Appello Bufi, udienza rinviata al 12 gennaio

Slitta per incompatiblità l'avvio del nuovo processo a carico di Marino Domenico Bindi, accusato dell'omocidio della 23enne nel 1992

Cronaca
Molfetta sabato 03 dicembre 2011
di La Redazione
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E’ slittata per ragioni “tecniche” la prima udienza in Assise d'Appello del processo per l’omicidio di Annamaria Bufi, uccisa a Molfetta il 3 febbraio 1992.

Si è tornati in Appello dopo la sentenza dello scorso 20 aprile con cui la Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha annullato la pronuncia assolutoria emessa nei confronti dell’unico imputato del delitto, Marino Domenico Bindi. L'insegnante di educazione fisica che con la ragazza aveva una relazione amorosa iniziata diversi anni prima dell’omicidio, quando la ragazza aveva 15 anni.

In primo e secondo grado Bindi fu assolto in quanto le prove non furono considerate sufficienti a pronunziare nei suoi confronti la condanna alla pena di 24 anni di reclusione richiesta dai pubblici ministeri. Ma la corte suprema, con la sentenza del 20 aprile, ha “bocciato” il metodo di valutazione della prova da parte dei primi giudici rimettendo gli atti, per un nuovo giudizio, dinanzi alla Corte di Assise d’Appello di Bari.

Il 1 dicembre era fissata l’udienza davanti alla corte barese, presieduta dal giudice Giulia Pavese, la quale nel 1996, all’epoca della seconda riapertura delle indagini su Bindi, dispose le intercettazioni telefoniche sulle utenze dell’allora indagato. Dopo tali intercettazioni l’indagine fu chiusa per essere poi nuovamente riaperta nel 2001, anno in cui si procedette all’ascolto di quattro testimoni “chiave” con le forme dell’incidente probatorio (che prevede un'audizione videoripresa in aula e con valore di prova). Interrogatori cui la dott.ssa Pavese non potette tuttavia presenziare in quanto firmataria di quel decreto con il quale erano state disposte le intercettazioni telefoniche su Bindi.

L’articolo 34 del codice di procedura penale, infatti, dispone che il giudice che ha svolto le funzioni di gip (giudice per le indagini preliminari) non possa poi partecipare al processo vero e proprio. Quando la dott.ssa Pavese si vide assegnare il fascicolo degli incidenti probatori fece correttamente presente, con nota a sua firma dell’anno 2001, di essere incompatibile con la celebrazione del prosieguo del processo.

Il caso ha voluto che la stessa Pavese fosse nominata presidente della corte anche dopo la trasmissione degli atti da Roma a Bari, a seguito dell’annullamento della cassazione.

Appena iniziata l’udienza del primo dicembre, il giudice si è limitato a dare atto della propria incompatibilità a presiedere il collegio giudicante, altro non potendo fare che rimarcare l’opportunità di una nuova astensione.

L’udienza è stata così aggiornata al 12 gennaio 2012, in attesa della nomina del nuovo presidente di corte.
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