Bonifica armi chimiche, Molfetta sede del coordinamento nazionale

Matteo d’Ingeo sarà il vice del presidente Alessandro Lelli. L’associazione domani in Senato presenterà il suo dossier

Politica
Molfetta lunedì 20 febbraio 2012
di Lorenzo Pisani
© Liberatorio politico

«Mi rivolgo agli amici che ci hanno accusato di parlare di Torre Gavetone solo d’estate e di aver turbato la loro vacanza e la loro tintarella; ebbene questa è la dimostrazione, ma non la prima, che noi ne parliamo anche in pieno inverno ed anche fuori Molfetta».

Non usa mezzi termini Matteo d'Ingeo nel presentare "Armi chimiche: un'eredità ancora pericolosa", conferenza sull'inquinamento bellico che si terrà domani a Roma nell’ex Albergo Bologna, uno dei palazzi del Senato.

Lo scorso agosto il coordinatore del movimento civico si era dovuto difendere dalle proteste dei frequentatori della spiaggia libera, interdetta alla balneazione per la presenza di residuati bellici. Qualche giorno prima aveva annunciato la scoperta di quelli che potrebbero essere dei veri e propri depositi sottomarini di bombe a pochi metri dalla battigia.

Si parlerà di questo domani a Roma, ma non solo. Sarà presentato ufficialmente il “Coordinamento nazionale bonifica armi chimiche”, costituito ufficialmente all’inizio dell’anno con sede proprio a Molfetta, in via Campanella, e che vede in d’Ingeo uno dei due vice del presidente Alessandro Lelli. All’associazione aderisce Legambiente e attivisti di Pesaro, Ischia e Melegnano, in Lombardia. Ma anche di Colleferro e dei comuni che si affacciano sul lago di Vico, sempre nel Lazio. Città legate dalla pesante eredità del secondo conflitto mondiale, contenuta in un dossier che riassume anni di ricerche in mare e negli archivi e ha attraversato confini di stati e decenni, fino a giungere ai giorni nostri.

Al convegno prenderanno parte anche i deputati e senatori - dal Pdl al Pd, dall’Udc all’Idv - che in questi anni hanno cercato di far luce sulla vicenda in parlamento, oltre agli esperti di bonifica e ai rappresentanti di Ispra (l’istituto governativo per la protezione e ricerca ambientale) e Legambiente.

Trasversalità politica, salvaguardia dell’ambiente, protezione dei cittadini, informazione sui rischi dell’inquinamento bellico hanno ispirato l’associazione. Nel 2009 “Veleni di stato”, libro inchiesta del caporedattore dell’Espresso, Gianluca Di Feo, spalancò la porta sugli arsenali chimici disseminati in Italia. Quel titolo fu ripreso dal comitato per il suo sito web. Oggi gli attivisti hanno una casa. A Molfetta, la città in cui c’è chi protesta perché qualcuno le sta spiegando che qualcosa non va.

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