Processo "palazzine Fontana", acquisiti tutti i documenti della Procura

Su accordo delle parti si è proceduto alla rinuncia all’esame in aula dei numerosi testimoni. Acquisiti, assieme agli atti, la relazione dei Carabinieri, alcuni esposti e articoli di stampa

Cronaca
Molfetta mercoledì 11 novembre 2009
di La Redazione
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Prosegue nel Tribunale Penale di Molfetta il processo a carico di Giuseppe Calò e Leonardo De Gennaro, rispettivamente responsabile e direttore dei lavori della ditta Italco, imputati del reato di crollo delle palazzine del Prolungamento di Via Aldo Fontana.

Per la Procura della Repubblica di Trani gli imputati, in concorso fra loro, avrebbero causato imponenti dissesti statici degli edifici sino a provocarne il crollo in itinere, a causa della profonda ossidazione dei ferri strutturali ed altri fenomeni di compromissione statica delle costruzioni, per l’uso di materiale non idoneo e senza procedere al collaudo dei materiali stessi.

Nell’udienza di ieri sono comparsi davanti al giudice dott. Lorenzo Gadaleta alcuni testimoni del titolare dell’inchiesta, il Pubblico Ministero dott. Antonio Savasta, sostituito nel dibattimento da un Pm onorario. Tra questi, anche gli agenti di Polizia Municipale addetti al settore edilizio, i militari che all’epoca dei fatti svolsero le indagini di Polizia Giudiziaria, fra i quali il Ten. Col. dei Carabinieri Paolo Vincenzoni, all’epoca dei fatti comandante della Compagnia dei Carabinieri di Molfetta e alcuni politici (Matteo D’Ingeo e Mauro De Robertis).

Su accordo delle parti (avv. Annamaria Caputo difensore di De Gennaro, Marcello Magarelli per le parti civili) si è proceduto alla rinuncia all’esame in aula dei numerosi testimoni dell’Accusa e all’acquisizione dei documenti e degli atti delle investigazioni preliminari svolte dal pubblico ministero, con notevole accorciamento dei tempi del processo.

«Sono stato io – ha commentato l’avv. Bepi Maralfa, difensore dell’imputato Giuseppe Calò – a chiedere con una nota scritta che si rinunziasse ai testimoni per accorciare i tempi del processo, perché il Calò non ha alcun interesse alla prescrizione del reato ma al raggiungimento della verità storica e processuale per dimostrare la propria innocenza rispetto al gravissimo reato che gli viene contestato».

In particolare, è stata acquisita la relazione riepilogativa a firma dell’allora Capitano Vincenzoni, nella quale è scritto – secondo quanto riferito dalle fonti informative – che il calcestruzzo utilizzato nella costruzione delle palazzine non era stato fornito da centrali di betonaggio autorizzate, ma prodotto in cantiere.

Dalle indagini, in particolare secondo quanto emerso dal geologo dott. Michele Mezzina, è emerso tuttavia che il sito dove le palazzine furono realizzate era già stato in precedenza, nel 1991, oggetto di altro studio da parte del geologo il quale aveva già valutato la particolare geologia della zona. Le prove geologiche avevano anche evidenziato come alcune di quelle palazzine erano state edificate su siti su cui era rilevata la presenza di formazione alluvionale.

Sono stati acquisiti, inoltre, gli esposti di Matteo D’Ingeo, Mauro De Robertis e Salvatore De Musso (residente in uno degli stabili abbattuti) e alcuni articoli della stampa dell’epoca dei fatti (2004).

La prossima udienza è stata fissata per il 22 dicembre, data in cui saranno chiamati a deporre componenti della Pubblica Amministrazione di quegli anni, fra i quali Guglielmo Minervini, Maria Sasso e Francesco Cives. Il 9 febbraio sarà la volta dei tecnici.
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