Paolo Sciancalepore ospite d’eccezione della “galleria” dell’outlet

Fashion District e Cavalletto presentano la personale del pittore molfettese. Fino al 18 agosto

Cultura
Molfetta sabato 14 agosto 2010
di Daniele Pio Caldarola
© MolfettaLive.it
Nuova mostra per il progetto “Arte in vetrina all’Outlet”. Grazie alla collaborazione tra l’associazione culturale “Il Cavalletto” presieduta dal prof. Franco Valente ed il Fashion District, si può assistere, in vetrina, alla personale di Paolo Sciancalepore, artista molfettese del 1955, che attualmente vive e lavora a Bisceglie.

Una carriera completa la sua, iniziata con il diploma presso l’Accademia della Belle Arti di Bari – presso il corso di scenografia. Attivo artisticamente dal 1971, quando iniziò ad esporre le sue opere in mostre personali e collettive, riscuotendo un immediato successo. Il lavoro sui quadri però non è stato sempre al centro dei suoi impegni artistici: nel corso degli anni si è occupato anche di scenografie teatrali (prima sua passione), dell’illustrazione di libri di storia e di letteratura, della creazione di manifesti e di video documentari. Tra i più importanti riconoscimenti ricevuti, il premio di pittura Carlo Dalla Zorza, ricevuto nel 1997, indetto dalla Galleria Ponte Rosso di Milano.

Non stupisce il successo riscosso nel corso della sua carriera e la qualità del suo impegno. Le sue opere (quattordici quelle esposte all’outlet) hanno, già dal primo approccio, un sapore intenso di raffinatezza e di precisione. I soggetti, insoliti e onirici, hanno tutti a che vedere in un modo o nell’altro con il mondo della mitologia, raffigurando luoghi reali o luoghi mentali che hanno ospitato, dato vita o sono nati dalla vicenda di qualche dio o semidio greco. Colpisce decisamente il ricorrere di elementi naturali, specie il legno, che contorna ogni singolo dipinto all’interno della cornice stessa. Un legno che a vederlo sembra reale, si fa fatica a capire che si tratta “solo” di olio su tela.

L’acqua, l’aria, le rocce e le piante i suoi soggetti preferiti ed un ricorrente contrasto tra ambienti chiusi e ambienti aperti. Si notano, infatti, diverse opere in cui monumenti e montagne rocciose con annesse foreste, sbucano da scatole di piccola dimensione o vengono racchiusi – nonostante le dimensioni nella realtà non lo consentirebbero – in stanze vuote, quasi sempre con all’interno qualche finestra dalla quale si scorgono orizzonti (spesso di mare) che si sviluppano a perdita d’occhio. Di tanto in tanto ci si imbatte in qualche pesce che girovaga per il quadro, fuori dall’acqua, con un’aria stupita nel vedere l’osservatore dell’opera che lo sta osservando, e gli animali in generale non mancano.

Dai paesaggi incantati, che parlano di riflessione e di pensieri, l’uomo è tenuto fuori; l’unica presenza umana è quella di statue ed oggetti che raccontano la vita di eroi e dei, gente dal sapore di salsedine e di Mediterraneo che vaneggia nel filosofeggiare e si perde in una miriade di scatole da cui escono chiese e scatolette vuote, tutto è in silenzio e in attesa, appoggiato lì come in un deposito di pensieri.

Con queste opere si trova quel filo arcaico perduto e mai ritrovato e, come in una poesia dall’andamento sinuoso, si «liberano i sensi nascosti», come dice Carlo Adelio Galimberti, che «Sciancalepore veste con l’ammaliante tessuto della pittura».
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