Il Liberatorio: «Tutti parlano di pesca, nessuno di mare»

«Le maglie larghe delle reti? Un falso problema» denuncia Matteo d'Ingeo

Politica
Molfetta lunedì 07 giugno 2010
di La Redazione
© n.c.

«Nonostante sia Giugno, gli odori, la luce e il sole che preannunciano l’estate sono ancora sbiaditi da un mormorio che si agita fuori dal mare. Tutti parlano del mare senza immergersi e sembrano voler ritardare il rito del primo bagno di stagione, ognuno con le proprie ragioni». Il Liberatorio Politico torna sull'inquinamneto bellico nel nostro mare e affida a una nota le sue perplessità su quanto sta accadendo in città negli ultimi giorni.

Comitato Seagull, Assopesca, sindaco e Comune di Molfetta, Regione Puglia, consiglieri regionali e comunali, oltre a sigle di partito in questi giorni hanno fatto sentire la loro voce, nello specifico riguardo le tabelle di armamento e le dimensioni delle reti.

Su quest'ultima vicenda, d'Ingeo ricorda che il regolamento contestato «non è giunto all’improvviso, essendo stato approvato già nel 2006; ci sembra, a nostro modesto parere, un po’ strumentale tutto questo rumore e ci chiediamo perché questo dissenso non è stato manifestato prima?».

«Dal 2006 c’era tutto il tempo di discutere, manifestare, proporre iniziative alternative, fare interrogazioni parlamentari, creare nuovi tavoli di concertazione; ed invece no, tutti si sono ricordati il 1 giugno 2010 (data in cui entrava in vigore il regolamento 1976/2006-CE) che c’era un problema che remava contro i lavoratori del mare, la loro occupazione e gli interessi degli armatori» continua la nota.

«Cari politici di terra e di mare ci sembra molto riduttivo spostare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla grandezza delle maglie delle reti da pesca, state mentendo a voi stessi e ai lavoratori, volutamente ignorate il vero problema e nascondete la polvere sotto il tappeto. Tra non molto gli armatori consegneranno le licenze di pesca e rottameranno i loro pescherecci non perché le maglie delle loro reti faranno perdere il pescato, ma semplicemente perché il pescato non ci sarà più.

In questi anni perché mai nessun armatore, nessun politico di quelli che si sono espressi in questi giorni si sono pronunciati sullo stato di salute del nostro mare e della diminuzione del pescato
» fa notare il Liberatorio. E riporta l'attenzione sui residuati bellici sui nostri fondali, allegando la foto scattata da un bagnante (in alto) «a riva al confine di battigia con Giovinazzo».

Il movimento si interroga anche sull'ormai celebre cartello di divieto di balneazione in località Torre Gavetone «che avvisava i bagnanti del pericolo di ordigni esplosivi», rimosso in questi giorni per via di lavori sulla battigia.

«Ad oggi non abbiamo ancora ricevuto risposte» afferma d'Ingeo, che conclude: «Il vero problema non sono le maglie più larghe delle reti ma il futuro del nostro mare e della nostra salute».

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I commenti degli utenti
  • buster88 ha scritto il 11 giugno 2010 alle 00:01 :

    Continuo ad esporre il mio pensiero: Complice o no la "malefica" alga tossica,la verità è che i nostri fondali sono sempre più spogli ed offrono ogni anno di più un ventaglio sempre più scarno di specie,il tutto a discapito della biodiversità.Se sulle bancarelle delle pescherie sono esposte decine di piccole cernie che non superano i 10 cm di lunghezza,il problema vero quale è? Rispondi a buster88

  • buster88 ha scritto il 10 giugno 2010 alle 23:01 :

    Certo che tutto il bailamme che si è creato rispetto all'entrata in vigore di questo regolamento comunitario è un "falso problema"! Anzi è proprio la maniera meno corretta di trovare una soluzione al problema vero che non è il centimetro in più di larghezza delle maglie delle reti, ma il drammatico impoverimento del nostro mare che,a prescidere dall'altro problema che è quello degli ordigni bellici convenzionali e non, sta provocando,di fatto,la morte di ogni forma di vita in esso presente. Rispondi a buster88