Dominio francese e restaurazione austriaca

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Mariella Nanna
Nel 1799, dopo la caduta di Andria, alla notizia che le truppe francesi si avvicinavano a Molfetta, una delegazione di cittadini guidati dal vescovo Antonucci, si recò a Barletta per fare atto di sottomissione al generale francese Broussier. Dopo la caduta di Trani, Broussier e Carafa con la cavalleria s'insediarono a Molfetta. Sul porto fu piantato l'albero della libertà. Dopo alcuni giorni i francesi partirono lasciando un presidio di 30 soldati, dopo aver istituito la guardia civica. In città fu instaurato il governo repubblicano, che si chiamò municipalità, costituito da un presidente e due municipalisti che venivano eletti ogni mese.

Dopo la caduta di Altamura giunse notizia a Molfetta che nel porto di Bari erano entrate navi russe per liberare il litorale dalle truppe francesi e ristabilire la monarchia. A tale notizia il popolo spiantò l'albero della libertà ed elevò la bandiera borbonica. Una delegazione di molfettesi si recò a fare atto di sottomissione al cardinale Ruffo che avanzava dalla Calabria per la restaurazione del regno borbonico.

Nel 1802 Ferdinando IV per ragioni politiche cedette in pegno alla Francia le città marittime della Puglia, che furono occupate da 15.000 soldati. A Molfetta si stabilirono 1.000 soldati al comando del generale Peira. Questa situazione andò avanti per tre anni fra continue angherie e soprusi da parte degli occupanti. Quando le truppe francesi per ordine di Napoleone cominciarono ad invadere il regno di Napoli, Ferdinando IV si rifugiò a Palermo. I francesi, entrati a Napoli, vi stabilirono un governo militare con a capo Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, col titolo di re di Napoli e di Sicilia. A Molfetta, dove si era insediato un battaglione di soldati, furono abrogate le leggi borboniche e promulgate nuove leggi civili, penali e commerciali e furono incrementate le tasse. Con l'elezione di Giuseppe Bonaparte a re di Spagna nel 1808, il Regno di Napoli passò al cognato, il generale Gioacchino Murat. Questi promulgò altre leggi, ordinò la leva militare annuale, riformò il catasto fondiario, revisionò i contratti di locazione e di vendita allo scopo di aumentare il carico contributivo. Con la soppressione degli ordini religiosi, i beni immobili di questi furono venduti insieme ai beni mobili delle chiese. Nel 1810 fu costruito l'attuale palazzo di città sull'area dell'antico castello abbattuto nel 1416. Dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo del 1815 e quella di Murat nello stesso anno, Ferdinando IV, aiutato dalle truppe austriache, riconquistò il Regno di Napoli assumendo il nome di Ferdinando I, Re delle due Sicilie. Contro il governo assoluto e dispotico dei Borboni si formarono in tutta Italia le società carbonare. Quella di Molfetta si chiamava “I figli di Scevola” e contava, nel 1820, 297 affiliati. “Gran maestro” della società era Giovanni Cozzoli.

Pressato dalla carboneria napoletana, Ferdinando I elargì nel 1820 la Costituzione, accolta con gran gioia dalla popolazione. Furono convocati i comizi elettorali nel regno e l'arciprete molfettese Giuseppe Maria Giovene fu eletto deputato al parlamento napoletano.

Morto nel 1825 Ferdinando I, gli successe Francesco I, che aveva avuto come precettore il molfettese Giuseppe Saverio Poli. Nel 1830 gli successe il figlio Ferdinando II. Questi, a seguito dei moti insurrezionali del 1847, concesse nell'anno successivo la Costituzione e pubblicò la legge elettorale politica. Per il mantenimento dell'ordine pubblico fu istituita nel Regno di Napoli la Guardia Nazionale e a Molfetta si costituì un battaglione sotto il comando di Giovanni Cozzoli. Nuovi moti si ebbero nel 1848 quando il re ritirò la costituzione. Fu mandato in Puglia il generale Colonna per soffocare ogni sentimento di libertà e per eliminare elementi cospiratori. Quando Colonna ordinò lo scioglimento della Guardia Nazionale e la consegna delle armi custodite da privati, gli affiliati alla Carboneria fuggirono da Molfetta e Cozzoli si rifugiò a Marsiglia.

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