Brattoli-Spadavecchia, le motivazioni della sentenza

La pena di dieci mesi, si legge ancora nelle motivazioni, è la somma dei sei (tentata violenza privata in sé) e quattro (recidiva).

Cronaca
Molfetta mercoledì 17 settembre 2008
di Pasquale Caputi
© MolfettaLive.it
Il giudice della sezione di Molfetta del Tribunale di Trani, dr Lorenzo Gadaleta, ha depositato le motivazioni della sentenza in merito al processo Spadavecchia-Brattoli. La sentenza, pubblicata l’8 luglio, aveva assolto Vincenzo Spadavecchia, Assessore allo Sport, perché il fatto non sussiste, mentre aveva condannato Cristofaro Brattoli alla pena di dieci mesi di reclusione.

In particolare Spadavecchia è stato assolto “per l’inadeguatezza della prova della sussistenza del fatto”, mentre Brattoli è stato condannato “per il delitto tentato di violenza privata”.

Il giudice Gadaleta parte dai alcuni dati di fatto per quanto concerne Spadavecchia: non è messo in dubbio che l’Assessore si procurò duecento buoni da 10 euro per il prelievo di gasolio lungo la rete distributiva dell’ENI, come non ci sono dubbi che la maggior parte di quelli (183) furono spesi per tale scopo.

Tuttavia, è la conclusione del giudice, questo “non integra la prospettata fattispecie criminosa ed è privo di robusta valenza indiziaria, necessaria per giungere alle conclusioni delineate dalla pubblica accusa”. L’impianto assolutorio poggia sul dato che si definisce “chiaramente carente nella specie” la “porzione cruciale del solco di prova”, vale a dire la dimostrazione della connessione tra Spadavecchia e gli elettori per la raccolta di consensi tramite l’uso dei buoni.

Secondo le motivazioni della sentenza non è configurabile neanche il tentativo di commettere l’atto: il tentativo avrebbe richiesto la concreta offesa o messa in pericolo della libertà del cittadino nell’esercizio del suo diritto di voto. Manca, però, si legge nella sentenza, “la dimostrazione della dazione o dell’offerta dei buoni ad uno o più elettori o del semplice tentativo di dare o offrire quella utilità”.

In poche parole l’assoluzione poggia sul fatto che, sebbene quei buoni fossero stati acquistati e utilizzati concretamente, c’è la possibilità che non siano stati offerti in cambio di voto. Lo stesso Spadavecchia, nel corso del dibattimento, aveva ammesso di aver acquistato i buoni, ma di averli dati a una decina di ragazzi “per farmi votare”. Successivamente aveva specificato che quel “farmi votare” non riguardasse quegli stessi ragazzi, ma terzi, in virtù del fatto che scopo della concessione dei buoni era la collaborazione per la campagna elettorale, non la promessa di voti.

L’accusa, dicono le motivazioni, non dimostra che sia stata lesa la libertà di voto.

A riguardo della condanna di Brattoli, il giudice Gadaleta trae spunto dal noto episodio dell’omicidio Carnicella, di cui l’imputato fu omicida nel 1992. Sulla scorta di quell’episodio è stata ponderata la condotta di Cristofaro Brattoli: ha minacciato Pasquale Di Gioia, all’epoca dei fatti (2006) candidato sindaco del centro-sinistra, rivolgendogli frasi irriguardose con lo scopo di intimorirlo, ricordandogli che erano a Piazza Paradiso.

Le motivazioni dicono chiaramente che la citazione da parte di Brattoli di Piazza Paradiso avesse una forte valenza intimidatoria in virtù del fatto che l’omicidio Carnicella ebbe la sua premessa proprio a Piazza Paradiso. Alla base dell’intimidazione, sottolinea il giudice Gadaleta, non ci fu la volontà di impedire a Di Gioia di candidarsi, ma il desiderio di essere ascoltato per la ricerca di lavoro.

La pena di dieci mesi, si legge ancora nelle motivazioni, è la somma dei sei (tentata violenza privata in sé) e quattro (recidiva).
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I commenti degli utenti
  • huenz ha scritto il 19 settembre 2008 alle 18:39 :

    che bello, tutti santi a Molfetta ................che bella città tutta gente onesta che lavora e chi non lavora va in vacanza per dieci mesi BELLOOOOOOOOOOOOOOOO ................... Rispondi a huenz

  • vivalaverita ha scritto il 17 settembre 2008 alle 17:19 :

    Ma li scontera???? Se affermativo dove a casa oppure in qualche albergo sulla riviera emiliana o ancora in riva ad una spiaggia dell'Isola d'Elba? Rispondi a vivalaverita