Sting sulla Banchina San Domenico di Molfetta
Manuela Rana
Non è frequente assistere a concerti di star internazionali qui al sud. Spesso bistrattato, assente nei calendari dei tour dei grandi.
Le cose però stanno cambiando. La fondazione Vincenzo Maria Valente, in collaborazione con il Comune di Molfetta, è da anni attiva nella ricerca di grandi artisti. E nella calda serata di giovedì 12 luglio, è stata la volta di Sting.
Molfetta è riuscita ad imporsi come sede del tour dell’artista, che quest’anno conta solo due date nella metà meridionale del Paese. Come ci si aspettava, ha attirato gente anche dai comuni limitrofi, animando la città del nord barese come forse non era mai successo. Il pubblico pagante ha potuto scegliere tra poltroncine e gradinate. Attorno, folla di fan e curiosi, assiepati nei pressi del duomo e lungo il braccio portuale, in modo da assistere anche da lontano al concerto della star.
Dentro lo spazio ricavato per il concerto, sulla banchina san Domenico, un palco poderoso, che ha richiesto due giorni di allestimento, è stato collocato vicino alla nuova sede della capitaneria di porto, fronteggiando il duomo. Grandi maxischermi trasmettevano le immagini riprese da due telecamere a terra, agevolando la visione a quanti assistevano da una posizione più arretrata.
La star è salita sul palco in jeans e t-shirt e le mani sul basso per regalare due ore di musica ed emozioni.
Ad accompagnarlo, la tastiera di Peter Sanious e la batteria di Vinnie Colaiuta. Strepitose le performance di Peter Tickell al violino elettrico e Dominic Miller alla chitarra; mentre la voce calda e sensuale di Jo Lowry ha fatto da controcanto a quella dell'ex Police.
Il repertorio proposto ha attinto da numerosi pezzi storici dell’artista: Fields of gold, Englishman in New York, Seven Days, Demolition man, Message in a bottle. Una esibizione coinvolgente: impossibile rimanere in silenzio di fronte a De do do do, de da da da, Heavy cloud no way, Shape of my heart. Brani celebri dell’artista che dimostrano una longevità insuperabile, realizzando ad ogni esibizione la magia della simbiosi tra sound e sentimento.
Alle prime note di Desert Rose il pubblico è balzato in piedi. Nessuno è riuscito a resistere alla sua atmosfera etnica, alla forza evocativa del deserto e l’ebbrezza del sogno. Molti hanno abbandonato il proprio posto, avvicinandosi al palco. La voce del pubblico ha continuato ad accompagnare quella della star sulle note di Every breath you take. Chiudendo con Fragile.
Immancabile la selva di telefoni cellulari, macchine fotografiche e videocamere. Si levavano dal basso per immortalare quel momento.
Un concerto storico per Molfetta, che le dà lustro e la annovera tra le piazze più ambite.