«Il fragile territorio di Molfetta». Parte II – La Città della scienza

Il progetto di un centro scientifico internazionale che prevede l’impiego di 1500 scienziati e il suo Iter fermo negli uffici comunali

Attualità
Molfetta mercoledì 03 marzo 2010
di Lorenzo Pisani
© Facchini

Cosa ha spinto un privato a realizzare una lunga serie di studi geologici sui terreni di sua proprietà?

Con questa domanda abbiamo chiuso ieri il primo dei due appuntamenti dedicati alle ipotesi sul rischio idrogeologico avanzate dal dott. Facchini.

Dove nasce l’esigenza di approfondire la natura del suolo nelle aree di sua proprietà a ridosso della zona industriale?

Tutto ha avuto origine quando Facchini nel 2006 ha commissionato alla Geo Exploration di Triggiano alcuni rilievi per valutare la possibilità di far insediare a Molfetta un centro scientifico internazionale.

Il nome era pronto, i progetti pure (in alto la pianta), ma è stato il suolo a non essere idoneo. Sull'area prescelta (terreni in parte di proprietà del dottore e della sua famiglia) secondo i geologi insistono due tronchi di lame e quindi l’intera struttura va ridisegnata.

Approntate le modifiche per renderlo conforme alle leggi, il progetto è stato ripresentato nel 2008 agli uffici comunali e lì è sembrato smarrirsi per circa due anni, «Solo di recente – dichiara Facchini – mi sono stati concessi dei terreni, ma in un’area non idonea».

Il comune ha intenzione di realizzare in quella stessa zona l’ampliamento del Piano degli insediamenti produttivi (Pip) e, anzi, a tal fine si deve procedere con gli espropri.

Nulla da fare, sembrerebbe, per l’Azienda Città della Scienza San Corrado di Baviera (detta Città della scienza), questo il nome del progetto, un’istituzione giuridica internazionale dedicata allo “sviluppo della ricerca scientifica applicata alla produzione industriale”, vale a dire la ricerca originata da precise domande di mercato. Un’istituzione che gode di tutte le normative di diritto internazionale, di diritto privato, pubblico e amministrativo attualmente vigenti.

Sua finalità primaria – si legge nell’atto fondativo - è la promozione della cultura in generale, ma soprattutto della ricerca e cultura scientifica (…). Sua finalità specifica è la produzione di brevetti con conservazione della proprietà intellettuale e di prodotti di altissima tecnologia da immettere sul mercato”.

Gli ambiti di ricerca abbracciano numerosi campi della scienza: farmacopea, scienza della vita (compresa la ricerca sulle cellule staminali e vaccini), genomica, qualità e sicurezza alimentare, biotecnologie, nano-tecnologie, scienze dei materiali. La ricerca avviene nel pieno rispetto di tutti i principi dell’etica e bioetica previste dalle norme vigenti.

Questo centro di ricerca di tecnologie e nuovi materiali (usati anche dall’industria spaziale), sostiene Facchini, direttore esecutivo di Città della scienza, ha già raccolto le adesioni dei rettori di alcune università italiane (La Sapienza di Roma, Politecnico di Torino, Università degli Studi di Bari, Politecnico di Bari, Università Federico II di Napoli, Seconda Università di Napoli, Iulm di Milano, Università del Sannio di Benevento, Università degli Studi dell’Aquila), del Cnr e dell’Enea, dell’Istituto superiore di sanità, oltre che di alcune multinazionali farmaceutiche.

«I fondi per il finanziamento del complesso sarebbero reperiti dal VII programma Quadro della Comunità Europea – illustra il dottore -, oltre che da altri fondi pubblici (agevolazioni Legge 488) e privati, nazionali ed esteri provenienti dalle industrie appartenenti a Paesi riconosciuti dall’Onu».

Un'iniziativa ambiziosa, quasi impossibile dalle nostre parti, che vedrebbe l’arrivo a Molfetta di circa 1.500 ricercatori provenienti da tutto il mondo. A tal proposito sono già stati stipulati accordi con ambasciate di Francia, Germania, Regno Unito, Austria, Ucraina, Polonia, Siria, Giordania, Egitto, Cuba, Brasile, Giappone.

Il progetto che attende ancora la risposta del comune di Molfetta prevede in un’area di 18 ettari dieci padiglioni a due piani destinati a ospitare laboratori di ricerca, uffici, sale congressi e un’area di coltivazione coperta per colture ogm vegetali, biblioteche e strutture sportive. «Il tutto costruito con i moderni standard architettonici e il rispetto delle diverse culture ospiti nella struttura, tradotto nella costruzione di edifici di culto destinati alle differenti religioni dei ricercatori».

L’innovazione alla base della Città della scienza non riguarda solo gli ambiti scientifici, ma lo statuto. Trattandosi di un ente internazionale, tutti i prodotti della ricerca potranno essere commercializzati a fini civili anche nei paesi sottoposti a embargo; inoltre sarà conservata la proprietà intellettuale dei brevetti, incentivando così l’arrivo di scienziati attratti dalla possibilità di far fruttare le proprie scoperte.

Organi di governo previsti dalla Città della scienza sono il comitato scientifico permanente, il consiglio di amministrazione e quello dei ricercatori, costituito da personalità scientifiche note al mondo della scienza e dell’industria (membri del Cnr, università, Enea e politecnici) che ne dirigeranno le attività.

Rita Levi Montalcini e Carlo Rubbia sono stati proposti come possibili presidenti onorari.

L’investimento iniziale è stato quantificato in 550 milioni di euro già reperiti all’estero. La stima dei ricavi dell’attività di ricerca parla di circa 2mila milioni di euro in cinque anni, senza contare altri finanziatori attratti dai vantaggi del centro.

Si stenta a credere che tutto ciò avrebbe potuto realizzarsi nella nostra città. L’indirizzo del comune è stato quello di concedere per la cittadella internazionale, solo dopo due anni, dei terreni considerati non idonei dal richiedente.

Si è premuto invece l’acceleratore sul Pip. Due soluzioni agli antipodi, come le posizioni dei due protagonisti di questa storia.

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I commenti degli utenti
  • MOLF ha scritto il 03 marzo 2010 alle 16:11 :

    Ecco che solo ora, ovvero dopo anni, il Sig. Facchini svuota il sacco e risponde alle mie domande fatte ieri (leggi link) : http://www.molfettalive.it/news/news.aspx?idnews=11689 Ora capite che tipo di interessi c'è dietro altro che lame o altro. Se il Sig. FACCHINI dorme, bene fa il comune ad andare avanti. Non si può dipendere dagli interessi di un singolo, e dei suoi scagnozzi. Rispondi a MOLF

  • ladyoscar90 ha scritto il 03 marzo 2010 alle 13:56 :

    ottimo articolo e ottima inchiesta! Rispondi a ladyoscar90

  • diamante2009 ha scritto il 03 marzo 2010 alle 10:44 :

    Ho recuperato ieri notte la lettura di un mese di Vostri articoli. La fretta e lo stress da lavoro fanno a volte tenere il naso fuori dalla cronaca cittadina: mea culpa! Apprendo di tanti" buoni propositi": uno per tutti, questa Città della Scienza da sogno! Di contro, si profilano un piano idrogeologico traballante, un porto mal cogitato, un territorio violentato? L'ambiente e la natura presentano sempre il conto! Grazie ai giornalisti "veri" che ci aiutano a non abbassare la guardia... Lisa Rispondi a diamante2009

  • maxam ha scritto il 03 marzo 2010 alle 10:29 :

    Ma perché il Dott. Facchini non ha detto subito che aveva interessi economici sull'area interessata? Non si trattava di salvaguardare l'ambiente, ma voleva costruirci qualos'altro. Rispondi a maxam

  • Mike_79 ha scritto il 03 marzo 2010 alle 10:23 :

    Un po' di scienza servirebbe in una città come la nostra ... e non dico altro ... Rispondi a Mike_79

  • giubal ha scritto il 03 marzo 2010 alle 10:23 :

    Questa notizia non è credibile. Se un centro del genere salta solo perchè il comune di Molfetta non concede il terreno giusto, perchè non l'hanno costruito altrove? Evidentemente nessuno ne sentiva l'esigenza. Lo sapete che è presto per i pesci di aprile? Rispondi a giubal