«Ceffoni» e vetriolo sul torrino vista duomo

Ancora polemiche per i lavori allo stabile sulla banchina Seminario. Al Liberatorio Politico replica l'avvocato Rocco Nanna

Attualità
Molfetta venerdì 18 febbraio 2011
di La Redazione
© MolfettaLive.it

Sul blog del Liberatorio Politico da giorni impazza la polemica su alcuni lavori realizzati su un immobile nel centro storico. Non uno qualsiasi, anzi. Lo stabile si trova a ridosso del Duomo Vecchio, il simbolo di Molfetta.

Sequestri e dissequestri, a partire dal novembre 2009. Nell'occhio del ciclone l'abbattimento di parte della facciata di una vecchia sopraelevazione, poi la costruzione di un vano scala. La vicenda è poi finita al Tar, chiamato a dirimere la controversia tra il Comune di Molfetta - che aveva bloccato i lavori - e la proprietaria dell'immobile, l'avvocato Annalisa Nanna.

Adesso è il movimento civico di Matteo d'Ingeo a riaccendere i riflettori su quello che tutti ormai chiamano genericamente "torrino" del duomo. «A pensarci bene - afferma il coordinatore - il linguaggio usato dalla stampa locale, e dai diretti interessati, nel presentare la vicenda ha generato equivoci e confusione nell’opinione pubblica. Tutti hanno confuso il “torrino” del vano scala con il “torrino”, ex superfetazione o vano tecnico, esistente sul lastrico solare, e quando nel linguaggio giornalistico fuorviante si parlava di torrino abusivo, torrino bocciato o torrino concesso tutti hanno pensato a quel vano con finestrella che almeno le ultime quattro generazioni di molfettesi sono state abituate a vedere accanto a quella semplice e maestosa facciata del duomo».

«Quella costruzione sul lastrico solare adiacente al duomo, pur nella sua bruttura non ci ha mai infastidito perché era entrata ormai nello skyline della banchina Seminario tra il duomo e il Palazzo Dogana». Adesso, continua il Liberatorio, quello skyline è cambiato.

«“Ceffoni a mano aperta”. Così l’avv. Rocco Nanna, l’estate scorsa, chiamava le sentenze del Tar Puglia emesse a sfavore del Comune di Molfetta, in materia di edilizia». Metafora presa a prestito da d'Ingeo per sottolineare i soi dubbi.

«Non vogliamo entrare nel merito dei procedimenti amministrativi - precisa però il comunicato - perché se si è arrivati davanti ai Tribunali vuol dire che ci troviamo di fronte a situazioni straordinarie». A essere criticata è la scelta di modificare il prospetto: «Pertanto chiediamo alla famiglia Nanna: perché ha voluto tutto questo?». «Oggi purtroppo si percepisce anche il “torrino del torrino”, ovvero la vecchia superfetazione è diventata più alta e più corta, e sul lastrico solare c’è un “torrino scala” che copre una finestra della cupola del duomo».

«Le vecchie foto e quelle aeree ci testimoniano che non sono mai esistiti né il torrino del vano scala e né il terrazzino», conclude d'Ingeo, che chiede di conoscere «Il vero responsabile di questa storia» e invita il comune «a rivedere anche i regolamenti edilizi».

E non si è fatta attendere la replica dell'avvocato Rocco Nanna che, in un comunicato a sua firma, si presenta come «presidente del Comitato di liberazione comunale, di recentissima costituzione per l’allontanamento dalla città del sindaco e del proprio responsabile del settore Territorio».

Il legale molfettese respinge al mittente le accuse, bollando come «generiche» le affermazioni del coordinatore del Liberatorio. «Il politico “Liberatorio“, insomma, ha lanciato la pietra nello stagno nascondendo subito la propria mano sinistra», afferma Nanna, secondo cui non sarebbero state spiegate «in cosa consisterebbero le presunte violazioni edilizie del torrino».

«Ecco - prosegue Nanna -, per appagare la curiosità del Liberatorio, porto ad edificazione di costui il nome del vero responsabile di questa “storia”, che sono proprio io, come si evince dalla sottoscrizione di questa nota, avendo fortemente voluto il recupero di un immobile che, come forse egli non sa, nel sec. XVII era destinato a prigione della curia vescovile, dove venivano rinchiuse e fustigate, giornalmente, le “streghe”». L'immobile, all'epoca, era privo della sopraelevazione («peraltro pericolante proprio sul duomo» afferma l'avvocato), «ma c’era soltanto l’edificio cinquecentesco col suo bellissimo muretto di prospetto, che è stato interamente recuperato dall’avv. Nanna, mercè l’arretramento della lordura pericolante, con conseguente perdita di cubatura del vano mansarda-superfetazione».

«Un vero e proprio dono alla città!», esclama Nanna, che annuncia querele e precisa che «tutte le opere eseguite nell’immobile, reiteratamente e strumentalmente incriminate, sono corazzate da autorizzazioni degli enti preposti (id est Comune di Molfetta – Genio Civile – Soprintendenza), come verificato periodicamente - in anni tre circa - dal Tribunale di Trani – dalla Procura della Repubblica – dal Tar Puglia, dai Carabinieri, dalla Polizia Edilizia, dai Finanzieri».

«Il Tribunale del Riesame di Trani (presieduto proprio dal sig. Presidente del Tribunale dott. Bortone), infatti, ha rimarcato - nel dicembre 2009 - che nemmeno a livello indiziario esistono abusi edilizi; la Procura della Repubblica, reiteratamente sollecitata con istanze di sequestri - continua il comunicato -, ha chiesto e ottenuto dal gip l’archiviazione - in data 12.6.2010 - per manifesta infondatezza della notitia criminis».

Nell'elenco dei provvedimenti giudiziari citati, anche quelli della terza sezione del Tar Puglia, che ha sospeso le ordinanze comunali. Anche in questo caso, Nanna annuncia azioni giudiziarie.

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