Il racconto di una donna e delle violenze psicologiche subite

"Le parole e gli sguardi possono uccidere", una storia di riscatto e libertà

"Mi umiliava: era una violenza che faceva più male di pugni, calci e schiaffi; lasciava la mia anima tumefatta, senza segni esterni, ma con una solitudine pazzesca"

Attualità
Molfetta mercoledì 25 novembre 2020
di Antonio Aiello
Violenza sulle donne
Violenza sulle donne © Tranilive.it

“Le parole e gli sguardi possono uccidere. Io l’ho capito in tempo e sono riuscita a ribellarmi ed a ritrovare la mia libertà".
Incomincia così il nostro racconto. Un racconto dedicato a questa giornata: alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
"Non è stato facile. Ho trovato intorno a me un muro di gomma fatto di indifferenza e incomprensione. La cosa più difficile è stata essere creduta quando chiedevo aiuto anche alle mie stesse amiche che, dicevano, era un modo di mostrare il suo amore e il suo affetto.”

Queste sono le parole di Rita, nome di fantasia che useremo per garantire l’anonimato e non tradire la fiducia di questa donna che coraggiosamente ha trovato il coraggio e la forza di ribellarsi. Ma questa potrebbe essere la storia di Alessandra, Chiara, Elena, della nostra vicina di casa, della ragazza che lavora con noi e della commessa del negozio sotto casa. Una storia di tutte le donne.

“Agli occhi della gente eravamo una coppia perfetta - racconta Rita – Ma, tutte le volte, arrivati a casa, ogni pretesto era buono per litigare. Mi umiliava e lentamente ha svuotato la mia vita di tutti i momenti di gioia. All’inizio pensavo che fosse geloso e possessivo perché mi amava.”

“Lo ricordo ancora quello sguardo di soddisfazione - continua Rita - Lo leggevo sul suo viso quando cercavo di ribellarmi e mi diceva: tanto non puoi lasciarmi. Con i nostri figli e senza lavoro dove vai? Usciva un lato possessivo di lui che, mentalmente, mi portava nella disperazione totale. La cosa più difficile è stata far valere le mie parole di fronte alla mancanza di prove: non avevo alcun segno fisico che potesse confermare quella violenza. Infatti, la violenza che subivo era fatta di sguardi, parole, di silenzi e rifiuti che facevano più male di pugni, calci e schiaffi. Questa violenza lasciava la mia anima tumefatta, senza segni esterni, ma con una solitudine pazzesca.”

“Forse l’episodio più determinante – trova il coraggio di raccontare - è stato quello in cui ho trovato la forza di ribellarmi. Il momento in cui ho deciso di uscire da un mondo d’ipocrisia nel quale tutti sono bravi a parlare ma nessuno è disposto a farsi avanti quando hai bisogno d'aiuto; come se il problema fosse creato da te".

"Un giorno mi afferrò il collo - prosegue Rita - In quel momento vidi tutti i miei sogni, le mie aspettative, chiudersi in una scatola che lentamente naufragava negli abissi e con lei iniziava ad affondare la mia vita. Ebbi la forza di correre verso la luce della libertà, nonostante non avessi la comprensione di nessuno, nonostante mi stessero piovendo addosso una marea di critiche. E' stata dura ma alla fine sono riuscita a conquistare la mia libertà”.

Oggi Rita è una persona solare ed estroversa, nonostante abbia dovuto sostenere un iter giudiziario lungo e pieno di difficoltà.
“Spero che il mio racconto possa essere d’incoraggiamento, per le ragazze e le donne, a ribellarsi ad ogni forma di violenza. Sia fisica che psicologica affinché si possa educare al rispetto”.
Amare significa donarsi e non limitare la libertà delle persone che si hanno accanto.

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