«Un comitato d’affari gestiva l’edilizia». Molfetta sotto choc per l’operazione “Mani sulla città”

Inquietante lo spaccato emerso dalle indagini condotte dal Corpo forestale. Smantellato lo studio tecnico “A&D”. Nove arresti: c’è Rocco Altomare. Il procuratore capo Capristo: «È finito un monopolio»

Cronaca
Molfetta giovedì 23 giugno 2011
di Lorenzo Pisani
© MolfettaLive.it

Nel 1963 un regista cui l’Italia sarà sempre debitrice, Francesco Rosi, girò una pellicola destinata a entrare nella storia non solo del mondo della celluloide. “Le mani sulla città” sbatté in faccia a tutti le immagini di un paesaggio inondato dal cemento, distrutto dalla speculazione.

Il titolo di quel film oggi è il nome di un’operazione destinata a entrare nella storia di Molfetta. All’alba, oltre 60 uomini del Corpo forestale dello Stato provenienti da tutta la regione hanno condotto una serie di arresti e sequestri che la dice lunga sul presunto «sistema» svelato nella mattinata dal procuratore capo di Trani, Carlo Maria Capristo.

Rocco Altomare, 58 anni, capo del Settore Territorio, trascorrerà la notte in carcere. È giunto a Trani nel pomeriggio, dopo la mattinata trascorsa in ospedale per un malore a seguito dell’arresto. Suo figlio Corrado. 30 anni, è giunto, sempre nel pomeriggio, a Napoli da Barcellona, dove si trovava al momento dell’emissione della misura cautelare del gip Roberto Oliveri Del Castillo, ed è ai domiciliari.

Donato Altomare, 60 anni, fratello di Rocco, è l’altro arresto eccellente. Sono finiti ai domiciliari anche Giambattista del Rosso (53), Nicolò De Simine (37), Alessandro de Robertis (29), Marta De Giglio (32), Gaetano Di Mola (30), tutti professionisti dello studio tecnico A&D, una srl di cui sono state sequestrate anche le quote. Ai domiciliari anche un nome storico dell’edilizia molfettese, il costruttore Mauro Spadavecchia (81).

Cinquantuno gli altri indagati.

L’accusa mossa dalla procura è da choc. Gli arrestati sono accusati di «aver messo in piedi un comitato d’affari per la gestione dell’edilizia, cappeggiato dal dirigente del Settore Territorio», come spiegato dal procuratore capo Capristo. «Uno spaccato amaro del comune di Molfetta».

Chiunque avesse voluto istruire una pratica edilizia – hanno ricostruito le indagini condotte a partire dal 2009 dal commissario della Forestale di Corato, Giuliano Palomba – avrebbe trovato nello studio di vico Fortunato una corsia preferenziale. Il meccanismo è stato illustrato dal sostituto procuratore Antonio Savasta: «Rocco Altomare dal momento della sua nomina (novembre 2006) non ha mai cessato la sua attività nello studio privato, anzi ha inserito suoi dipendenti nella macchina burocratica. Come l’architetto Del Rosso, messo nella commissione paesaggistica».

Come se non bastasse, ecco le minacce agli organi di controllo. Materializzate nei confronti degli agenti di Polizia municipale del settore edilizio. Pressioni, sottrazione di competenze, addirittura sanzioni. Il Comune contro il Comune: un quadro agghiacciante quello delineato dagli inquirenti.

E la Polizia municipale questa mattina per la prima volta – un’altra prima volta, qui a Molfetta – ha partecipato alla mega operazione. Sono stati posti i sigilli a una serie di fabbricati. Intere cooperative edilizie, i sottotetti e i portici (in seguito chiusi e trasformati in locali) del complesso edilizio Meral, due noti ristoranti, la Playa del Sol Village e lo Chalet del sole (con facoltà d'uso).

Spicca il sequestro dell’ex Hotel Tritone. Qui Savasta parla addirittura di «miracolo» compiuto da Altomare & Co. Sul Tritone, unico albergo in centro in una città che si fregia dell’appellativo di turistica, il piano regolatore imponeva un vincolo che ne rendeva impossibile la riconversione a uso abitativo. Una richiesta in tal proposito fu rigettata al vecchio proprietario dal precedente dirigente. La struttura fu poi venduta all’imprenditore Mauro Spadavecchia. Identica richiesta di riconversione, ma stavolta a Rocco Altomare. Adesso il Tritone non è più un albergo, ma un condominio quasi ultimato.

Gli artifici contestati non finiscono qui. Le immagini parlano di depositi agricoli trasformati in ristoranti e cisterne trasformate in villette. «In assenza di controlli bastava presentare una Dia (dichiarazione inizio lavori. ndr)», hanno illustrato i forestali, guidati questa mattina dal colonnello Giovanni Misceo.

Un presunto “sistema”, quello ipotizzato dalla procura, potentissimo. Finalizzato a indirizzare clienti in vico Fortunato. «I professionisti di Molfetta adesso possono tirare un sospiro di sollievo. È finito un monopolio», ha commentato Capristo.

Gli interventi contestati hanno preso la forma di vere e proprie lottizzazioni abusive. Hanno permesso di costruire in zone tutelate dal punto di vista paesaggistico e ad alta pericolosità idraulica, a ridosso delle lame, e quindi a elevato rischio idrogeologico in caso di precipitazioni. E spinto gli inquirenti a evocare il tragico ricordo dell’alluvione di Sarno: «Per scongiurare questo rischio sono allo studio correttivi».

«Interesse personale» è la terminologia utilizzata dal procuratore aggiunto Francesco Giannella. L’obiettivo del sodalizio, ripete, «era non solo quello di eliminare la concorrenza, ma di superare gli ostacoli di legge».

Tra le carte sequestrate, quelle del tanto discusso Piano dell’agro. Per Savasta «di fatto una sanatoria di varie illegittimità». «Lo stesso dirigente – hanno rimarcato i forestali - in palese situazione di incompatibilità ha favorito la destinazione di 30 ettari di proprietà della sua famiglia facendoli passare da suoli agricoli a suoli di portata edificatoria di tipo agrituristico e energetico».

Un conflitto di interessi grande come una casa, si direbbe. Ma la metafora oggi non fa sorridere nessuno.

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I commenti degli utenti
  • fabioiudy ha scritto il 24 giugno 2011 alle 21:58 :

    E chi ora si trova ad aver acquistato quelle case o villette? Chi paga i torti subiti? Chi paga i danni subiti? Rispondi a fabioiudy

  • millano1v ha scritto il 24 giugno 2011 alle 16:12 :

    scusate ma io ieri o fatto un commento su questa vicenda da normale cittadino di molfetta che non conteneva nassun infrazine perche non e stato pubblicato grazie Rispondi a millano1v

  • fascino ha scritto il 24 giugno 2011 alle 12:20 :

    Anche questa operazione finirà con un titolo di merito come tante altre...!! Rispondi a fascino

  • Massi ha scritto il 24 giugno 2011 alle 02:34 :

    Non immaginerete mai il disgusto che provo verso questi soggetti che hanno umiliato e calpestato la mia e la nostra città. Non meritiamo tutto questo. Un dispiegamento di forze simili mi ricorda l'"Operazione Primavera" e come quella, anche questa segna una data amara che passerà alla storia di Molfetta. Ora è il momento di non permettere che si ripetano vicende simili. Il mio ringraziamento a titolo personale nei riguardi di chi ha condotto le operazioni in maniera così lenta, paziente e meticolosa. Grazie sentitissimo! Molfettesi onesti non stiamo a guardare, da domani vorrei che in città ci fosse più partecipazione e non più rassegnazione. Rispondi a Massi

  • giubal ha scritto il 23 giugno 2011 alle 16:52 :

    Il titolo dell'articolo dice "Tutti i particolari". L'unico nome che ho trovato all'interno è "Hotel Tritone". E gli altri immobili sequestrati? E i nomi degli indagati? Mai articolo si mantenne tanto sul generico! Rispondi a giubal