Ortofrutta, 210mila euro per tre gazebo. Rifondazione attacca Azzollini e il Liberatorio va in procura

Il partito di sinistra: «Spiegazioni o ci rivolgeremo alla Corte dei conti». D’Ingeo parla di «miracolo»

Politica
Molfetta domenica 28 agosto 2011
di Lorenzo Pisani
© MolfettaLive.it
Decine di migliaia di euro, 210mila per la precisione, per i gazebo destinati agli ex ambulanti, ora a “posto fisso”.

Lo stanziamento del Comune di Molfetta, che rientra nella realizzazione del cosiddetto “mercato diffuso” (per usare il termine dell’amministrazione comunale), non va già a Rifondazione comunista. Che fa un po’ di conti, a partire dal box “numero zero” sorto nella 167.

Nel frattempo, sui chioschi si abbatte anche una denuncia. A firma del Liberatorio politico e presentata nei giorni scorsi in procura.

Tutto ha inizio nell’8 giugno dello scorso anno, con l’operazione “Piazza pulita” disposta dalla procura di Trani. Sigilli dei Carabinieri a 29 postazioni in tutta la città che mettono fine a polemiche su una situazione per molti sinonimo di degrado sociale e commerciale. Il piano del commercio arriva a ottobre, dopo un’estate rovente condita da un secondo blitz (con altri sequestri e arresti) e minacce al comandante della Polizia municipale. La novità assoluta è la costruzione, a spese del Comune, di box in legno lamellare da destinare agli ambulanti.

Il prototipo, sperimentale, viene aperto nel marzo 2011 in via Papa Montini, nei pressi del PalaPoli. Stanziati per l’occasione 21mila euro. A questi si aggiungono 19mila euro per «opere murarie propedeutiche alla realizzazione del chiosco» e 25mila euro per adeguamenti decisi, si legge nella determina del settore Territorio, «a seguito di incontri intercorsi tra questa Amministrazione ed i rappresentanti di categoria».

Ad aprile, dunque, il costo del gazebo “numero zero” era già lievitato a circa 65mila euro. Ma sarebbe stato destinato salire. A giugno un’altra spesa aggiuntiva, quella di tre tende da sole a righe bianco-pompelmo, per altri 4.500 euro. Alla fine il prototipo è costato alle casse comunali 70mila euro. Di 7 euro (più Iva) al metro quadro è il canone di affitto mensile stabilito dalla giunta per gli occupanti, anche delle altre postazioni cittadine stabilite nel piano del commercio.

Una sperimentazione che dovrebbe aver dato buoni frutti se, lo scorso maggio, con una delibera, la giunta Azzollini decide di realizzare altri due box, simili al prototipo, con procedura di gara pubblica di appalto. E stanzia altri 140mila euro.

Lo scorso 5 agosto, mentre uno dei due box sembrerebbe essere quasi pronto, la giunta approva una nuova delibera che va a modificare quella di maggio. Il governo comunale stabilisce di abbandonare la via della gara pubblica e di affidare la costruzione dei due chioschi alla stessa azienda che aveva portato a termine il box “numero zero”.

Una decisione non sfuggita a Rifondazione, che tuona contro Azzollini e chiede all’amministrazione di revocare «in via di autotutela» quest’ultima delibera e «attivare conseguentemente le procedure di gara per tutti i chioschi che intendesse realizzare per il “mercato diffuso”».

«Come è possibile - si chiede il partito - che a Molfetta la Giunta Comunale – anziché il dirigente competente – proceda ad affidamenti diretti individuando le ditte private che devono realizzare i lavori? Come mai i chioschi si realizzano “a rate” invece di indire una gara per realizzarli tutti ed abbattere i costi?».

«In base a quali criteri si assegnano i chioschi che vengono realizzati agli ambulanti di ortofrutta? Perché dopo che si indice la gara pubblica a maggio la si cancella con una nuova delibera ad agosto?».

Per far luce sulla vicenda, Rifondazione ha protocollato un’interrogazione consiliare: «Nel caso in cui la risposta non arrivi nei 30 giorni previsti dalla legge (mai rispettati in questi anni da quest'Amministrazione) ci riserviamo di interessare della vicenda la Corte dei Conti».

Ma la costruzione del secondo box non si esaurirà alla battaglia politica. Una denuncia è stata presentata alla procura di Trani dal Liberatorio politico. Nel mirino del coordinatore, Matteo d’Ingeo, i tempi della costruzione del chiosco.

I lavori – fa notare il movimento civico – sono iniziati «dopo la prima decade di maggio» e proseguiti per tutta l’estate. Al momento dell’entrata in vigore della delibera di agosto, «il box si è materializzato». Il Liberatorio parla con ironia di «miracolo» e annuncia di aver illustrato tutte le fasi della vicenda agli inquirenti.
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I commenti degli utenti
  • lucap ha scritto il 29 agosto 2011 alle 15:47 :

    @mike_79 i danni che può potenzialmente fare un gazebo "in un posto sbagliato" sono dubbi. Ammenocchè non venga messo di fianco a qualche snodo di traffico ingarbugliato non arebbe giustificato un tale appesantimento della pratica. Peraltro qua già si polemizza (a ragione) sul prezzo cos elevato....figuriamoci se c'èra anche da pagare un esterno per una perizia inutile. Alla pubblica amministrazione italiana serve onesta e buonsenso non scartoffie. Rispondi a lucap

  • dedalo ha scritto il 29 agosto 2011 alle 15:45 :

    La domanda sorge spontanea, i soldi pubblici vanno spesi nell'interesse pubblico?In tale spesa non intravedo alcun pubblico interesse, anzi se non ci fossero nessuno si accorgertebbe di tale mancanza. Quindi avremo una città sporca e con strade molto accidentate ma in compenso avremo dei box ottimali per la vendita ortofrutticola da fare invidia ai paesi limitrofi.Ma non eravamo in periodo di vacche magre??? Rispondi a dedalo

  • angurio ha scritto il 29 agosto 2011 alle 15:16 :

    Ma quanto costano al mq???? Come un appartamento a Montecarlo? Non credete che sia ora di scendere in piazza? Rispondi a angurio

  • Mike_79 ha scritto il 28 agosto 2011 alle 15:57 :

    E va bene che sono meglio di quelli tradizionali, però spesso sorgono in zone sbagliate. Anche per tali gazebo dovrebbero implementare il SIA (Studio d'Impatto Ambientale) ... però a Molfetta si fa tutto all'acqua di rose ed al limite del legale!! É una città allo sbando da qualche anno! Rispondi a Mike_79