Centrosinistra, cantiere aperto

Come costruire un’alternativa ad Azzollini? Pd, Rifondazione e Sel venerdì hanno lanciato un appello a movimenti, associazioni e cittadini

Politica
Molfetta domenica 28 novembre 2010
di Lorenzo Pisani
© MolfettaLive.it

C'erano tutte le anime del centrosinistra venerdì nella Fabbrica di San Domenico di Molfetta. Da tempo, hanno ricordato i relatori Giovanni Abbattista, Beppe Zanna e Silvio Salvemini, si sentiva il bisogno di un incontro. Per riannodare quel filo spezzato una decina d’anni fa; in certi casi per tornare semplicemente a parlarsi.

Si è cominciato dal presente, dalla Molfetta di Azzollini. Un filmato a elencare ciò che non va in città: ambiente, territorio, paesaggio, degrado, ordine pubblico.

La storia recente delle bandiere rosse molfettesi è fatta di scismi e contrapposizioni. Tanti sono quelli che non si riconoscono nell’amministrazione attuale, ma da qui a camminare insieme il passaggio non è breve. Per questo, il minuto passato in silenzio prima che qualcuno prendesse parola è sembrato lungo, interminabile. A fine serata sarà invece difficile spegnere il microfono.

Partire dal basso, dalle idee dei cittadini o dall’alto, da un progetto di sviluppo? I presenti si sono confrontati (anche) su questo. Ciò che non sembra giocare a favore di una road map che ora si avvia, è la crisi interna al centrodestra nazionale. In caso di caduta di Berlusconi, a meno di una maggioranza alternativa (lo prevede la costituzione) si dovrà tornare alle urne. Questo potrebbe voler dire per Molfetta una nuova tornata elettorale, con il sindaco dimissionario per potersi ricandidare al Senato. E per il centrosinistra trovare in tutta fretta un candidato.

Se ne saprà di più il 14 dicembre, giorno del voto di fiducia. Intanto, sottotraccia, prosegue il lavorio dei partiti.

Questa volta – è questo il messaggio principe della serata – alleanze e programmi dovranno essere decisi da tutti. Ciò che accadde a Molfetta nel 1994. Anche allora ci fu un sistema che collassò, e la società civile prese il controllo. Poi la sconfitta.

Una volta entrata nella stanza dei bottoni (statisticamente quattro volte nell’ultimo secolo) la sinistra non è riuscita ad affermarsi come forza di governo. Perché? Compito degli eredi della tradizione salveminiana comprenderlo.

Le ricette sono tante. Assieme agli attivisti, hanno preso parola Matteo d’Ingeo, Guglielmo Minervini, Tommaso Minervini. E poi, Giuseppe Filannino, Vito Copertino.

Ci sono una moderna lettera a San Nicola, la voglia di riconoscersi eticamente l’un l’altro, il superamento del passato, il ritorno a occuparsi dei problemi quotidiani della gente nella sinistra che ciascuno vorrebbe. Ma anche la voglia di rompere gli schemi e tornare nelle strade, in piazza. Lì dove tutto è nato.

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