Gurgo, un canale per il PIP

Presentato ieri il piano del Comune per la mitigazione del rischio idraulico nella terza zona artigianale. Ma il procedimento contro l’AdB va avanti

Politica
Molfetta martedì 12 gennaio 2010
di Lorenzo Pisani
© MolfettaLive.it
Un canale in cemento armato lungo 584 metri con sezione di 2,7 metri per 3 attraverserà l’agro di Molfetta da via Parieti Nuove (punto d’intersezione tra le lame Scorbeto e Pulo) sino al Gurgo, una dolina nei pressi del Pulo.

È la risposta dell’amministrazione comunale al rischio di inondazioni nella zona artigianale che verrà, detta zona PIP3, quella delle torri gemelle alte oltre 100 metri e da circa cento insediamenti produttivi. La gigantesca opera sarà, nelle intenzioni del Comune, abbinata a un sistema di vasche sotterranee per la raccolta delle acque piovane.

Nelle intenzioni, si è detto, perché il progetto di quello che potrebbe prendere il nome di “canale Gurgo” dovrà essere sottoposto al parere dell’Autorità di Bacino della Puglia, la stessa contro la quale via Tattoli ha intrapreso un braccio di ferro nelle aule del Tribunale Superiore delle Acque di Roma, a seguito dell’approvazione del Piano per l’Assetto Idrogeologico (PAI). Piano che ha evidenziato numerose aree in territorio molfettese (agro e città) a rischio idrogeologico medio-elevato per la presenza di lame, le profonde incisioni del territorio che tanto preoccupano per la loro capacità di gonfiarsi di acqua in caso di precipitazioni.

Il prossimo 26 gennaio il primo atto della controversia, alla quale la Provincia di Bari di Francesco Schittulli ha deciso di schierarsi dalla parte di Azzollini. Ancora una volta lo scontro si sposterà a Roma, e potrebbe dire pollice recto o verso per il PIP.

Parallela alla controversia corre la volontà di sedersi a un tavolo, a cominciare dall’opera di mitigazione del rischio idraulico presentata ieri nella Sala Giunta di Palazzo di Città. Una contraddizione? No, a sentire i presenti. Il sindaco Azzollini, il suo vice Uva, l’assessore alle Attività Produttive Palmiotti e il dirigente Settore Territorio Altomare hanno illustrato, ciascuno secondo le sue competenze, la ratio dell’intervento.

Obiettivo principale lo sviluppo. Cento aziende - come dichiara Palmiotti - di prossimo insediamento, secondo il Comune non possono attendere oltre. Per questo, precisa l’ing. Altomare, l’iter per la realizzazione del Piano degli Insediamenti Produttivi può avviarsi, ad eccezione delle zone ad alta pericolosità idraulica. Qui i lavori potranno partire subito dopo la realizzazione del canale, il cui costo di un milione di euro sarà attinto dal bilancio comunale.

Ma il PAI ha evidenziato aree a elevato rischio anche in corrispondenza di via Berlinguer. Per queste non ci saranno opere di mitigazione del rischio? Al momento la priorità è il PIP, a sentire le dichiarazioni di Azzollini: «Adesso sentiremo ciò che accade sotto il profilo della vertenza giudiziaria. Quando si aprirà una interlocuzione con l’Autorità di Bacino, probabilmente, ci saranno quelle condivise».

Dialogo difficile, visti i precedenti. Ma i toni, a differenza di quelli dello scorso 18 luglio sono più pacati.

Allora, nel forum organizzato dall’amministrazione comunale, l’Autorità di Bacino fu dipinta come «un organo di chiara derivazione politica». C’è sempre il sarcasmo del paragone tra il nostro territorio e quello dei laghi Michigan, ma di acqua sotto i ponti ne è passata parecchio, specie il 4 agosto.
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