito lo scambio con l’Europa serve tanto, più per l’importazione che per l’esportazione e questo riguarda anche l’importazione di menti, dunque dubito fortemente che in tal senso vi siano cambiamenti rilevanti”.

Questo è Claudio Angione, professionista tra i tanti “in fuga” dal nostro Paese, a cui tanto riconosce per la bellezza del vivere quotidiano, ma che tanto critica per l’arretratezza che vive sotto molti aspetti. Ha il dovere di ritrovare una crescita che possa aprire possibilità ai tanti che oggi sono costretti a compiere la stessa scelta del giovane ricercatore molfettese.

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I commenti degli utenti
  • Cosimo Di campi ha scritto il 09 agosto 2016 alle 14:51 :

    A queste giovani eccellenze italiane dovrebbero dare i milioni non ai calciatori. O peggio ai politici che non capiscono niente. Rispondi a Cosimo Di campi

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