Voto di scambio e minacce: assoluzione per Spadavecchia, dieci mesi per Brattoli

Si attendono le motivazioni della sentenza.

Cronaca
Molfetta mercoledì 09 luglio 2008
di La Redazione
© MolfettaLive.it
Si è conclusa alle 13.20 di ieri l’udienza del processo di primo grado “Spadavecchia - Brattoli”.

Nel procedimento il Pubblico Ministero Giuseppe Maralfa ha unificato due distinti fatti avvenuti in occasione delle Elezioni Amministrative del 2006.

Terminata la discussione delle parti si è dovuto attendere meno di venti minuti per la lettura della sentenza, pronunciata dal Giudice Monocratico Lorenzo Gadaleta.

L’assessore Vincenzo Spadavecchia, accusato di voto di scambio, è stato assolto con formula dubitativa - in passato denominata “insufficienza di prove”, ora “dubbio sulla prova” - perché il fatto non sussiste (in pratica il fatto reato non sussiste ma vi sono dubbi sulla prova piena); Cristofaro Brattoli, accusato invece di minacce, è stato condannato a dieci mesi di reclusione.

La seduta si era aperta con la discussione di Maralfa che ha illustrato i motivi alla base dell’unione dei due procedimenti. Dalle parole del PM viene fuori un quadro non certo esaltante della vita politica molfettese, dove dieci euro (il valore dei buoni benzina a cui si faceva riferimento nel caso di Spadavecchia) bastano per comprare un voto, dove il killer di un sindaco minaccia verbalmente un altro candidato sindaco a meno di due settimane dalle elezioni.

Non è un caso secondo il Pubblico Ministero che l’aggressione verbale abbia avuto come tema il ricordo di quel luogo, quella Piazza Paradiso frequentata all’epoca dell’omicidio Carnicella da personaggi noti alle Forze dell’ordine. Il fatto che poi sia avvenuta proprio lì dovrebbe innescare ulteriori riflessioni.

La richiesta dell’accusa è di dieci mesi di reclusione, cinque anni d’interdizione dai pubblici uffici e la trasmissione degli atti al Comune per un’eventuale indagine amministrativa nel caso di Spadavecchia; un anno di reclusione (il massimo della pena prevista in caso di minacce), non essendo stati provati ulteriori reati, per Brattoli.

Annamaria Caputo, avvocato di parte civile, sposa la tesi del Pubblico Ministero e sottolinea come il suo assistito Matteo d’Ingeo sia stato l’unico cittadino ed elettore molfettese ad essersi costituito parte civile ritenendosi danneggiato dalla condotta dei due imputati. Una sentenza di condanna sarebbe un monito per la cittadinanza tutta.

La pensano in modo diametralmente opposto gli avv. Giacomo Ragno e Michele Salvemini legali dell’assessore. La linea difensiva si basa su un fatto inequivocabilmente accertato: a fronte degli interrogatori in cui S.M. ha ammesso di aver acquistato per conto di Spadavecchia i 200 buoni benzina, non è stato portato in tribunale un solo cittadino che potesse testimoniare di aver ricevuto il buono in cambio del voto nelle consultazioni politiche.

Ragno ricostruisce la storia dei tagliandi citando numeri, date e luoghi: stando alle dichiarazioni del suo assistito rese a Maralfa durante l’interrogatorio, dei 200 buoni acquistati 50 sarebbero quelli da lui trattenuti, mentre la rimanente parte gli sarebbe stata rubata.
Di questi 150, 73 sono risultati spesi in varie parti d’Italia anche alcuni mesi dopo il voto, pertanto non ci sarebbe collegamento tra l’acquisto, la dazione e il voto.

Tiziano Tedeschi, legale di Brattoli, torna sull’accorpamento dei due differenti fatti di cronaca.
A suo avviso non ci sarebbero i presupposti per celebrare nello stesso processo voto di scambio e minacce, anche se avvenuti in concomitanza del medesimo appuntamento elettorale.
Riguardo all’ormai celebre frese rivolta a Lillino di Gioia: «Tu non puoi fare il sindaco! Ricordati di Piazza Paradiso, pezzo di merda», come dichiarato dal suo assistito si tratta di una legittima richiesta di colloquio da parte di un conoscente in cerca di lavoro, seppure in una forma volgare.

Il legale coglie l’occasione per dissentire dalla ricostruzione dell’omicidio Carnicella fornita da Maralfa in apertura di dibattimento, ponendo il seguente punto di domanda: «Se per di Gioia le minacce sarebbero state così gravi perché allora non ha denunciato l’accaduto? (Il processo è stato istruito, infatti, perché l’episodio è stato raccontato da altri politici – Nicola Angione e Davide de Palma, candidati all’epoca dei fatti rispettivamente per il movimento “Il riscatto della città” e il partito dei Comunisti Italiani - e non dal diretto interessato ndr)».

«Lo stesso di Gioia ha ammesso nella sua deposizione del 17 giugno che l’aggressione verbale del Brattoli non ha comportato conseguenze per la sua campagna elettorale. Se il fatto non fosse stato accomunato al voto di scambio si sarebbe potuto risolvere tutto dal Giudice di Pace; chiedo pertanto l’assoluzione per il mio assistito con formula piena» conclude.

Prima della lettura della sentenza c’è tempo per l’ultima schermaglia tra Maralfa e Ragno.
Il primo ricorda come durante l’interrogatorio Spadavecchia abbia cambiato versione dei fatti, ammettendo inizialmente di aver trattenuto per sé pochi buoni per poi passare a 50 e sostenendo di non poterne rintracciare i restanti 150 perché rubati dalla sua autovettura insieme ad una penna stilografica. Il fatto non fu mai denunciato alle Forze dell’ordine.

Il difensore ribadisce la sua linea difensiva: se non ci sono testimoni che attestino di aver ricevuto i buoni in cambio di un voto il fatto contestato non sussisterebbe. La sensazione è che sia la linea vincente.

Da lì a quindici minuti il giudice lo confermerà.
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I commenti degli utenti
  • Juventus31 ha scritto il 16 luglio 2008 alle 21:27 :

    La natura ci insegna: anche le mele marce cadono dall'albero...prima o poi!!! Rispondi a Juventus31

  • luizao_91 ha scritto il 12 luglio 2008 alle 22:58 :

    grazie molfetta ah ah Rispondi a luizao_91

  • 1nessuno100mila ha scritto il 09 luglio 2008 alle 14:39 :

    La legge NON è uguale per tutti Rispondi a 1nessuno100mila

  • harkonnen ha scritto il 09 luglio 2008 alle 11:01 :

    Tanto c'è l'indulto! Rispondi a harkonnen

  • theplayer ha scritto il 09 luglio 2008 alle 10:13 :

    Viva l'Italia. Rispondi a theplayer