La testimonianza

Alla vigilia della partenza. Pensieri e parole di un marittimo molfettese

Un mestiere tipico della nostra città, il peso di un lavoro che comporta sacrifici e assenze

Attualità
Molfetta mercoledì 28 dicembre 2016
di Antonio Aiello
Il mare al largo del porto molfettese © molfettalive.it

Molfetta si veste di festa, in questo periodo dell’anno, le famiglie si riuniscono e aspettano il nuovo anno ma esiste un “popolo silenzioso” che è costretto a stare lontano dalla nostra città e dalle sue famiglie e aspetta con mestizia il nuovo anno, per fortuna la tecnologia odierna lo aiuta.

 Qualcuno si domanderà da chi è formato questo “popolo silenzioso”…. Ecco, è il popolo degli “operatori del mare” ovvero i marittimi. Sono persone che lavorano a bordo di cargo o delle navi da crociera e che giocano un ruolo chiave nella crescita del commercio globale, fungendo da cinghia di trasmissione, perché sono proprio coloro che attraverso i mari fanno muovere le merci, non solo persone.

Sono uomini e, nell’ultimo periodo, donne che lavorano tante ore, spesso in condizione di solitudine e di grosso pericolo, a volte scegliendo di lavorare in mare per molti anni, con lo scopo di garantire uno strumento economico ai propri cari e accettando di vivere l’isolamento, lo stress e condizioni di lavoro al limite della sopportazione.

 Il marittimo molfettese ha spesso un rituale che esegue quasi sistematicamente ogni volta che parte: rivolgersi alla compatrona di Molfetta supplicandola che col suo mantello protegga i suoi cari. Al ritorno, invece, mostra gratitudine verso “la vergine” per ringraziarla della protezione.

Incontriamo uno di loro in partenza proprio alla vigilia delle festività con la sua famiglia e cerca di spiegarci cosa significhi essere marittimo. “Innanzituttospiega – vuol dire essere uomo, a Molfetta spesso si pensa che il mare insegni un mestiere, invece ci insegna soprattutto ad essere uomini”.

Quasi si commuove mentre cerchiamo di farci raccontare le sue sensazioni. “Spesso prosegue ci considerano dei duri perché cerchiamo davanti ai nostri cari di nascondere le lacrime, sa quante ne ho versate di nascosto dai miei. Quando imbarco perché sono costretto a lasciare loro, a bordo perché sono consapevole che sono lontano da tutti e da tutto. Quando sbarco per la gioia di riabbracciarli e poi ci sono le lacrime d’orgoglio quando i miei figli raggiungono degli obiettivi e sai che i tuoi sacrifici sono valsi a dare un futuro alla tua famiglia.

Trovi comunque la forza di andare avanti guardando i lati positivi. Molti, che non sono del campo, non sanno cosa si è costretti a sopportare in questi periodi: stress e sonno perso che si accumulano man mano che i giorni passano e a volte dover convivere con colleghi prepotenti e tenersi tutto dentro per evitare guai e problemi.  

Capita di perdere dei cari mentre sei in alto mare e non puoi salutarli per l’ultima volta e poi ci sono amori che ti lasciano da un giorno all’altro, spesso ho dovuto consolare colleghi. Guarda che amare un marittimo non è facile. Per fortuna al nostro fianco ci sono mogli che ci sono d’aiuto e d’incoraggiamento che hanno un cuore grande che comprende i nostri sacrifici.

Le nostre mogli sanno essere forti, altrimenti non riuscirebbero a reggere il dolore del distacco e la separazione anche se momentanei. Al tempo stesso sanno sopportare tanti sacrifici inoltre, trovano il modo di sopperire alla nostra mancanza nei confronti dei figli.

Non è facile. Mi dà fastidio quello che spesso la gente ignorante pensa, ovvero che noi abbiamo donne in ogni porto, a prescindere dal fatto che un uomo ami la sua donna e non la tradisca mai: per chi ha una responsabilità sulle sue spalle, è raro scendere a terra pure solo per farsi un caffè o per una birra. Meglio farsi un po’ di riposo.

La cosa più bella di questo mestiere, invece, è il fatto che, quando sbarchi, trascorri 24 ore su 24 per il periodo della licenza con la tua famiglia  e con quei pochi amici che ti rimangono e la sicurezza  economica per garantire  un futuro ai tuoi figli e non far loro mancare niente”.

Il racconto del nostro marittimo finisce qui mentre i figli reclamano il proprio papà, per passare queste poche ore che rimangono prima di partire. Lo salutiamo e ringraziamo, comprendendo cosa significhi essere marittimo e quali sacrifici si facciano per la famiglia. Gente che naviga per imparare un mestiere e spesso, troppo spesso, dimenticata.

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I commenti degli utenti
  • zaza giuseppe ha scritto il 30 dicembre 2016 alle 11:20 :

    dopo tanti anni in mare, oggi pensionato mi rimane solo un ricordo !! oggi posso dire con i tanti natale fatti lontano , oggi sono in un porto sicuro la mia famiglia!! solo un marittimoa puo’ capire!! Rispondi a zaza giuseppe

  • domenico mele ha scritto il 28 dicembre 2016 alle 20:27 :

    Sono daccordo su questo articolo.Vi scrive un marittimo attualmente imbarcato non potete immaginare cosa si prova a lasciare tutto fare la valigia e` partire.Solo chi fa questo mestiere puo` capire le parole di questo articolo.Questo articolo rispecchia le vere sensazioni di un marittimo prima di partire quando e a bordo quando si ritorna a casa.Un complimento a chi ha scritto questo articolo perche` non e` facile interpretare le sensazioni di un marittimo.MARITTIMO SIGNIFICA SACRIFICIO RICORDATELO SEMPRE !!! Rispondi a domenico mele

  • Adolfo Canichella ha scritto il 28 dicembre 2016 alle 13:12 :

    No. Non potete comprendere. Non capirete mai il dolore della partenza, la gioia del ritorno, l’emozione della lotta drammatica tra la scelta di continuare e quella di smettere. Non capirete mai l’eccezionalità delle nostre spose e dei nostri figli che sanno "sentire" la nostra presenza quando siamo lontani. Non capirete mai la nostra capacità de "esserci". Sempre e comunque. Non capirete mai quali e quanti siano i nostri sacrifici e la nostra capacità di affrontarli. ....con tutto il mio affetto alle persone che la votano in mare ed ai loro cari. Adolfo Canichella (marittimo in pensione) Rispondi a Adolfo Canichella

  • Francesco Scisciolo ha scritto il 28 dicembre 2016 alle 11:21 :

    L’ho fatto anch’io per un breve periodo quella vita li’.Ricordo una volta imbarcai su una nave dove la maggior parte dell’equipaggio era molfettese e tutti ma dico tutti mi dissero:Uaglio’ mo ka si giovn e fe’ancor a timp keng mstir,ka kess nen e’ vait.Ancora oggi quelle parole non le ho mai dimenticate e stimo tutti i marittimi per quello che fanno. Rispondi a Francesco Scisciolo

  • Veritiero ha scritto il 28 dicembre 2016 alle 10:14 :

    E’ vero. Molfetta rimane cmq una città di ex marittimi che riscontra nelle nuove generazioni scolasticamente più colte una enorme difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro, visto che Molfetta è carente di prospettive occupazionali diverse dalle solite. L’unico lavoro in questa città sembra essere il callcenter. Il commercio dov’è ? Rispondi a Veritiero

  • DE RUVO FRANCESCO ha scritto il 28 dicembre 2016 alle 06:33 :

    tutto vero!!! Rispondi a DE RUVO FRANCESCO