Successo referendum, "Sì" schiacciante. Ancora commenti

A Molfetta ha votato il 50,1% degli elettori. Percentuale nazionale si avvicina al 95%. Il "Sì": «Vittoria del bene comune». Il Pdl: «Vittoria della piazza, non dei partiti»

Politica
Molfetta mercoledì 15 giugno 2011
di La Redazione
© MolfettaLive.it

Gli italiani dicono "no" alla privatizzazione dell'acqua, alle centrali nucleari e alla legge sul legittimo impedimento per il Presidente del Consiglio e i suoi ministri.

I dati che giungono dal Ministero dell'Interno parlano di un'affluenza alle urne vicina al 55% e una schiacciante vittoria dei quattro "Sì". Circa il 95% dei votanti ha abrogato le leggi sottoposte a consultazione.

L'hanno ribattezato "battiquorum" il gioco di parole che sintetizza la corsa alla soglia del 50% più uno e l'ansia di non farcela, come recente tradizione delle consultazione referendarie. Il batticuore è terminato dopo le 15, con le prime proiezioni, i cosiddetti "intention poll", le dichiarazioni rilasciate dagli elettori ai sondaggisti prima di entrare in cabina e divulgate solo a seggi chiusi.

A Molfetta si sono recati alle urne circa 24.800 elettori, poco più della metà dei votanti. In pochissimi hanno scelto di ritirare parte delle schede: 24.831 i voti per il primo quesito (50,10%), 24.834 per il secondo (50,10%). 24.825 elettori hanno ritirato la scheda grigia e 24.822 quella verde, pari al 50,08%.

Alle 20 circa il dato definitivo con le 61 sezioni scritunate. I "Sì" oscillano tra il 95,73% della scheda verde (legittimi impedimento) e il 97,32% di quella gialla (tariffa dell'acqua).

Breve ma intensa la campagna referendaria. Iniziata in sordina, ha visto fronteggiarsi "Sì" e non-voto piuttosto che "No".

Nessun manifesto che invitasse a non cancellare le leggi in vigore è apparso sulle plance, nessuna manifestazione per sostenerne le ragioni. Piuttosto, un invito a trascorrere il fine settimana «con amici e parenti, magari in riva alla costa molfettese, piuttosto che andare ad esprimere un voto, se non dannoso, quantomeno inutile», come hanno dichiarato sabato i ragazzi della Giovane Italia, formazione giovanile del Pdl.

Esulta il popolo del "Sì" e replicano i fautori del "No" o del non-voto.
La prima dichiarazione giunge da Tommaso Amato dell'Azione cattolica: «Il risultato del referendum, leggendo il dato nazionale e, in misura ridotta quello di Molfetta, ha dimostrato la voglia di riscatto della gente, del popolo. L'onda civica che si è creata attorno alle tematiche dei questiti referendari ha detto Sì, un vero e propio sussulto di dignità civica».

«Ha vinto: a) L'idea che sul bene comune acqua non si può e non si deve lucrare; b) L'idea di avere diritto a un mondo più puli e soprattutto più logievo; c) L'idea che davanti alla legge si possa essere tutti uguali».

«Ha perso: a) ll mal governo (leggi che il popolo a rigettato); b) Lo strapotere delle lobbi della comunicazione... (c'è una comunicazione alternativa che forse funziona di più, visti i risultati)!».

«E' stato un risultato che premia chi ci ha creduto fin da quando i media nono davano informazione» è il primo commento  di Gianni Porta (Rifondazione comunista), a Palazzo Giovene per il consiglio comunale. Facile prevedere come l'esito del voto non passerà inoservato tra gli scranni. «Risultato importante - continua - che arriva alcuni mesi dopo la bocciatura in consiglio del nostro ordine del giorno per la modifica dello statuto comunale per l'inserimento dell'acqua come bene comune».

«Rispetto ai contenuti, l'esito del referendum ha dimostrato che la città è più con noi che con chi la governa», ha concluso.

Commenta la vittoria dei "Sì" anche Angelo Marzano, capogruppo del Popolo delle libertà in consiglio comunale: «Si è fatta solo ipocrisia. le conseguenze e i danni di questa operazione politica la pagherà la società italiana per intero».

Di una «vittoria dei cittadini e delle cittadine» parla Mario Abbattista del Comitato 2 Sì per l'acqua bene comune. Un percorso, quello che ha portato al voto del 12 e 13 giugno, cominciato lo scorso anno con la raccolta firme, e che ha visti riuniti «cittadimi, associazioni, sindacati e partiti, questi ultimi mantenendo volutamente un basso profilo».

Fondamentali «il passaparola e le iniziative in cui i quesiti sono stati descritti nel dettaglio, e cancellati i concetti di ipocrisia e demagogia». «Se qualche politico si fosse affacciato a questi incontri, avrebbe capito qualcosa in più», polemizza Abbattista. Che ricorda come la consultazione ha sì fermato l'obbligo della privatizzazione, ma questa resta in agguato in ambito locale: «Per questo motivo i comitati non si scioglieranno e vigileranno».

Chiaro l'obiettivo: «La totale "ripubblicazione" dell'acqua». Tradotto, a livello pugliese: il passaggio da una società per azioni a totale capitale pubblico, qual è l'Acquedotto pugliese, a un ente di diritto pubblico, «ma senza tornare al carrozzone di una volta».

«Vince la partecipazione e la costanza in questi anni dei comitati, perde il governo e l'idea della mercificazione dei beni pubblici», è il commento di Antonello Zaza (Rifondazione comunista). «Basterebbe guardare domani i titoli delle aziende interessate dalle gestione dei servizi idrici per capire che si sta parlando di tutt'altro fuorchè di ipocrisia e demagogia».

L'affermazione del bene comune e del principio che la legge sia uguale per tutti, oltre che di un mutato interesse verso le tematiche ambientali gli altri aspetti della consultazione analizzati da Zaza. L'ex assessore provinciale si sofferma anche sul dato puramente elettorale: nelle ultime elezioni provinciali e regionali la percentuale dei votanti era stata del 50 e del 52%: «Aspetto significativo a confronto con questi referendum che tutti hanno cercato di oscurare».

La vittoria del "Sì" nell'anno del 150esimo dell'Unità d'Italia come riscossa nei confronti della politica, «ormai lontana dai cittadini», è la chiave di lettura di Pasquale Salvemini, responsabile del Wwf Molfetta.

«Il fatto che il 95% degli italiani si sia schierato contro il nucleare e per l'acqua pubblica porta alla ribalta un dato di fatto: non possiamo fare passi indietro e tornare al nucleare. E' necessario invece guardare al futuro, alle energie rinnovabili e all'idrogeno, per troppo tempo "congelato"».

Dai temi ambientali ed energetici parte la riflessione del Liberatorio politico, che guarda all'interno del centrosinistra per un confronto in vista degli scenari cittadini futuri. «Chiediamo al Partito democratico, dopo il "no" al nucleare, di dichiarare la loro posizione sulle energie alternative, dalle biomasse al fotovoltaico», afferma Matteo d'Ingeo. Il coordinatore del movimento civico si sofferma anche sul voto di ieri e oggi: «Un voto molto più libero, senza galoppini nè santini. La gente era contenta di andare a votare»

«La vittoria del Sì ha evitato che potessero sorgere centrali nucleari nelle città pugliesi di Nardò, Ostuni, Avetrana, fiore all'occhiello del turismo sostenibile». Lo afferma l'avvocato molfettese Antonio de Feo, presidente del Wwf Puglia e con il presendente regionale di Legambiente, Francesco Tarantini, coordinatore regionale del comitato referendario contro il nucleare.

Obiettivo raggiunto, quindi, ma l'azione del comitato non si esaurisce con la vittoria referendaria, «una negazione complessiva delle politiche di sviluppo energetiche basate sul nucleare». Adesso si punta all'approvazione di un piano energetico nazionale «che manca da trent'anni e che avrà ricadute sul territorio pugliese». Spazio a nuove forme di energie: «Vento e sole, più che biomasse». «Le politiche ambientali basate sull'emergenza si sono rivelate fallimentari», conclude il presidente regionale del Wwf.

«Questo referendum ha un valore politico generale. Testimonia che è in atto un risveglio nel nostro Paese». Così l’assessore regionale alla mobilità Guglielmo Minervini commenta questa mattina l'esito del referendum.

«Nonostante il boicottaggio della tv e l’ostruzionismo del governo – aggiunge Minervini – gli italiani hanno deciso di andare a votare. Significa che vogliono ragionare con la loro testa e non più con il telecomando. È forse il primo referendum pensato, voluto e conquistato dalla cittadinanza attiva, cui poi le forze politiche si sono aggregate. Ancora una volta, come spesso è accaduto alla storia del nostro Paese, è la società ad aver imposto alla politica le grandi svolte. La svolta di questo referendum segnala il ritorno dei beni comuni e dei beni pubblici non come difesa del passato ma come via per il futuro».

Soddisfazione anche nel coordinamento di Sinistra ecologia e libertà: «Anche Molfetta il vento sta cambiando. Ed il raggiungimento del Quorum ai 4 quesiti referendari (50.10 %) ne è ancora una prova».

«A rendere ancora più straordinaria questa vittoria cittadina - commenta il partito di Nichi Vendola - , c’è la considerazione che ad animare in prima linea questa battaglia referendaria dal profondo senso civico c’erano, non solo i partiti, ma anche e specialmente i comitati, i cittadini, le associazioni, i sindacati, gli studenti, le donne, i lavoratori, i giovani: un vasta coalizione sociale di tante persone diverse, quindi, che ha ritenuto che l’impegno civile ed etico sia oggi più che mai una componente primaria della vita privata e collettiva della nostra comunità.

E’ una Città, questa che esce dall’urna dei referendum, che non è più con chi ci governa, e che a troppi, nei partiti, purtroppo era sconosciuta; è una città che ha tanta voglia di ritrovare unito il centrosinistra attorno alle battaglie per i valori fondamentali; una città che sta iniziando, con grande determinazione, ad uscire fuori da un’epoca buia; una Molfetta che sta provando a rifondare e ritrovare il proprio senso di città
». Sel invita tutte le cittadine ed i cittadini, «contaminati dall’onda civica creatasi attorno alle tematiche dei quesiti referendari, a non fermarsi mai ed a riappropriarsi della narrazione delle proprie virtù civiche».

«Il raggiungimento del quorum anche nella nostra città sui referendum di domenica e lunedì scorsi (che riguardavano acqua pubblica, nucleare e legittimo impedimento) rappresenta il segnale più evidente che, anche a Molfetta, i cittadini chiedono a gran voce una svolta politica che, partendo dai territori, arrivi fino al governo del Paese». E' questo il commento del Partito democratico.

«Questa grande partecipazione che ha visto come straordinari protagonisti soprattutto i più giovani – impegnati nei comitati promotori, nelle associazioni e nei partiti che hanno sostenuto i quesiti referendari – costituisce un messaggio serio e profondo per la politica: quando i cittadini sono chiamati a scegliere su questioni cruciali che incrociano le loro stesse esistenze, sono tutt’altro che indifferenti, come la grande (e, per taluni, inattesa) affluenza alle urne dimostra.
Ma il risultato della consultazione referendaria rappresenta un’altra splendida notizia e cioè un riavvicinamento positivo dei cittadini alla politica e, soprattutto, delle giovani generazioni
».

«Quella di domenica e lunedì - commenta il Pd - rappresenta una straordinaria vittoria di un rinato senso civico e di una diffusa voglia di cambiamento che, oggi, anche a Molfetta, i partiti, le forze politiche e i soggetti attivi della società civile sono chiamati ad interpretare per costruire una alternativa forte e credibile per il governo della città».

«Il risultato del referendum è chiaro - scrive Alternativa comunista -: grande partecipazione (quorum al 57%) e netta vittoria del SI (oltre il 95%), in particolare quello sull’acqua pubblica».

Il partito rappresentato a Molfetta da Mauro Mongelli adesso chiede la «completa ripubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese, trasformazione della spa in ente pubblico per contrastare l’ingresso dei privati, istituzione di meccanismi di partecipazione diretta per sottrarre, un eventuale ente ripubblicizzato, alla lottizzazione delle segreterie di partito». Ma anche «la diminuzione delle tariffe del 7% e la gestione dell’Acquedotto direttamente ai lavoratori».

«Con la bocciatura della “privatizzazione dei servizi pubblici“ - scrive Alternativa comunista - è stato sconfitto sia il Governo Berlusconi (Decreto Ronchi  sia il centrosinistra (Governo Prodi 2006 , il DL 772 a firma di Bersani, Lanzillotta, Bonino, Di Pietro e con il sostegno del Prc di Ferrero e Vendola). Come Partito di Alternativa Comunista riteniamo necessario, a partire da questa campagna referendaria, costruire una opposizione concreta è un alternativa reale contro gli schieramenti di centrosinistra e centrodestra dell’alternanza borghese».

«E’ stata una “vittoria dei cittadini”, una vittoria contro tutti e contro tutto (basta pensare che per un solo voto non si è accorpato il referendum alle amministrative di maggio)». Questo il commento del Movimento Cinque Stelle.

«Una vittoria - commentano i "grillini" - anche del popolo del Sud, contro i politicanti nordisti, che erano già pronti a incolpare il povero e malandato meridione per non aver fatto raggiungere il quorum. La risposta alla chiamata alle urne è stata chiara e univoca. Tutti i cittadini del Nord, Centro, Sud e Isole hanno lottato contro la casta, contro i poteri forti e contro i soprusi di questa vecchia classe politica.

Una vittoria dei cittadini giovani, della nuova generazione che con pochi soldi in tasca, un futuro incerto ma nelle mani la conoscenza dell’uso della rete ha fatto un “tam tam” incredibile sin dal primo giorno di campagna elettorale. Tutti che incitavano ad andare a votare subito già dalle prime ore della domenica mattina. Per i seggi si sono viste scene quasi da libro cuore: i nipoti accompagnavano i nonni a votare i quali comprendevano che quel voto era utile per le generazioni future.

Toccante è stata la frase di una persona molto anziana che, incontrandoci per strada dopo lo spoglio, con voce flebile ma ferma e afferrandoci le braccia con la sua mano tremante ci dice: ” Io sono andato, ho votato “Sì” e fra 20 anni non ci sarò più. Voi giovani fate di tutto per fare in modo che fra 20 anni non dobbiate andare di nuovo a votare per il nucleare”
».

«Un elogio - continua la nota di Alfredo Bonetti - lo merita anche la Chiesa Cattolica che si è schierata apertamente – cosa che capita veramente di raro - contro il governo centrale. Speriamo che questo governo così cieco e lontano dai problemi quotidiani dei cittadini apra gli occhi e decida anche di aprire il cassetto dove sono depositate le 350.000 firme raccolte nel 2007 dal Movimento Cinque Stelle relative alla nostra proposta di legge popolare per eliminare i condannati in via definitiva dal Parlamento».

«Il tentativo di appropriarsi del risultato elettorale da parte di esponenti locali e nazionali del centro-sinistra conferma il livello assolutamente scadente delle opposizioni nel nostro Paese». A parlare è Pasquale Mancini, coordinatore del Popolo delle libertà.

«Se il referendum - scrive Mancini - è stato davvero un successo (e non invece - come temiamo - un passo indietro rispetto alla modernizzazione del Paese) questo successo non è dei partiti, e non può essere scippato ai Comitati referendari, a quello che è stato uno straordinario movimentismo trasversale… al popolo di Facebook, alla “piazza”.

Ieri sera Rai3 ha oscurato uno dei principali attivisti del Movimento “pro-acqua” quando questi ha chiesto a gran voce cosa ci facesse Bersani in studio. Dopo l’intervento – scomodo - non è stato… possibile ripristinare il collegamento da Piazza Bocca della Verità (mai nome fu più appropriato). Alla faccia dei referendari.

I partiti, tutti, e la maggioranza che governa il Paese, hanno ora il compito di far proprio l’esito referendario e di incoraggiare all’ulteriore impegno questa splendida, rinnovata volontà di partecipazione popolare. Bene ha fatto il presidente Berlusconi a prenderne atto: corretto, leale e diretto, come sempre. Questa volta il popolo ha bocciato le scelte del governo (e lo diciamo serenamente e senza invocare le numerosissime attenuanti a disposizione), ma un partito di vera estrazione popolare come il PdL non può che gioire del movimentismo, della voglia di partecipare alla scelte, della liberazione di energie sociali positive
».

E non si fermano i commenti al voto. Al Pdl oggi replica Rifondazione comunista. «Se le elezioni amministrative - scrive il circolo di Molfetta - hanno tracciato il profilo della coalizione che può battere la destra, ovvero un centrosinistra che guarda a sinistra senza ammiccamenti verso il centro moderato, altrettanto chiaramente il risultato della consultazione referendaria ci consegna in filigrana un programma di governo: “acqua pubblica”, “no al nucleare”, “legge uguale per tutti” costituiscono i punti irrinunciabili di un'agenda politica ecologista e antiliberista».

«Finalmente una serie di luoghi comuni, che dagli anni '90 in poi sono stati fatti propri sia dal centrodestra sia dal centrosinistra, come il “privato è bello e efficiente, il pubblico è brutto e sprecone” sono stati sottoposti a sanzione popolare e sono stati spazzati via. Il responso è stato chiaro e netto: riappropriazione sociale dei beni comuni e un nuovo intervento pubblico che rimetta al centro cosa, come e per chi produrre. Siamo anche contenti che altre forze inizialmente timide, e storicamente favorevoli a “liberalizzazioni” e privatizzazioni di servizi pubblici, oggi stiano dalla parte dei beni comuni senza se e senza ma.

Siamo contenti anche dei tanti che poco o nulla avendo fatto in questo anno di campagna referendaria si appuntano una medaglietta, anche questo è sintomo della disgregazione del berlusconismo e della sua egemonia culturale: affermare oggi senza imbarazzi che una gestione pubblica e partecipata dai cittadini sarebbe meglio di una gestione privatistica è il segno che qualcosa sta cambiando nel profondo della società italiana. È la reazione a un ventennio di neoliberismo che aveva promesso benessere in cambio di meno diritti sociali e che invece ha prodotto crisi, disoccupazione e riduzione dei diritti stessi.

Il raggiungimento del quorum a Molfetta è un fatto straordinario. È stato possibile grazie a un Comitato referendario che ha visto lavorare fin dalla fase della raccolta delle firme fianco a fianco partiti, associazioni, sindacati, cittadini superando qualsiasi tipo di remora e diffidenza, un lavoro capillare e pancia a terra, senza ricatti clientelari e commerci di pacchetti di voti.
La nascente coalizione di centrosinistra per essere vincente deve mettere a sistema le energie positive che i referendum hanno liberato e fatto tornare all'impegno politico.

Ciò sarà possibile solo se la coalizione saprà fare proprie quelle istanze di cambiamento e di trasformazione con un progetto di città in netta discontinuità con la Molfetta degli anni passati e recenti, attardata a inseguire uno sviluppo edilizio fine a se stesso e un ampliamento spropositato della grande distribuzione commerciale. Ma discontinuità significa soprattutto un classe dirigente nuova, senza cedimenti al trasformismo che grandi danni ha fatto in passato. È questo il senso della nostra partecipazione alla coalizione: fare in modo che la stella polare sia sempre l'alternativa di sistema e la praticabilità del cambiamento
».

«Rispediamo al mittente - conclude Rifondazione - qualsiasi tentativo di riproporre il vecchio con nuovi abiti: nessun berlusconismo senza Berlusconi, nessun “azzolinismo” senza Azzollini».

«E alla fine il quorum c'è stato anche a Molfetta!». Il Comitato "2 Sì per l'Acqua Bene Comune" ringrazia i cittadini e le cittadine che hanno sia firmato lo scorso anno per la richiesta di referendum, sia reso possibile una vittoria senza precedenti.

«Si è tornati a "battere il quorum" - riporta una nota - grazie all'attivismo di singoli cittadini, associazioni sia laiche che cattoliche, ambientaliste e culturali, di sindacati e partiti, riuniti nei comitati locali, come il nostro, raccogliendo e valorizzando la voglia di cambiamento e di parteciazione connessi a temi sensibili come questo.

Queste elezioni referendarie segnano una svolta in quanto, in relazione alla scarsa informazione diffusa dai circuiti massmediatici nazionali (televisioni, radio, giornali), si è imposta una controinformazione diffusa e di ampio raggio. Fino agli ultimi giorni di maggio il silenzio mediatico era pressochè totale; ad esso si è contrapposta la mobilitazione per le strade e nelle piazze con manifesti, volantini, incontri e dialoghi con cittadine e cittadini. Non solo: queste elezioni referendarie segnano anche il successo della rete internet come alternativa all'informazione somministrata dal gigante "Raiset" nelle mani del presidente Berlusconi. I comitati referendari, mai invitati anche da Santoro, Floris, Fazio e altri, hanno vissuto e diffuso notizie e conoscenza dei temi referendari su blog, fanzine elettroniche autoprodotte, pagine sui principali social network, videomessaggi
».

«Stoppato l'obbligo alla privatizzazione nella gestione - conclude il comitato -, non è tuttavia il momento di abbassare la guardia: è il momento di far valere la forza acquisita ponendo al centro del dibattito politico la proposta di legge di Iniziativa Popolare, sulla definitiva ripubblicizzazione dei servizi idrici, promossa dal Forum dei Movimenti per l'Acqua nel 2007, firmata allora da oltre 400mila cittadini italiani, dei quali più di 600 molfettesi, e da allora dimenticata nei cassetti della presidenza della Camera dei Deputati». Per questo il Comitato di Molfetta non sarà sciolto e resterà attivo per le prossime campagne: «Perchè si scrive Acqua, ma si legge Democrazia!».

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I commenti degli utenti
  • cassius ha scritto il 14 giugno 2011 alle 15:38 :

    checche' ne dica angelo marzano, questo voto referandario non e' frutto di 'ipocrisia'e la societa' italiana per intero non paghera' nessun dazio alla mancanza di nucleare o alla gestione privata dell'acqua ne tantomeno al legittimo impedimento del primo ministro .il risultato di questa consultazione e' una rivincita del popolo (parola tanto cara al cav berlusconi)nei confronti di una classe politica incapace di ascoltare le istanze dei cittadini di ogni tendenza politica. e un monito alle politiche governative... Rispondi a cassius