Dominio aragonese e spagnolo

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Mariella Nanna
A Giovanna II successe Alfonso, re d'Aragona, che nel 1420 la regina aveva adottato e designato come erede al trono. Alfonso fu un grande mecenate che promosse gli studi delle lettere e delle scienze. Nel 1445 confermò tutti i privilegi e le esenzioni concesse dalla regina e dai suoi predecessori. Alla sua morte, avvenuta nel 1458, gli successe il figlio Ferdinando, il quale riordinò il paese ed emanò nuove leggi. Istituì la carica di vicerè con funzioni delegate, che però si rivelò deleteria per il paese, in quanto i vicerè presero ad aumentare le tasse e ad imporne di nuove. Come riconoscimento per la fedeltà dimostrata dalla città, Ferdinando abolì qualsiasi imposta regia e nel 1474 inviò a Molfetta il suo ministro Francesco De Arenis con l'incarico di stabilire nel paese leggi più eque. Ferdinando morì nel 1494 e gli successe Federico, marito di Isabella del Balzo.

Nel 1507 la signoria di Molfetta passò a Giovanna I, vedova di Ferdinando I d'Aragona e sorella di Ferdinando il Cattolico; alla sua morte successe nel 1517 sua figlia Giovanna II, vedova di Ferdinando II d'Aragona, che morì nel 1518.

Nel 1522 Molfetta cessò di essere Città Regia e divenne Città Feudale, in quanto Carlo V, re di Spagna e di Napoli, vendette la città a don Ferrante di Capua, che divenne in tal modo duca e poi principe di Molfetta.

Furono questi gli anni in cui la città fu devastata da atroci lotte fra nobili e popolani. Durante la guerra tra Francia e Spagna un certo Antonio Bove insinuò tra i popolani il sospetto che i nobili volessero consegnare la città ai Francesi. I popolani allora decisero di assalire i nobili nei locali della Dogana, dove questi erano soliti riunirsi. I nobili riuscirono a salvarsi per l'intervento di alcuni popolani che, accorsi sul posto, sbaragliarono gli assalitori. I nobili affidarono ad uno di loro, Diomede Lepore, il compito di punire i popolani. Ne nacque un duro scontro fra fazioni, da cui Lepore uscì vittorioso. Il ministro di guerra di Carlo V mandò a Molfetta un rinforzo militare. I nobili chiesero protezione al principe di Melfi Sergianni Caracciolo, alleato dei Francesi, che si trovava a Barletta insieme all'armata veneziana. Questi decise di assalire la città per via terra e per via mare: ci fu una lotta sanguinosa, durante la quale furono uccisi due comandanti, Ettore Carafa e il barone di Macchia. Esemplare fu la punizione inflitta ai molfettesi per queste uccisioni: la città fu saccheggiata per tre giorni, dal 18 al 20 luglio 1529.

Nel 1531 Molfetta passò dal dominio dei di Capua a quello dei Gonzaga, in quanto Isabella di Capua, figlia di Ferrante e sposa del principe Ferdinando Gonzaga, portò in dote il feudo di Molfetta. I Gonzaga esercitarono sui molfettesi ingenti pressioni tributarie istituendo nuove imposte e causando grande povertà e miseria nel paese. A Ferdinando, morto nel 1557, successe Cesare Gonzaga, il quale attuò un progetto di ricostruzione della città dopo il sacco del 1529. Furono costruite nuove mura per la difesa della città: esse partivano dall'attuale piazza Municipio, passavano per via Sergio Pansini e scendevano vicino alla chiesa di S. Domenico. In città si entrava attraverso quattro porte: Porticella, S. Angelo, Piscina Comune, S. Domenico. Nel 1548 fecero ritorno da Venezia i nobili molfettesi che là si erano rifugiati per sfuggire all'ira popolare dopo il sacco del 1529. Essi, tramite Cesare Gonzaga, chiesero che il vicerè Granvela affidasse a Orazio Granuccio, giudice di Barletta, l'incarico di stilare un nuovo statuto per Molfetta sul modello di quelli di Bitonto e di Cosenza. Lo statuto, emanato nel 1574, stabiliva che il numero dei consiglieri comunali fosse ridotto da 36 a 24 (12 del ceto nobile e 12 del ceto popolare) e che le elezioni comunali si tenessero ogni anno nel mese di agosto. I nobili non riuscirono ad assicurarsi un posto di riguardo durante le sedute dell'Università, in quanto lo statuto imponeva loro di sedere senza alcuna distinzione accanto ai popolani e non fu concessa loro alcuna precedenza nelle operazioni di voto.

Nel 1640 i Gonzaga vendettero il feudo di Molfetta alla famiglia Doria di Genova, mantenendo per sé il titolo di principi. Poi, attraverso il matrimonio di Isabella Doria con Luca Spinola, Molfetta passò nel 1643 alla famiglia Spinola.

Intanto si assisteva in quegli anni alla decadenza della Spagna, iniziata con Filippo III e proseguita con Filippo IV e Carlo II. Con quest'ultimo si estinse il ramo spagnolo della casa asburgica. Luigi XIV impose l'elezione del nipote Filippo di Borbone, che prese il nome di Filippo V. Con il trattato di Utrecht del 1714, che pose fine alla guerra tra Filippo V e gli stati d'Europa, il Regno di Napoli cessò di essere dominio spagnolo e divenne dominio austriaco.

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