Dall’unità d’Italia ai nostri giorni

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Mariella Nanna
Nell'ottobre del 1860 si tenne in piazza Municipio il plebiscito per l'annessione del Regno delle due Sicilie al governo di Vittorio Emanuele II. Prevalsero i voti favorevoli, che decretarono la fine del governo borbonico. Dopo l'unità d'Italia a Molfetta si registrò una ripresa della vita economica: se all'inizio del XIX secolo l'unica industria sviluppata era quella delle tele e cotonine, nel 1862 si contavano tre mulini; la popolazione molfettese era quasi raddoppiata passando dai 14.000 del 1800 ai circa 26.000 abitanti del 1860, mentre conobbero un notevole incremento la produzione dell'olio e quella del vino. La libera iniziativa favorì il progresso economico-commerciale della città, che andava sempre più affermandosi come città marinara e industriale. Nel 1900 Molfetta contava una popolazione di 40.000 abitanti e un complesso industriale composto da 6 mulini a vapore, 9 pastifici, 1 oleificio, 1 laterificio, una flottiglia che dava lavoro a 2.000 marinai e un cantiere in cui erano impiegati 300 maestri d'ascia.

Molfetta partecipò attivamente alla Prima Guerra Mondiale, offrendo alla patria il sacrificio di 500 concittadini, tra cui quello del maggiore Domenico Picca. Dopo alcuni mesi dall'inizio della guerra, la città subì un cannoneggiamento da parte di una unità della marina austriaca e successivamente subì un attacco aereo, che produsse alcune vittime fra la popolazione civile.

Risale al 1926 l'avvio della motorizzazione della flottiglia da pesca e al 1930 la costruzione del mercato ittico all'ingrosso.

Molti motopescherecci furono requisiti durante la Seconda Guerra Mondiale e adibiti ad operazioni militari. I marinai molfettesi diedero il loro valoroso contributo alla causa della patria durante la Seconda Guerra Mondiale insieme ai caduti dell'esercito e dell'aviazione. Il settore dell'industria e quello del commercio subirono un duro arresto dopo le vicende belliche. Tuttavia l'espansione demografica proseguì soprattutto per l'emigrazione oceanica. Fu grazie ai contributi degli emigrati molfettesi in America che fu possibile costruire nel secondo dopoguerra nuovi quartieri che ampliarono notevolmente la città. Verso la metà degli anni Sessanta il porto di Molfetta era ai primi posti per la produzione ittica; la sua flotta peschereccia rappresentava il 70% di quella della provincia di Bari e l'8% di tutto il naviglio peschereccio italiano.

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