Molfetta - venerdì 03 febbraio 2017 Attualità

Storie senza tempo

Quando l'amore sbocciava in villa comunale...

Il giro dei maschi e quello delle femmine, le passeggiate al corso e le feste in casa. La faticaccia per rubare uno sguardo o conquistare il numero di telefono

La villa comunale nel secolo scorso © Luigi Gegè Gad Gadaleta
di Antonio Aiello

Per un giorno stacchiamoci dal social network e dai telefonini di ultima generazione e ritorniamo a più di venti anni fa quando l’unica tecnologia erano i primordiali telefonini.

Chi non ricorda i famosi “star Tac” della Motorola e il mitico 3310 della Nokia… Erano le due marche “status symbol” di una generazione che oggi viaggia intorno all’anta. Le tariffe non erano basate su minuti, sms e giga, la tariffa era una sola: 1950 lire dalle 6 alle 22 dal lunedì al venerdì e per il restante 400 lire inclusi i weekend.

Una generazione che viveva senza i gruppi di whatsapp che oggi ti organizzano la serata tra amici. I gruppi c’erano ma la serata si organizzava, anzi scusate, s’improvvisava.

Uscivi da casa con la speranza di incontrare qualcuno. Le “comitive” della nostra città si organizzavano in gruppetti, avevano un loro punto di ritrovo nel centralissimo corso Umberto, avete letto bene proprio il “mitico” corso, anche se per un breve periodo fine Ottanta inizio Novanta, in coincidenza con l’apertura al traffico del corso, ci fu una ”emigrazione” verso il viale.

Ognuno di questi gruppetti, anzi grupponi, formati da un minimo di venti persone a un massimo di quaranta che s’identificava con il punto di ritrovo (famoso era il gruppo della “Benetton” oppure quello di “Pierino”, quelli del Liceo) conquistava un punto del corso prendendo cosi il nome dell’esercizio commerciale nelle cui vicinanze si fermava.

Spesso durante la serata alcuni gruppetti si staccavano per passeggiare lungo il corso salendo e scendendo, incrociando amici di altre comitive e qui avvenivano le prime avvisaglie di “flirt visivi” tra ragazzi e ragazze che poi si trasformavano, nei giorni successivi, in “scambi culturali” tra le varie comitive.

In quell’occasione nascevano le “simpatie” tra un ragazzo e una ragazza o viceversa. Se questo avveniva al corso anche la villa comunale non si sottraeva al romantico scenario.

Mentre al corso le comitive erano miste qui, invece, erano quasi gruppi di soli ragazzi e ragazze. Nessun posto fisso stavolta, ma si girava lungo il suo perimetro, seguendo un codice ben preciso e non scritto: “i single” in compagnia di amici, percorrevano la villa in senso antiorario e le donne “single” in compagnia delle amiche del “cuore”, in senso orario.

Sotto l’ombra del monumento dei caduti nascevano quindi “amori” fai da te. Si proprio cosi, i due mondi durante la serata s’incrociavano e qui si decifrano gli sguardi, i movimenti e allora succedevano cose strane. Non fraintendete, eh, semplicemente si sfogliava la margherita.

“Vedi come mi ha guardato. Forse gli piaccio”, si domandavano le ragazze, mentre i ragazzi o giovani (fate voi) “sembra simpatica, mi piace – facevano – e chissà, se si è accorta di me”.

Iniziavano allora i tormentoni fra gli amici, che quello estivo di Rovazzi sembra quasi un insuccesso. Si passava a cercare certezze, si accorciavano i giri, trovando scorciatoie per incrociare nuovamente quella ragazza.

La risposta all’interessamento si aveva già la sera stessa. I segnali erano due: se davi fastidio, al terzo tentativo la ragazza con le sue amiche “spariva”; se invece, la reincrociavi per tutta la serata, si dava un significato a ogni piccolo gesto, anche se lei non si era accorta di te. Che “paranoie” si facevano agli amici.

Dopo qualche sera o dopo settimane si cercava l’approccio, la scusa era spesso la stessa per rompere il ghiaccio e tutto sommato funzionava: “Scusa, sei la sorella di ……” e la ragazza sorpresa subito rispondeva “no”. Da quel “no” si passava al saluto successivo.

Ne nascevano di amori così. E chissà quante di queste storie hanno avuto un seguito, speriamo molte.

Poi c’erano le feste organizzate rigorosamente in casa o nelle ville in periferia, molte volte, anche senza una ricorrenza, solo per il gusto di stare insieme.

Tempi magici: i ragazzi parlavano con le ragazze in disparte alla festa o in comitiva, e non si buttavano a gruppi di dieci sulla più sexy del reame.  Bisognava scoprirla e non cercarla su Facebook. C’erano le sudate per avere un numero di telefono e ti facevi mille paranoie.

Alla prima difficoltà non rinunciavi pensando "Tanto ce ne sono di più carine", ma si provava e riprovava fino a quando ti facevi realmente male. Aspettavi tutta la notte, con il tuo vecchio telefonino, una risposta che non arrivava mai perché non esisteva il “visualizzato” e pensavi "Magari non ha soldi", "Magari non è arrivato il messaggio".

C’erano le foto dei baci e dei momenti di tenerezza che stampavi e tenevi nel cassetto o nei libri e a volte le riguardavi un po’ e le custodivi gelosamente, senza postarle, in attesa dei “like” su Facebook.

Sappiamo bene quanto sia impossibile tornare a 20 anni fa. Eppure sarebbe bello. Anche solo fermarsi per un giorno, guardando il mondo senza i social network. Chissà, forse capiremmo che il romanticismo non è scomparso. In fondo è la nostra storia che parla per noi.

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6 Commenti
  • Onir ha scritto il 03 febbraio 2017 alle 10:29 :
    Penso che queste sane consuetudini, fossero prima dell’avvento dei cellulari. Mi dispiace contraddire lo scrivente, ma ha sbagliato di almeno 10 anni.
  • Bepi Maralfa ha scritto il 03 febbraio 2017 alle 11:19 :
    Bellissimo articolo
  • Fuffo ha scritto il 03 febbraio 2017 alle 11:23 :
    In questi anni tanto è cambiato. Si vive molto di apparenze. Se non hai la macchina grossa ed il portafoglio pieno, non vai da nessuna parte. Ora giù con le critiche al mio commento e lotta a chi vince il premio ’’ moralista da strapazzo’’
  • Isabella Minervini ha scritto il 03 febbraio 2017 alle 11:30 :
    Sarai nato dopo di noi perché la villa come punto di ritrovo dei ragazzi viene prima del corso Umberto 🙋
  • Fedele Altamura ha scritto il 03 febbraio 2017 alle 16:20 :
    Ti parli di 20 fa. Io vado ancora più indietro nel tempo, anni 70. Non c’ erano i telefonini e ci ritrovava in villa. Solo questo era il punto di ritrovo o partenza. Per chiamare gli amici e volte di facevano i giri e citofonarli. Ci si metteva d’accordo il giorno prima e se proprio di era alle strette.....Una telefonata. Buona serata.
  • Vincenzo Raguseo ha scritto il 06 febbraio 2017 alle 23:26 :
    Forse l’articolo fonde le abitudine degli anni ’70 con quelle dei 2 decenni successivi, ma è ben scritto e fortemente evocativo.
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