Il 79% degli esemplari recuperati presentava segni di contatti con attività umane, quali pesca diretta o danni legati alle cosiddette reti fantasma

Il report di Adrionet: ben 483 tartarughe recuperate vive nel 2020

La Rete Adriatico-Ionica di coordinamento tra i Centri di Recupero Tartarughe Marine, comprende il Centro Recupero Tartarughe Marine WWF Molfetta

Attualità
Molfetta lunedì 03 maggio 2021
di La Redazione
Tartarughe salvate
Tartarughe salvate © n.c.

Lo scorso anno, attraverso un protocollo d’intesa, è stata attivata la Rete Adriatico-Ionica di coordinamento tra i Centri di Recupero Tartarughe Marine, nella quale è inserito a pieno titolo il Centro Recupero Tartarughe Marine WWF Molfetta. L’intensa attività svolta dalla rete nel 2020 è dimostrata dai numeri registrati: ben 682 tartarughe marine contattate, 483 delle quali recuperate vive. Sono stati monitorati anche 16 nidi con centinaia di baby tartarughe

La stragrande maggioranza delle tartarughe che frequentano Ionio e Adriatico appartengono alla specie Caretta caretta: 681 individui contro una sola tartaruga verde, Chelonia mydas, curata e rilasciata in ottime condizioni. Tra i 483 soggetti recuperati vivi (oltre 400 dei quali curati e liberati in mare già nel corso del 2020) ben 381 (79%) presentavano segni inequivocabili di contatti con attività umane, pesca diretta o le cosiddette reti fantasma, residui abbandonati nei fondali.

Oltre alle tantissime tartarughe oggetto di bycatch (cattura accidentale), tra cui decine di soggetti giovanissimi, una ventina di individui mostravano presenza di ami e talvolta anche lenze, rimossi tramite intervento chirurgico, mentre alcuni soggetti avevano ingerito plastica (persino un palloncino con relativo filo) o presentavano segni di collisione con natanti o con attrezzi da pesca.

Caso emblematico quello di una tartaruga (curata e liberata) che è stata trovata con una fiocina conficcata alla base del cranio. Oltre agli animali che è stato possibile curare e spesso salvare, gli esperti della rete AdrioNet sono intervenuti anche su 199 esemplari privi di vita: su tutte le carcasse sono stati effettuati rilievi biometrici e, quando possibile, sono stati predisposti esami necroscopici per la determinazione delle cause di morte.

AdrioNet nel corso del 2020 ha anche monitorato 16 nidi con centinaia di baby tartarughe nate e arrivate in mare con il monitoraggio costante dei volontari.

AdrioNet è attualmente composto da 6 Crtm: Centro Studi Cetacei, Crtm “Luigi Cagnolaro” di Pescara; Museo di Storia Naturale del Salento di Calimera; Fondazione Cetacea, centro di Rimini/Riccione; Oasi Wwf di Policoro; Area Marina Protetta di Torre Guaceto; Wwf Molfetta. Ne fanno parte anche professionisti coinvolti, sul piano scientifico e/o operativo, nelle tematiche connesse al recupero delle tartarughe: attualmente queste figure rappresentano la Societas Herpetologica Italica, il Cnr-Irbim di Ancona, l’Istituto Zooprofilattico di Teramo e le università di Bari, Pisa e Foggia.

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