È guerra totale sul rischio idrogeologico

Dopo le dichiarazioni di Legambiente, parla il comune: l'Autorità di bacino ci ha sbattuto la porta in faccia

Attualità
Molfetta mercoledì 14 luglio 2010
di La Redazione
© Autorità di Bacino della Regione Puglia
«Un’esperienza tra le meno felici che io abbia mai vissuto nella mia non certo breve attività di difensore». Vincenzo Caputi Jambrenghi, docente universitario e avvocato consulente del Comune di Molfetta, definisce così l’esito negativo del tavolo tecnico tra Comune di Molfetta e Autorità di bacino dal quale sarebbe dovuta uscire la nuova perimetrazione del rischio idraulico del territorio molfettese.

Non sono serviti a nulla, sottolinea una nota di Palazzo di Città, quattro riunioni tecniche e decine di ore di riunione per arrivare a un accordo così come suggerito dal Tribunale superiore delle acque pubbliche di Roma.

Con una ordinanza emessa a maggio scorso, il tribunale aveva infatti accolto la richiesta (avanzata dal Comune di Molfetta) di riaprire l’istruttoria sull’attuale perimetrazione prendendo atto dello studio scientifico realizzato dal professor Orazio Giustolisi, già preside della Seconda Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Bari, specialista noto a livello europeo nella tematica del rischio idrogeologico, consulente del Comune di Molfetta.

Tuttavia, «nell’ultima riunione del Tavolo tecnico – spiega Jambrenghi in una relazione consegnata al sindaco di Molfetta Antonio Azzollini – l’Autorità di Bacino ha risposto che mai avrebbe preso in considerazione lo studio del prof. Giustolisi per controllarne congiuntamente i dati di partenza, il percorso logico-scientifico e i singoli calcoli. (…) Di fronte a una risposta così netta, che svelava la forte volontà dell’Autorità di non ripiegarsi per alcuna ragione sul lavoro pur faticoso e prezioso per la ricerca della verità di uno specialista, la delegazione comunale ha abbandonato il tavolo simbolicamente cinque minuti prima che esso fosse dichiarato chiuso».

Questa la versione dei fatti del comune, che smentisce quanto affermato ieri nel comunicato di Legambiente, estremamente critica sull'abbandono del tavolo e sulla mancata firma dei rappresentanti comunali ai verbali degli incontri.

E il vice sindaco Pietro Uva rincara la dose: «Ci siamo scontrati per l’ennesima volta contro il muro del “prendere o lasciare”, una logica per noi inaccettabile. Così facendo, l’Autorità di bacino ha disatteso le indicazioni del giudice del Tribunale Superiore delle Acque sbattendo la porta contro ogni possibilità di dialogo costruttivo.

Non ci rimane altro che registrare la mancanza di qualunque forma di collaborazione
– conclude – da parte di un ente regionale che dovrebbe invece essere istituzionalmente deputato al dialogo con i singoli enti territoriali».

Il prossimo 21 luglio le parti si ritroveranno nuovamente dinanzi al giudice del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche di Roma chiamato questa volta ad esprimersi nel merito della controversia.
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