L’invasione colorata dei pappagalli

Avete mai alzato gli occhi al cielo in una giornata particolarmente serena? Come non accorgersi degli stormi di una strana sfumatura verde-azzurrina?

Attualità
Molfetta venerdì 21 aprile 2006
di Lorenzo Pisani
Myiopsitta monachus
Myiopsitta monachus © n.c.

Molfetta città della Pace, Molfetta città dei fossi, Molfetta città della moda,addirittura qualcuno per giustificare l’apertura festiva degli esercizi commerciali si è inventato”Molfetta città turistica”.

Ma qualcuno sa che Molfetta è conosciuta tra gli esperti come la città dei pappagalli?

Sì,”l’imputato” è proprio lui,il Myiopsitta monachus,meglio conosciuto come Pappagallo monaco e sta letteralmente invadendo l’abitato cittadino e quello dei paesi limitrofi.

Avete mai alzato gli occhi al cielo in una giornata particolarmente serena? Come non accorgersi degli stormi di una strana sfumatura verde-azzurrina,e se si è proprio distratti,allora come non avvertire un continuo gracchiare che mette a dura prova la pazienza di molti residenti?

Questi simpatici e chiassosi volatili hanno fatto la loro prima comparsa in zona a partire dall’84,quando una coppia di pappagalli,scappata dall’abitazione di un privato si è stanziata sugli alberi di eucalipto nella piazzetta “Madonna delle Rose", costruendo un nido multifamigliare meta di vere e proprie osservazioni di curiosi, appassionati e anche docenti dell’Università di Bari che citano Molfetta come uno dei casi nazionali di inurbamento di specie tropicali.

Da qui si sono diffusi nella zona circostante favoriti dalla presenza della stessa specie arborea e dall'aumento della temperatura. Negli ultimi due anni la colonia è aumentata a dismisura tanto da oltrepassare la ferrovia e stabilizzarsi in pieno centro abitato,fino a giungere nei comuni di Giovinazzo e Terlizzi.

In contemporanea si è assistito al passaggio agli alberi di pino che,con le chiome più folte,offrono un riparo abbastanza sicuro e,successivamente,sui cedri e sulle palme.

Le dimensioni del Pappagallo monaco sono di circa 29 cm, con struttura poco slanciata,presenta le parti superiori verdi o azzurre con sfumature blu,fronte e petto grigio-brunastro,le parti inferiori e sotto coda verde-giallastro,zampe grigie,ali lunghe e becco voluminoso e bruno. E’ un animale longevo, monogamo, fedele per tutta la vita e depone da uno a dieci uova che cova dai 18 ai 30 giorni. Vive in coppia o in branchi e ogni volta che va in cerca di cibo non si sposta mai da solo,solo così riesce a spaventare rapaci predatori come aquile e poiane.

Si arrampica sui tronchi e sui rami, servendosi delle zampe con dita prensili e del becco adunco. Per evitare di essere attaccato, costruisce sugli alberi più alti nidi molto voluminosi con rametti, stecchi ed altro materiale vegetale.

Ci troviamo solo di fronte ad un simpatica nota di colore? Non proprio a dire il vero. Indubbiamente agli occhi dei più la presenza di pappagalli conferisce un tocco esotico alla nostra fauna locale ma rappresenta un chiaro esempio di come da un lato il clima e dall’altro la crescente tendenza di allevare specie tropicali,sta modificando un determinato equilibrio naturale faticosamente realizzatosi.

I pappagalli stanno soppiantando  le specie autoctone quali passeri,cardellini,tortore essendo più aggressivi e letteralmente voraci di frutta, semi, gemme che afferrano con la loro lingua spessa e muscolosa,oltre a creare problemi nel centro abitato per il loro caratteristico verso. 

Che fare allora? Dichiarare guerra e sterminare i simpatici e buffi pappagallini colorati come ha proposto qualche contadino comicamente assalito in campagna da uno stormo mentre cercava di difendere i suoi mandorli? 

Nessuno con un minimo di rispetto per l’ambiente pensa a questo,ma lo studio di questo evento inusuale può essere utile agli esperti che valutano l’impatto delle variazioni ambientali nei Paesi mediterranei.

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I commenti degli utenti
  • Gioporc ha scritto il 14 aprile 2008 alle 21:47 :

    specificherei...il becco del parrocchetto monaco è arancione-giallastro,testimone ne è la foto.è il parrocchetto del senegal ad avere il becco bruno.a prescindere da questo,spero seriamente che non si provveda in alcun modo alla comparsa dei parrocchetti a molfetta,e che non esca fuori nessun altro"comitato di quartiere della madonna delle rose": meglio loro con il loro gracchiare e i cui i bisogni li fanno vicino al nido che i palumbi con il loro scagazzare per la città :) viva i parrocchetti Rispondi a Gioporc

    AMATO ha scritto il 28 gennaio 2018 alle 20:17 :

    Gli animali copiano il comportamento degli abitanti del posto " L'IGNORANZA FA PADRONANZA " poche parole da buon intenditore....... Rispondi a AMATO