"Caro Estinto", la testimonianza delle agenzie funebri

A deporre sono stati chiamati Mauro Domenico Befo, tre impiegati dell’agenzia “La Cattolica” e un maresciallo dei Carabinieri autore delle indagini

Cronaca
Molfetta lunedì 14 dicembre 2009
di La Redazione
© MolfettaLive.it
È durata circa otto ore giovedì nel Tribunale di Trani la seconda udienza del cosiddetto processo “Caro Estinto”.

Sul banco degli imputati Giuseppe Spagnoletti, titolare dell’agenzia funebre “La Cattolica”, il suo dipendente Michele Defronzo, i due operatori coordinatori professionali Vincenzo Samarelli e Domenico Bovenga, e i medici convenzionati Vito De Gennaro, Isabella Dragone, Luigi Massari ed Enrico Pansini. Dovranno difendersi dalle accuse, a vario titolo, di associazione per delinquere, rivelazione ed utilizzazione di segreto d’ufficio, falso ideologico, corruzione, concussione e peculato.

Il procedimento ha avuto origine da un’inchiesta condotta nel 2006 dai Carabinieri del Comando provinciale di Bari a cui si rivolse Mauro Domenico Befo, titolare di un’impresa di onoranze funebri per denunciare presunti intrecci tra infermieri e medici dell’ospedale di Molfetta e altre agenzie concorrenti (dettagli nella colonna a destra).

E proprio Befo è comparso come teste davanti alla corte composta dai giudici Cesarea Carone (presidente), Lorenzo Gadaleta e Francesco Messina (a latere). Hanno testimoniato anche tre dipendenti dell’agenzia funebre “La Cattolica” (De Scisciolo, Angelantonio De Gennaro e Michele De Gennaro) e il maresciallo dei Carabinieri Brascia.

Nella deposizione durata all’incirca cinque ore, il maresciallo ha ripercorso le indagini condotte anche mediante intercettazioni telefoniche. Dalla sua testimonianza si è delineato il fitto sistema di rapporti tra alcuni infermieri dell’ospedale e l’agenzia di pompe funebri. Quest’ultima, stando alle deposizioni, veniva contattata poco prima del decesso del paziente.

In riferimento alla posizione dei medici di base accusati – compiacenti o disattenti - di redigere certificati di morte basandosi sulle indicazioni dei rappresentanti delle agenzie, in alcuni casi dietro il pagamento di 25 euro, i tre dipendenti non sono riusciti a dare indicazioni né sulla presunta dazione di denaro, né sui tempi, né sui modi con cui sarebbe stata effettuata.

Nel corso del dibattimento è emerso quindi che i certificati di morte, seppur non rientranti nei loro doveri istituzionali degli accusati, non possono tuttavia essere considerati contrari ai doveri d’ufficio.

Il dibattimento è stato aggiornato al 23 dicembre. Prevista l’audizione degli ultimi testimoni del Pubblico Ministero Ettore Cardinali e l’esame di cinque della difesa (testi a discarico).
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