Il discorso di 29 anni fa

Le parole di don Tonino della notte di San Lorenzo per i profughi albanesi

"Non si riesce ancora a dare accoglienze che abbiano il sapore di umanità", scriveva don Tonino in quei concitati giorni

Attualità
Molfetta martedì 11 agosto 2020
di Angelo Ciocia
Don Tonino con i migranti
Don Tonino con i migranti © n.c.

Una pagina storica, indelebile, della nostra Puglia e dell'episcopato di don Tonino Bello compie, in queste ore, 29 anni.

Era l'8 agosto 1991 e la nave Vlora giungeva sulle sponde pugliesi dell'Adriatico. Il tempo di mettere in moto la macchina dell'organizzazione per l'assistenza sanitaria e umanitaria e anche Don Tonino, già presidente di Pax Christi, intervenne sul campo, non risparmiando parole al vetriolo per chi non ha assistito, in toto, i fratelli albanesi.

Una pagina storica, un discorso unico, quello del vescovo salentino che arrivò in ogni angolo d'Italia: morale della favola, sconfitti e umiliati gli albanesi per le condizioni in cui furono costretti a vivere. Sconfitti e umiliati, altrettanto, gli italiani per aver accolto così il fratello in difficoltà.

Parole che risuonano ancora oggi dove l'accoglienza è tanto decantata, ma molto poco praticata.

Di seguito riportiamo stralci di questa bellissima riflessione, post notte di San Lorenzo, del vescovo tanto amato dai molfettesi. Questa piccola riflessione fu pubblicata sul numero di "Luce e Vita", periodico diocesano, ma oggi fa parte delle riflessioni che accompagneranno i pellegrini lungo il Cammino di don Tonino Bello, nel volume "Incontrarsi. Sui Passi di don Tonino Bello", una raccolta di riflessioni che guideranno, un domani, il pellegrino dalla cattedrale di Molfetta ai luoghi vissuti dal vescovo di Alessano.

"Io certo non dimenticherò mai il 10 agosto, festa di San Lorenzo, il martire cotto a fuoco lento sulla graticola. Perchè quella data non mi richiamerà più il pianto di stelle che nel concavo cielo sfavilla, ma mi farà sempre venire in mente i diecimila albanesi cotto sotto il sole torrido d'agosto, vittime senza aureole di martirio e, molto meno simili ai santi che non alle belve feroci.

Ebbene, di fronte a ciò che abbiamo visto in questi giorni, vogliamo dire due cose. Anzitutto, vogliamo levare la nostra fierissima protesta per la violazione dei più elementari diritti umani che è stata perpetrata ai danni di tanta povera gente. Le persone non possono essene trattate come le bestie. Prive di assistenza. Lasciate nel tanfo delle feci che il profumo del mare non riesce a mascherare. Mantenuta a dieta con panini lanciati a distanza come si fa nello zoo. Nelle condizioni igieniche più disperate. Senza il minimo di decenza in mezzo a quel carnaio greve di vomiti e sudori. Con servizi di pronto soccorso che solo l'altissima sensibilità dei volontari è riuscita ad assicurare.

L'uomo, chiunque esso sia , quali che siano le sue colpe, merita ben altro rispetto. [...] Sconfitti e umiliati gli albanese: molti di esse anche pestati e con le ossa rotta, per le loro comprensibili, ma pur sempre condannabili, reazioni. Sconfitti e umiliati noi: perchè costretti a sperimentare ancora una volta che la nostra citviltà, la quale nella suona sbornia di retorica, si proclama multirazziale, multiculturale, multietnica, multireligosa e multinonosochè, non riesce ancora a dare accoglienze che abbiano il sapore di umanità"

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