Oltre 400 firme raccolte dalla Federazione della Sinistra: «Più passa il tempo e più serviranno soldi per sistemare le situazioni di degrado in cui versano ormai i parchi cittadini»
Da sinistra, Giuseppe Zanna e Gianni Porta
MolfettaLive.it
Una conferenza stampa svoltasi lunedì 16 luglio a Palazzo Giovene ha esposto cifre e considerazioni finali sulla raccolta firme che, nelle scorse settimane, ha visto impegnato il partito della Rifondazione Comunista nella zona della 167 per chiedere la sistemazione e la riapertura del Parco di Mezzogiorno.
Dopo le oltre trecento firme raccolte nelle zone di espansione per chiedere la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria, stavolta si è voluto porre l’accento sui parchi e le aree verdi della città chiuse e quindi inutilizzabili.
«Il Parco di Mezzogiorno è il simbolo del fallimento dell’amministrazione in quanto a vivibilità dei quartieri», afferma Giuseppe Zanna, segretario cittadino del partito. «Il risanamento del bilancio è stato il fiore all’occhiello di questa maggioranza, ma è evidente che più passa il tempo e più serviranno soldi per sistemare le situazioni di degrado in cui versano ormai i parchi cittadini».
L’iniziativa ha prodotto anche un dossier in cui vengono raccolte le foto dello stato di abbandono in cui versa non solo il Parco di Mezzogiorno, preda di atti vandalici, e ma anche i parchi di via Einaudi, corso Fornari e Piazza Mentana.
«Nel corso di tre differenti serate abbiamo raccolto quattrocentoventuno firme che serviranno a porre all’attenzione dell’amministrazione l’esistenza di questo problema, risolvibile in tempi brevi, speriamo entro la fine dell’estate», annuncia il consigliere comunale di rifondazione Gianni Porta. «Si potrebbe provare la via del bando o dell’avviso pubblico, ma comunque a Molfetta serve un piano dei servizi, serve una programmazione. Non si può parlare di bilancio sano se non si spendono i soldi per quella che, dal nostro punto di vista è ordinaria amministrazione».
L’iniziativa secondo i presenti ha avuto successo e nell’annunciare la riproposizione di punti di raccolta firme per questa e per altre cause, anche in differenti zone della città, lo stesso Gianni Porta ne spiega i motivi: «Questo metodo dei “banchetti” è utile per stare a contatto e rapportarsi direttamente con la gente e ci consente anche di capire quali sono i problemi e i bisogni».