Bancarelle, luminarie, sagra a mare “scortata”, accampamenti. Le immagini della festa patronale di una città che fa festa mischiando sacro e profano
La "Fiera"
Il borgo durante la festa patronale della Madonna dei Martiri
Palma Salvemini
Il must quest’anno è stato uno strano arnese colorato. Metà scopa, metà mocio; dalla rivoluzionaria impugnatura che promette miracoli. Ne hanno fatto incetta in centinaia, e così le strade si sono riempite di uomini “lancia in resta” (senso di colpa per pulizie che delegheranno alle loro consorti?).
Chissà se qualcuno sarà venuta voglia di utilizzarlo seduta stante, in uno dei tanti luoghi utilizzati dagli ambulanti come vespasiano. I bagni chimici sono stati sistemati al molo Pennello, e così chi è rimasto in centro si è adattato: il Calvario e gli scalini del Comune i luoghi prescelti alla bisogna.
Ogni anno la festa patronale, per i molfettesi la “Fiera” – con buona pace della più celebre campionaria barese – regala colore e calore. Difficile separare il sacro dal profano: questa sagra si ama o si odia, nessuno comunque ne resta indifferente.
Sono tre giorni di invasione colorata, in cui l’animo del molfettese, refrattario alle regole, scopre il suo lato più wild. Parcheggia dove vuole, si premura di lasciare i segni di banchetti e degustazioni lungo il suo cammino. Guarda e passa oltre.
Ogni tanto qualcuno si desta e canta fuori dal coro. Ci si è indignati, quest’anno, per gli accampamenti nel borgo e in corso Umberto: questa l’accoglienza per chi vive degli acquisti del popolo dello struscio? Il Ser ha pensato ai loro bambini, finalmente una nota intonata.
Le sirene delle barche hanno invece fatto da tappeto sonoro alla sagra a mare. Quest’anno scortata da un battaglione di Carabinieri. Protagonisti dell’8 settembre i cosiddetti “festaioli”, che accompagnano con tuffi e suoni in vernacolo l’imbarco della Madonna, ebbri di felicità.
Ombre e luci, come sempre. Ombre rosse, come i geroglifici tracciati sui marciapiedi per delimitare i posteggi degli ambulanti («Tutto in regola?», si è chiesto il Liberatorio politico). E luci sfavillanti. Quelle delle luminarie, che per tre sere hanno fatto del borgo una piccola Las Vegas.