Oggi ci si ferma per ​dire un grazie al proprio papà, per omaggiarli di una filastrocca o di un pensierino realizzato a scuola. Ma oggi è il nostro papà che si ferma in pasticceria e regala le zeppole alla propria famiglia

Impegnati e supereroi, a San Giuseppe si celebra il papà… specie se torna a casa con le zeppole

La storia della zeppola, dagli antichi Romani ai partenopei, sino alla variante pugliese. Ma anche il falò: vecchia, sana e bella abitudine, snobbata per anni, ma ritornata a fare capolino nella tradizione molfettese

Attualità
Molfetta martedì 19 marzo 2019
di Angelo Ciocia
Zeppole
Zeppole © n.c.

Che sia imbarcato o agricoltore. Che sia carpentiere o imprenditore. Che sia operaio o artigiano. Che sia medico o avvocato. Che sia ingegnere o informatico. Che sia professore o giornalista. Che sia pensionato o disoccupato. Che sia fisicamente a Molfetta o meno, oggi vi è una certezza.

I Giuseppe, ma soprattutto i papà, devono far felici le proprie tavole con le zeppole.

Perché se San Martino si sposa bene con frittelle e vino novello, se Stanto Stefano è abbinato al "triddo", nella tradizione molfettese San Giuseppe va a braccetto con le zeppole.

Fritte o al forno. Con la panna o con la crema. Tradizionali o gourmet. Poco importa, davvero.

La tradizione vuole che la zeppola non sia nata a Molfetta o in Puglia. Si parla di zeppola a Napoli per la prima volta. Si parla di zeppole, scomodando i Romani che sin dall'antichità, quando il 17 marzo si festeggiavano le Liberalia, festa delle divinità del vino e del grano, dove pare venissero fatti dei dolci che richiamavano la forma della "serpula", che tradotto dal latino significa serpe.

Altre voci attribuiscono che il dolce "zeppola" derivi da "zeppa", pezzo di legno che si era soliti mettere per correggere difetti di mobili e utensili. Questo per richiamare San Giuseppe, falegname e padre terreno di Gesù.

Difficile dire quale delle due teorie sposare. Fatto sta che in Puglia, la vera zeppola non si frigge nell'olio di semi o nell'olio di oliva, ma nello strutto.

Un'altra tradizione che si è soliti fare il 19 marzo è il falò. Mentre per molti comuni pugliesi, fare il falò di San Giuseppe è bellissimo perché motivo di accensione di uno dei primi fuochi dell'anno, per Molfetta la vicinanza dei fuochi di Sant'Antonio e San Corrado, ha fatto sì che quest'ultimo falò fosse snobbato. Fortuna vuole che le vecchie, sane e belle abitudini stanno riprendendo vita da qualche anno e Molfetta oggi potrà godere, non solo delle squisite zeppole, ma soprattutto del suo falò, allestito nei pressi della parrocchia Sant'Achille.

Un modo gustoso e tradizionale per celebrare i nostri papà. Tanto impegnati a lavoro, quanto supereroi per i bambini che ne emulano le gesta. Oggi ci si ferma per dire un grazie al proprio papà, per omaggiarli di una filastrocca o di un pensierino realizzato a scuola. Ma oggi è il nostro papà che si ferma in pasticceria e regala le zeppole alla propria famiglia.

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