di La Redazione
E' molfettese una delle vittime del tragico incidente stradale che questa mattina intorno alle 5 ha causato tre morti sulla A14 Adriatica, a pochi chilometri dal casello di Poggio Imperiale.
Si tratta del caporal maggiore dell'Esercito Luigi Squeo, 27 anni, (nella foto) nato negli Stati Uniti ma residente a Molfetta.
Con lui sono morti il guidatore dell'auto, il tenente tranese Stefano Brocolini di 25 anni,a Trani (Bari), ed il sergente Carmine Genovese, 31enne di Valenzano.
I tre giovani militari, di stanza presso il Comando battaglione Ariete nella caserma di Maniago in provincia di Pordenone, erano rientrati soltanto ieri sera a Trieste da una missione in Libano.
Sono partiti, con la grande e comprensibile fretta di chi vuole riabbracciare la propria famiglia, a bordo di una Renault Scenic noleggiata nella serata di ieri.
Secondo una prima ricostruzione, forse per un colpo di sonno (le condizioni stradali e di visibilità erano buone), l'auto su cui viaggiavano i tre ha tamponato un camion fermo in piazzola di sosta.
Probabilmente mercoledì i funerali.
Con lui sono morti il guidatore dell'auto, il tenente tranese Stefano Brocolini di 25 anni,a Trani (Bari), ed il sergente Carmine Genovese, 31enne di Valenzano.
Il cordoglio delle Istituzioni: parlano il Sindaco Azzollini ed il Governatore Vendola
«Non esistono parole che in questo momento possono alleviare il dolore della famiglia».
Si esprime così il Sindaco Antonio Azzollini commentando la tragica morte del militare molfettese Luigi Squeo in un incidente sulla A14.
«È una tragedia che mai nessuno vorrebbe trovarsi a commentare. Il mio dolore è quello di una intera comunità che ha perso un giovanissimo militare sulla strada del ritorno verso la sua terra. Non esistono parole che in questo momento possono alleviare il dolore della famiglia».
Anche il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola esprime il cordoglio suo personale e a nome della Giunta per la tragica morte dei commilitoni di ritorno dalla missione di pace in Libano.
«Voglio esprimere – ha dichiarato Vendola – la mia vicinanza alle famiglie, ai conoscenti e ai colleghi dei soldati, colpiti da una così tragica fatalità durante un periodo di licenza che doveva invece essere di serenità e di ricongiungimento familiare».