Racconti di passione

Un sabato santo da ricordare, 17 aprile 1954

Quando la processione della Pietà sfidò un cielo nefasto

Cultura
Molfetta mercoledì 14 marzo 2018
di Adriano Failli
Processione della Pietà
Processione della Pietà © n.c.

Il conto alla rovescia è di quelli importanti per i molfettesi, da tenere a mente strappando ad una ad una le pagine del calendario fino alle date cerchiate in rosso: quelle della Settimana Santa, periodo che rappresenta il fulcro della cultura popolare e religiosa molfettese. Eppure, anche quest'anno, il generale Inverno pare proprio non ne voglia sapere di ritirarsi, ma anzi sembra pronto a complicare la settimana più amata dalla città.

E' di questi giorni, la notizia che le prime giornate primaverili, coincidenti con la Pasqua, potrebbero essere sconvolte da un colpo di coda di Burian, che pare tornare ad abbattersi potentemente sulla penisola. Chissà se Molfetta sarà ancora una volta vittima delle nefaste previsioni, che potrebbero per l'ennesimo anno annientarsi sui giorni tanto attesi.

Non sarebbe la prima volta, a dire il vero, che un meteo così furioso impazzi sulla città nei giorni della passione, anzi, ormai il molfettese è abituato ad ogni cambio di programma. Negli ultimi anni, abbiamo spesso assistito allo slittamento di orario o di giorno di alcune processioni, con la processione dell'Addolorata spesso rinviata al giorno seguente o le processioni del venerdì e sabato santo posticipate o anticipate nel corso della giornata, o, peggio, spezzettate. Ma cosa accadeva quando era impossibile consultare siti internet ed essere costantemente aggiornati sulle condizioni meteorologiche? Le testimonianze di un passato lontano ci portano direttamente al 17 aprile del 1954, un sabato Santo nefasto, le cui agghiaccianti emozioni ci vengono tramandate dai preziosissimi racconti dello scrittore molfettese Orazio Panunzio.

E' notte, più precisamente sono le ore a cavallo tra il venerdì e il sabato Santo. La processione dei Misteri è terminata, in una giornata soleggiata e dal clima mite, in cui sarebbe impossibile preventivare alcun tipo di improvviso cambiamento meteorologico. Eppure, l'inatteso sta per accadere. Un gelo invernale cala sulla città e minacciose nuvole si abbattono su di essa, con piogge gelide e impetuose, accompagnate da chicchi di grandine e grondate di acquaneve.

Un così drastico cambiamento del cielo genera un clima di agitazione all'interno del Purgatorio, dove alle 23.30 è prevista l'uscita della processione della Pietà. Tra il bisbiglio dei confratelli, ad avanzare sono le voci dei più esperti che non intravedono alcun tipo di miglioramento delle condizioni meteo, ma anzi prevedono un peggiorare della bufera. E' impossibile alcun tipo di rinvio, l'unica alternativa sarebbe l'annullamento totale della processione, con il parere contrario dei più anziani che giammai nella loro vita avevano precedentemente avuto memoria di una così drastica decisione.

Si accusa il giorno diciassette, solitamente abbinato alla sfortuna, si accusa Maria Salomè, la nuova arrivata tra le statue di Cozzoli, che a differenza delle altre statue dello scultore, non aveva causato alcun problema in fase di costruzione, ma in quel momento pareva scatenare tutta la sua "ira". Eppure, alla fine, prevale la decisione di avventurarsi nella gelida notte. Ci si arma di coraggio e si parte. I bandisti infreddoliti a fatica portano gli strumenti alla bocca ed eseguono le struggenti marce, la croce viene portata contro il vento impetuoso dai confratelli e le statue dondolano sotto la pioggia battente, rischiando di essere pesantemente danneggiate da infiltrazioni di acqua. A metà del percorso, il vento soffia più forte, fino a sradicare la corona di spine dalla statua di Maria Cleofe, staccare violentemente gli orpelli dell'abito della Pietà, attorcigliare il velo del sudario attorno alla croce in precario equilibrio.

Il disgraziato spettacolo è visto da pochissimi superstiti confratelli, che tentano di ripararsi dal freddo e dalla bufera. Eppure, come ci descrive Orazio Panunzio, quella tragica e inquietante notte, non può non conservare in sé una bellezza struggente che tanto richiama le tragiche pagine bibliche. Un unicum racchiuso tra le pagine memorabili della nostra tradizione.

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