di Rosanna Buzzerio
Si è tornato a parlare ieri nella popolare trasmissione televisiva mattutina di RaiUno, “Sabato e Domenica”, condotta da Franco Di Mare e Sonia Grey, della tragedia del “Francesco Padre”, il motopesca molfettese esploso il 4 novembre del 1994 in mare, durante una battuta di pesca.
In studio a fare il punto della situazione la corrispondente di Molfetta della Gazzetta del Mezzogiorno, Lucrezia d’Ambrosio, che insieme al conduttore ha ricostruito la vicenda e i suoi sviluppi.
Ricordiamo che è stata questa trasmissione a febbraio scorso a riaccendere i riflettori su “l’Ustica dell’Adriatico”, come l’ha definita Franco di Mare.
Eravamo presenti alla diretta dietro le quinte. Non poche le ansie prima della trasmissione; in quindici minuti Lucrezia doveva raccontare tutte le novità di questi mesi. Ma la novità più sorprendente arriva dalle parole di Agostino Pansini, fratello di una delle vittime, quando afferma nel servizio registrato a Molfetta sul porto, alcuni giorni fa, che l’allora comandante della Capitaneria di Porto di Molfetta, alla sua richiesta di informazioni gli ha risposto: «non posso parlare».
“In quel non posso parlare” si riaccendono tutte le speranze e la voglia della città di fare chiarezza su questa tragedia che rimane per Molfetta una ferita aperta per due motivi: uno perchè dopo quattordici anni il motopesca “Francesco Padre” e i suoi uomini non sono mai stati recuperati, sono ancora lì in fondo al mare; l’altro perché il nome di questi cinque marinai venne infangato all’indomani della tragedia, si sospettava che trasportassero armi o esplosivo, che non sono mai stati trovati.
L’inchiesta è stata archiviata.
Ma c’è di più. Così, come ha detto Lucrezia, ieri mattina in trasmissione rileggendo i documenti dell’epoca si scopre che l’avvocato difensore delle famiglie aveva chiesto alla Magistratura di provare a capire la dinamiche dell’incidente, quindi se si era trattato di una esplosione interna o esterna, utilizzando un motopesca gemello il “Vittoria III”, che doveva andare a disarmo. Non si è mai proceduto con questa verifica.
Inoltre, tra i tanti aspetti misteriosi di questa vicenda, ieri in trasmissione ne sono emersi altri che lasciano aperti ancora molti dubbi: perché non fu mai ascoltato il comandante del sommergibile “Tramontana”, che nel suo diario di bordo riporta di aver visto pescare con esplosivo in quella zona un peschereccio con gli alberi rossi (ma gli alberi della Francesco Padre non erano di quel colore)?
Perché non fu ascoltato il testimone oculare, un pescatore di Mola di Bari, il quale vide che l’esplosione era avvenuta nel salpamento delle reti? Ed infine, perché non è mai stato ascoltato il pilota che per primo aveva avvistato un bagliore in mare?
Ma la difesa a spada tratta dei cinque uomini di equipaggio che morirono con il “Francesco Padre” è fatta dagli stessi pescatori molfettesi, anche loro, oggi più di ieri, chiedono che venga fatta chiarezza su questa vicenda.
«Sono fiduciosa che questa volta si possa arrivare alla riapertura dell’inchiesta», sono state le prime parole che Lucrezia ha detto appena terminata la diretta con Franco Di Mare, «anche perché gli adulti di oggi all’epoca dei fatti erano ragazzi o poco più che adolescenti. Si tratta degli stessi adulti che stanno mobilitando la città con una raccolta di firme. Alle famiglie, oramai, dopo quattordici anni, non interessa più individuare il “responsabile” dell’esplosione, quanto dimostrare che i loro familiari erano completamente estranei a qualunque accusa mossa».