«Il rischio idrogeologico? Colpa dell’uomo»

Legambiente e l’Autorità di bacino hanno discusso lunedì di lame e Pai. Assente il comune di Molfetta

Attualità
Molfetta mercoledì 10 febbraio 2010
di Lorenzo Pisani
© MolfettaLive.it
Scorrono veloci alla fine della serata le immagini dell’agro di Molfetta. Distese di uliveti interrotti ora da una strada, ora da una ferrovia. Ora da un capannone. L’occhio del regista Giuseppe Boccassini indugia sulle soluzioni di continuità e la voce di Vito Copertino spiega la didascalia.

Qui si origina il rischio idrogeologico, affermano.

Lo ha ripetuto, l’ingegnere, meno di due ore prima nella conferenza di Legambiente in cui è intervenuto assieme a Umberto Fratino dell’Autorità di bacino della Puglia.

Assente il comune, che in un primo momento aveva accettato l’invito di Antonello Mastantuoni. Ma in sala siedono habitué dei corridoi di Palazzo di Città, convitato di pietra al tavolo convocato nella fabbrica di San Domenico.

La materia non è di facile comprensione. Per questo l’analisi parte da lontano. Copertino snocciola definizioni per spiegare cosa è una lama e in che modo s’inserisce nel territorio. Spiega che dalle nostre parti le precipitazioni sono sì meno frequenti che nel settentrione ma più intense. Il terreno allora non riesce a filtrare la pioggia, che prende a scorrere nei solchi fino a giungere a mare.

Ma l’uomo a volte ci mette del suo e può capitare che ne sbarri la strada con strade e costruzioni. Allora sono guai, vedi alla voce allagamenti e disastri.

Dopo i fatti di Sarno, il governo ha accelerato sull’istituzione di autorità regionali e interregionali di governo delle acque.

Quella con sede a Valenzano ha competenza sul territorio pugliese e l’intero bacino del fiume Ofanto, compresi i territori di Campania e Basilicata. Contro il suo piano per l’assetto idrogeologico (Pai) si è appellato il comune.

I tecnici, gli ing. Romano e Bonelli, illustrano le modalità cui l'autorità è giunta all’ormai celebre mappa con i tratti blu e rossi. Un lavoro durato anni, fatto di rilievi sul campo ed elaborazioni con sistemi a due dimensioni (Tuflow), alla cui realizzazione ha partecipato anche il comune di Molfetta con la trasmissione di dati. Salvo poi contestarlo «quando si è giunti ai risultati» come dichiarato da Fratino.

Risultati che hanno evidenziato la presenza sul territorio di nove lame, cinque delle quali sfociano a cala San Giacomo, a ponente della città. Due sono quelle che attraversano il territorio urbano e altrettante solcano i terreni al confine con Giovinazzo.
Il modello simula anche la piena attesa dai calcoli statistici: da brividi.

Le cause? Gli sbarramenti e le edificazioni nel letto di questi fiumi “dormienti”. Gli ingegneri mostrano anche le immagini dei punti critici. Strade senza passaggi per le acque meteoriche, i cosiddetti “tombini”, e loro occlusioni. Insediamenti.
Spesso questi tombini non sono neanche collegati tra di loro, oppure variano le loro sezioni.

«Non sono pervenuti nei nostri uffici progetti comunali di opere di mitigazione del rischio - afferma Fratino – quindi non posso esprimermi a riguardo». Si parla del controverso canale col quale l’amministrazione – per realizzare la zona Pip - vorrebbe convogliare le acque delle lame Scorbeto e Pulo nel Gurgo, una dolina a ridosso del Pulo. Ipotesi vista come fumo negli occhi da Legambiente.

Nessuna opera, finora, è stata presentata dal comune anche per i comparti edilizi che ricadono nelle zone ad alta pericolosità idraulica.

E nessun "accanimento", dell'autorità, verso Molfetta: «Le perimetrazioni riguardano numerosi comuni amministrati da destra e sinistra».

Da una parte si auspica il dialogo, dall’altra i fatti dimostrano il contrario. In mezzo una certezza scientifica: «Non si può dimostrare che una lama sia estinta senza fornire documentazione». Chissà come avrebbe replicato il comune.
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I commenti degli utenti
  • _paz_ ha scritto il 11 febbraio 2010 alle 20:47 :

    perchè era inutile, sappiamo bene tutti e due che è solo questione politica...vedrai, dopo le elezioni si risolve tutto... Rispondi a _paz_

  • machivule ha scritto il 10 febbraio 2010 alle 15:42 :

    paz, se sostieni come le istituzioni cittadine che il rischio è un'invenzione politica per bloccare il meraviglioso sviluppo della città azzoliniana perchè non sei intervenuto? (ovviamente adducendo motivazioni scientifiche) Rispondi a machivule

  • _paz_ ha scritto il 10 febbraio 2010 alle 09:04 :

    cmq erano assanti tutte le istituzioni, non solo il comune..non mi è sembrato un dibattito visto che era presente solo una parte e poi si sono ripetute le solite cose..intanto qui è tutto bloccato Rispondi a _paz_