"La descrizione del sindaco è quella di una città vivibile e sana, candidata a Capitale della Cultura. La realtà, purtroppo, dice altro"

"A Molfetta la criminalità è diventata un'emergenza"

Matteo D'Ingeo, coordinatore del Liberatorio Politico, lancia una dura accusa rispetto alla situazione attuale dell'ordine pubblico

Attualità
Molfetta mercoledì 30 settembre 2020
di La Redazione
Incendio di tre autovetture
Incendio di tre autovetture © MolfettaLive.it

Ventitré incendi di auto a Molfetta nel 2020. Un numero elevato che invita a riflettere. “Si convochi un consiglio comunale monotematico sulla sicurezza”, aveva invitato Matteo D’Ingeo, coordinatore del Liberatorio Politico, subito dopo l’incendio di tre autovetture la sera del 24 settembre.

Neanche il tempo di mettere al proprio posto i tasselli, ecco un nuovo incendio, sempre in zona parrocchia San Giuseppe, questa volta lunedì scorso alle 22. Un evento di cronaca che ha riacceso, è il caso di dirlo, la verve di Matteo D’Ingeo, da sempre attento agli eventi delinquenziali in città.

“Il sindaco Tommaso Minervini, e i suoi compagni di viaggio del “NOI”, continuano a mistificare la realtà promuovendo e rappresentando artificiosamente una Molfetta qualitativamente vivibile e la candidano a “Capitale della Cultura 2022”. La realtà, purtroppo, ci racconta altro – scrive Matteo D’Ingeo - La quotidianità che viene percepita fuori dal “Palazzo” è diversa dalla narrazione, a volte grottesca, che Minervini ripropone spesso con i suoi comizi di propaganda, quasi giornalieri, e che hanno avuto la loro massima diffusione specialmente durante la propaganda elettorale del suo candidato alla regione. Ebbene, Sindaco, da quest’altra parte della barricata i cittadini hanno una percezione diversa della città”.

Il coordinatore del Liberatorio Politico continua la narrazione della città dal suo punto di vista. “Lasciando da parte i giudizi sul “circo mediatico” dello sviluppo economico e turistico della città, soffermiamoci sulla percezione della vivibilità, sicurezza e della cultura della legalità nella nostra città. Mentre lei studia, stando seduto dietro la scrivania, i compiti da impartire al suo “condottiero”, che deve andare in regione a rastrellare fondi da far confluire nelle casse comunali, la città brucia. Sta bruciando un po’ la volta e cittadini inermi, quartiere dopo quartiere, assistono sbigottiti alla distruzione delle loro auto. Non sappiamo quanti di loro denunciano l’accaduto per dolo, perché malconsigliati non vogliono perdere quel minimo risarcimento dalle assicurazioni se si accerta il famoso “corto circuito”. Ma anche se fosse così, gli incendi avvengono e qualcuno deve farsi carico di scoprire l’autore, sperando che ci siano sempre solo danni materiali”, è il suo commento.

Matteo D’Ingeo continua nella sua sete di sapere le cause di questi eventi che fanno balzare Molfetta agli onori della cronaca. “I cittadini hanno diritto di sapere se nella loro città, ci sono piromani seriali, piromani d’occasione o di emulazione; se gli incendi d’auto sono atti vandalici, ritorsioni o vendette personali; oppure se a Molfetta, e nelle città limitrofe, siano in atto operazioni criminali che hanno come obiettivo la creazione di un clima di paura collettiva per poi attuare nel tempo azioni estorsive indirette e diffuse. Probabilmente potrebbero esserci anche altre possibilità di lettura dei fenomeni ma, almeno, troviamone una di soluzioni perché, 360 auto bruciate in dodici anni, di cui 23 solo quest’anno, vuol dire che 360 famiglie hanno avuto un danno economico, oltre allo stress e la paura che queste situazioni possono generare.

Questa amministrazione, oltre a raccontarci la storiella della “città vivibile”, e quindi sicura, non ha fatto nulla per attivare canali istituzionali per cominciare ad affrontare il problema, almeno noi poveri mortali non abbiamo mai letto atti ufficiali.

Anzi, ha fatto di peggio; l’unico strumento che metteva intorno allo stesso tavolo istituzioni e cittadinanza attiva per monitorare la città, e proporre soluzioni, era il “Comitato Comunale di monitoraggio dei fenomeni delinquenziali”. Ho detto “era” perché questo organismo istituzionale è stato “silenziato” e “imbavagliato” e non è stato più convocato dall’11 giugno 2019. È anche questo il motivo per cui mi sono dimesso dalla carica di vice presidente del Comitato. Ma l’inerzia di quest’organismo, nonostante le proposte avanzate dal “Liberatorio Politico”, non ha prodotto neanche l’avvio di un confronto. Pensate che al primo punto delle dieci proposte c’era una proposta che riguardava proprio il problema degli incendi notturni.

Si proponeva il prolungamento dell’orario di servizio della Polizia Municipale fino alle ore 24 e il pattugliamento nelle ore notturne di Carabinieri e Guardia di Finanza, in coordinamento con le società di vigilanza privata. Questo è il minino che un sindaco possa prevedere come prevenzione”.

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I commenti degli utenti
  • Lino Lupis ha scritto il 03 ottobre 2020 alle 12:30 :

    E' vero, a Molfetta c'è purtroppo tanta di quella gentaglia...spazzatura per le strade,individui chiassosi seduti ai bar volgari e maleducati. Macchine in giro con impianti stereo a tutto volume. Non stiamo certamente meglio dei quartieri malavitosi di Napoli o Palermo...meno male che c'è qualcuno con un po di coraggio come d'ingeo che tampona il lassismo delle autorità Molfettesi. Rispondi a Lino Lupis

    Michele Casafina ha scritto il 18 ottobre 2020 alle 22:06 :

    Dico con certezza che i quartieri malavitosi non stanno solo a Napoli e Palermo, li ho vissuti a Roma, a Milano, a Torino, a Genova...devo continuare ? Inoltre è un paragone che non regge perchè Molfetta ha circa 60.000 abitanti mentre le grandi metropoli hanno milioni di abitanti. A Molfetta vivete bene (ci vengo molto spesso e la vivo). E' senz'altro un fenomeno che va affrontato per non farlo crescere...forse truffano le assicurazioni ? forse i vostri malviventi atavici (sono le stesse famiglie degli anni '60) si sono acculturati nella violenza e nel guadagno che ne ricavano o forse ci sono altre ragioni. Ma non è corretto fare paragoni con due bellissime città. Sono di Molfetta ma mangio spesso nei quartieri, con giacca, cravatta ed orologio d'oro, nessuno mi ha mai toccato. Rispondi a Michele Casafina

  • Daniela allegretta ha scritto il 30 settembre 2020 alle 10:46 :

    Ma semplicemente telecamere? Rispondi a Daniela allegretta