Rischio idrogeologico nel PIP, i proprietari terrieri attaccano Azzollini

Sulla vicenda del PIP interviene il dott. Guglielmo Facchini, portavoce dei proprietari dei suoli interessati dalla nuova zona artigianale

Attualità
Molfetta giovedì 14 gennaio 2010
di Lorenzo Pisani
© MolfettaLive.it

Quando, nel maggio 2008, furono più volte evocati in un incontro pubblico organizzato da L’altra Molfetta, nessuno in città conosceva i termini PIP, PAI e tantomeno Autorità di Bacino.

Eppure gli ultimi mesi sono ricchi di cronache attorno all’argomento. Allora fu il Dott. Guglielmo Facchini a prendere parola ed esporre la tematica del rischio idrogeologico in territorio di Molfetta. L’avremmo ritrovato poco più di un anno dopo, sommerso dai fischi in un forum organizzato dal Comune sullo stesso argomento.

Oggi, dopo la conferenza stampa in cui il Comune ha illustrato l’opera di mitigazione che, nelle intenzioni dei progettisti, dovrebbe ridurre il rischio nella zona artigianale di prossima realizzazione (detta PIP3, da Piano degli Insediamenti Produttivi), Facchini, portavoce dei proprietari dei suoli su cui ricadranno gli insediamenti, prende di nuovo parola e attacca l’amministrazione del sindaco Antonio Azzollini.

Il Comune - questo in sintesi il suo pensiero – avrebbe autorizzato il PIP su un’area a rischio idrogeologico per la presenza di alcune lame che, in caso di straordinarie precipitazioni atmosferiche potrebbero gonfiarsi di acqua, danneggiando ciò che potrebbero incontrare sul loro percorso. Pensiero che si fonda anche sul Piano per l’Assetto Idrogeologico (PAI) approvato dall’Autorità di Bacino della Puglia, organismo con competenza sui sistemi idrografici regionali e su quello interregionale dell’Ofanto.

«Al di là di ogni polemica, per onestà intellettuale – dichiara nella sua lettera diffusa agli organi di stampa -, e per fare chiarezza, mi corre innanzitutto l’obbligo di elencare alcune precisazioni».

«Lama Scorbeto, Marcinase, Vincenza e dell’Aglio drenano una superficie di 150 Kmq. Esse costituiscono la cosiddetta Lama Nord che sfocia a Cala San Giacomo in un tronco fluviale unico. Si tratta delle lame edificate dalla zona PIP ed ASI e non solo sotto la amministrazione Azzollini, ma anche nelle precedenti.

Lama Pulo, piccola ed insignificante lama che nasce nei pressi della dolina del Gurgo e del Pulo, sfocia alla Secca dei Pali e risulta anch’essa ostruita dai lavori di urbanizzazione primaria oggi in corso nel comparto 25.

Lama Sedelle (sulla Molfetta-Ruvo), e Lama Scotella (lama che va dall’ospedale al vecchio porto), drenano circa 7 kmq e sono state edificate da palazzine per civili abitazioni dalla SS. 16bis fino al loro sbocco sul mare. Lama Cupa infine drena circa 14 Kmq e sta subendo la stessa sorte di queste ultime due.


Si badi bene – ricorda Facchini - ognuna di queste lame citate, esclusa la piccola Lama Pulo, drena diversi milioni di metri cubi di acqua al giorno, in caso di piena, prevista entro i prossimi ventisette anni».

Questa scadenza vien fuori da calcoli statistici, i cosiddetti “ritorni di piena” che hanno cadenza ciclica.

«Tutte le regioni – continua la lettera -, le province ed i comuni di Italia, compresa la Puglia, hanno legiferato per rendere lecito questo stato di cose e facendo ciò, si è venuta a realizzare in tutta Italia, un condiviso malcostume, con una diffusa urbanizzazione selvaggia, con lottizzazioni abusive, e molti altri illeciti e reati il cui elenco sarebbe troppo lungo richiamare» denuncia il portavoce.

«L’Autorità di Bacino della Regione Puglia, da tempo aveva indicato al consorzio ASI e al Comune di Molfetta quali fossero le zone, dove si può edificare senza rischio, ossia dapprima che avvenisse l’approvazione del piano particolareggiato delle nuove zone di espansione PIP e ASI». «Gli opifici si possono realizzare dove la sicurezza e le leggi lo consentono».

Da qui parte l’attacco ad Antonio Azzollini e all’operato della sua giunta: «Il sindaco Azzollini e tutto il suo staff invece, se ne infischiano, come pure i responsabili del consorzio ASI. Essi continuano a scrivere sui media con giochi di parole per nascondere la verità, la realtà dei fatti».

Aperte critiche anche al canale presentato pubblicamente lunedì dal Comune previsto nell’area del Gurgo, una depressione poco distante dal Pulo. Per Facchini non solo è insufficiente e dal costo reale di gran lunga superiore a quanto dichiarato, ma costituirebbe un ulteriore sfregio al territorio e, se autorizzato dall’AdB potrebbe dar origine ad azioni penali.

Nessuna attenzione sarebbe stata invece riservata, secondo i proprietari terrieri, agli edifici sorti su zone a rischio e abitati. In più, sostengono, da parte del Comune sarebbe in atto un tentativo di far passare per problemi causati dalla rete di fogna bianca il reale rischio idraulico.

«Le torri gemelle possono aspettare» afferma la lettera, riferendosi ai due grattacieli da 100 metri, il simbolo della nuova zona artigianale.

«Che sta succedendo ai nostri amministratori? Dimenticano forse che sono responsabili a tutti gli effetti di questo dissesto? Dimenticano che dovrebbero rimborsare di tasca loro, le conseguenze di questi misfatti, in caso di inondazione?».

Interrogativi che anche stavolta non mancheranno di far discutere.

Lascia il tuo commento
commenti
I commenti degli utenti
  • _paz_ ha scritto il 15 gennaio 2010 alle 20:56 :

    facchini,ma i calcoli dove stanno?vogliamo vedere anche qll dell'autorità di bacino magari...manca poco e si festeggia!!! Rispondi a _paz_

  • maipercaso ha scritto il 15 gennaio 2010 alle 12:43 :

    chi commenta e da del fazioso a Facchini dovrebbe quanto meno essere libero da un conflitto di interessi in questo problema. a buon intenditor.. Rispondi a maipercaso

  • Biancorosso89 ha scritto il 14 gennaio 2010 alle 19:13 :

    ma i proprietari dei suoli nn percepiscono un indennizzo per il suolo in base al piano regolatore comunale? bho Rispondi a Biancorosso89

  • iarba27 ha scritto il 14 gennaio 2010 alle 15:19 :

    ...E se può faccia anche anche un calcolo dell’attuale rete di drenaggio urbano e m i dimostri che non è questa che causa i frequenti problemi di allagamento in tutta la città e nelle periferie industriali. Rispondi a iarba27

  • iarba27 ha scritto il 14 gennaio 2010 alle 15:19 :

    Infine, mi meraviglio di come una persona che si dice così attenta, non noti che la opera di deviazione di cui si parla risolverebbe eventuali, e dico eventauli e remoti, problemi di sicurezza già per l’attuale zona artigianale, ancor prima che per il suo ampliamento. Sono sicuro che avrà attentamente guardato le carte per cui evidentemente le ha male interpretate. Rispondi a iarba27

  • iarba27 ha scritto il 14 gennaio 2010 alle 15:18 :

    E proprio per le sue forti affermazioni perchè il Dott.Facchini non rende pubbliche le sue analisi, o di chi per lui, così che tutti possiamo imparare? Inoltre è solo lui che afferma di essere portavoce dei proprietari dei suoli ricadenti in zona PIP: o lo è e ce lo dimostri, o non lo è, o è il principale proprietario per cui avente maggiori interessi che un semplice esproprio!!!! Rispondi a iarba27

  • iarba27 ha scritto il 14 gennaio 2010 alle 15:17 :

    Rimango sempre colpito dalle affermazioni del Dott. Facchini,ormai esperto di catastrofi idrogeologiche più che medico.Eppure mi piacerebbe conoscere la fonte di tutto questo suo sapere.Mi dispiace che egli pensi che si possa parlare di milioni di mc di acqua e bacini di centinaia di migliaia di kmq (paragonabili ai principali torrenti di Puglia!!!) senza però esporsi più di tanto,solo facendo rumore “politico”. Rispondi a iarba27

  • MOLF ha scritto il 14 gennaio 2010 alle 11:42 :

    Capisco che quando si tratta di subire un esproprio fa male, ma allora perchè il Sig. Facchini voleva o stava pensando o si parlava di realizzare la famosa "Città della Scienza" sempre su quei terreni???. Chi sta dietro di lui??? Chi rappresenta realmente??? Mistero fitto. Rispondi a MOLF