La lettera aperta di Donato Altomare

Donato Altomare dopo l'assoluzione: "Dieci anni di sofferenza, un calvario per tutta la famiglia"

Arrestati nel 2011 nell'operazione "Le mani sulla città", i fratelli Rocco e Donato Altomare sono stati assolti dall'accusa di associazione per delinquere

Attualità
Molfetta mercoledì 03 marzo 2021
di La Redazione
Aula di Tribunale
Aula di Tribunale © n.c.

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di Donato Altomare, fratello di Rocco Altomare, arrestati nel 2011 nell'operazione "Le mani sulla città" e assolti, dieci giorni fa, dall'accusa di associazione per delinquere. Di seguito il corpo della lettera.

Sono stati dieci anni di sofferenza, un vero Calvario per noi e le nostre famiglie. Per fortuna non ci è mancato l’affetto e la stima di chi ci conosce bene e che ha manifestato grande gioia per l’esito del processo. A loro, e principalmente ai nostri eccellenti avvocati, andrà sempre il nostro accorato ringraziamento. Non avevamo dubbi in merito, l’accusa di associazione per delinquere era troppo infamante per poterci toccare davvero, e la verità è più forte di qualsiasi menzogna se si ha pazienza e si crede nella giustizia, quella vera, quella che ha portato in carcere i delinquenti e che ha sollevato dal fango gli innocenti.

Eppure la beffa si aggiunge al dolore, in quanto l’incredibile presunto apparato accusatorio messo su da personaggi equivoci e truffaldini, smontato dai nostri ottimi avvocati pezzo per pezzo, è costato, e costerà, ai cittadini migliaia e migliaia di euro, tutti a carico del contribuente, cosa della quale spero che prima o poi qualcuno chieda conto.

Con questa lettera aperta chiediamo anche che quel prete “Libero”, che è venuto a Molfetta a premiare chi era complice del gigantesco inganno, affermando che Molfetta si era ‘liberata’ dalla mafia, torni a Molfetta e chieda formalmente scusa alla città che non ha mai avuto né mafia né mafiosi. Se è una persona seria, come tutti noi crediamo, lo aspettiamo.

Non so, ma la tentazione di scrivere questa storia è forte. Ci sto pensando da tanto. Con nomi e vicende e imbrogli al limite - e oltre - dell’umana sopportazione. Ancora un po’ di pazienza, poi potrò farlo.

Il 23 giugno del 2011, alle cinque di mattina, qualcuno, in pochi minuti, ha distrutto quanto io e mio fratello avevamo faticosamente costruito in trent’anni di seria attività professionale, ha distrutto la nostra tranquillità familiare, sociale ed economica, la nostra serenità mentale. E, com’era facile prevedere, si sono scatenati i pennivendoli che hanno scritto cose ignobili e prive di qualsiasi fondamento di verità, dimentichi che la loro ignoranza abissale è incolmabile, ma si sa, i mediocri (ed è un accrescitivo) amano inveire contro chi è a loro di gran lunga superiore e non perdono occasione per farlo, dimostrando, qualora ce ne fosse bisogno, che la stupidità ha confini più ampi del nostro infinito universo. 

Altri si sono lanciati come sciacalli (e chiedo scusa agli animali per il paragone) sui nostri incarichi professionali, rubando tutto quello che poteva essere rubato, altri ancora si sono arrogati il diritto di pontificare sull’accaduto con saccente incompetenza. Tutto, come detto, nella più completa ignoranza dei fatti.

All’inizio uno dei nostri avvocati ci ha detto una frase che portiamo scolpita nella nostra mente da dieci lunghissimi interminabili anni: - Ora siete incudine e dovete subire i colpi e tacere. E di colpi ce ne sono arrivati tanti. E per dieci anni abbiamo subito e taciuto. Tenendo sempre la fronte alta e lo sguardo fermo. Ma ora siamo diventati martello.

Con i nostri avvocati, esamineremo ogni parola detta contro di noi, studieremo ogni dichiarazione e ogni azione, perché chi, mentendo o manipolando la verità, ci ha trascinati in questa situazione, sia ripagato con le stessa moneta. Siano periti, tecnici, vigili, forestali, colleghi, giornalisti, falsi testimoni, falsi accusator. Tutto il loro operato sarà vagliato con lente d’ingrandimento e molti dovranno redde rationem. A uno a uno.

Qualcuno ha detto che il debole si vendica, il forte perdona e l’intelligente dimentica. Ebbene, per questa vicenda, e soltanto per questa, non saremo né forti né intelligenti.

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