La storia

Elga, il sogno militare e le rinunce: “So di non poter tornare a casa”

Dall’Accademia Militare alla Scuola di Applicazione, un viaggio da Molfetta a Torino, passando per Modena: tutto per l’esercito italiano.

Attualità
Molfetta mercoledì 23 giugno 2021
di La Redazione
Elga Casamassima
Elga Casamassima © n.c.

A volte, andar via da Molfetta, porta con sé la consapevolezza del non ritorno.
Questo è il caso di Elga Casamassima, ad oggi venticinquenne e sottotenente nell’arma di cavalleria per l’Esercito Italiano.

“Sono entrata nell’Accademia Militare, a Modena, nel 2017 – racconta Elga – ci sono riuscita solo dopo tre anni di tentativi”. Esprime questa sua aspirazione come una vera e propria vocazione. 
Iscritta a Bari presso la facoltà di scienze delle attività motorie e sportive, decide di abbandonare tutto e di inseguire il suo sogno. 

“Non so spiegare cosa mi abbia spinta ad entrare nell’esercito – afferma – è qualcosa che senti”.
Nessuno nella sua famiglia ha scelto questa vita, eppure lei ha avvertito questa “vocazione” che ha portato con sé tante soddisfazioni.

Il suo è stato un percorso sicuramente non facile, ricco di rinunce e di sacrifici. Diligenza che, però, l’ha portata alla conquista della laurea triennale in scienze strategiche e militari, con successiva iscrizione alla magistrale, e al titolo di sottotenente.

“I due anni a Modena non sono stati facili – spiega – sei pieno di restrizioni e cambi radicalmente quelle che sono le tue abitudini da civile”. Elga racconta, per fare un esempio, l’impossibilità di usare il telefono e conseguentemente di non poter avere alcun tipo di contatto con la sua famiglia. 
Tutto questo, ovviamente, aveva lo scopo di mettere questi giovani ragazzi alla prova, per capire chi fosse davvero motivato.

“Gli anni in Accademia Militare mi hanno cambiata – chiarisce – quelle abitudini più rigide sono diventate la base delle mie giornate e posso dire di essere maturata tanto”.
In questo percorso, è stato fondamentale il supporto della sua famiglia, sempre pronta a sostenerla.
“Ci sono stati momenti di debolezza e ci sono tutt’ora – dice – ma dopo tanti anni di sacrifici, mi guardo indietro e mi dico che non posso mollare. In più, sicuramente, aiuta lo spirito di corpo che viene a crearsi tra colleghi in caserma”. 

Un lavoro di squadra che le ha permesso di superare i tanti ostacoli, fisici ed emotivi, che la vita militare le ha messo davanti, ma che ad oggi la vedono sicura e ben proiettata verso il futuro a Torino, nell’ultima fase della sua formazione, presso la Scuola di Applicazione.

Tutto questo, però, è riuscito ad affievolire solo in parte la mancanza di casa.
“Inizialmente, lungo i primi anni a Modena e date le tante restrizioni – spiega – sentivo tanto la mancanza di casa, ma era una cosa che avevo messo in conto”. 
Lontananza che pesava guardando alla sua famiglia, ma ancor di più ai suoi nonni. 
“Ogni volta che tornavo a casa – chiarisce – notavo il tempo trascorso sui volti dei miei cari”.

Poi però, consapevole della scelta di vita fatta, inizi a guardare a casa con meno nostalgia e provi a costruirti una piccola Molfetta a Torino, la città che ti ospita.
“Il mare non c’è ed è difficile trovare un surrogato che non faccia avvertire la mancanza – ironizza la giovane sottotenente – ma qui i miei amici sono tutti pugliesi e lo è persino il mio ragazzo”.

 Terminato il percorso a Torino, Elga Casamassima, sarà a tutti gli effetti un tenente di cavalleria con specialità di linea. “Anche in futuro, so che non mi sarà possibile tornare – spiega – al massimo, la base più vicina per me sarà Lecce”. 

Elga parla della sua Molfetta, del suo mare e della focaccia (quella vera e nostra, come sottolinea lei) con estremo amore. 
Con quell’affetto che contraddistingue chi guarda alla sua terra, sapendo di non poterla vivere giorno per giorno.

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