Una discussione sulla Cittadella degli Artisti

Con Matteo D’Ingeo coordinatore del Liberatorio politico ed unico politico presente in sala oltre all'amministrazione, e con alcuni degli artisti coinvolti.

Attualità
Molfetta sabato 15 settembre 2007
di Antonella Zezza
© n.c.

“La cittadella degli artisti” è un ambizioso progetto volto alla cultura, alla socialità ed alla partecipazione, che MolfettaLive.it si avvia a seguire.

E’ chiara la complessità della fase precedente alla progettazione della cittadella degli artisti, ma è una complessità sulla quale vogliamo far luce affinché siano chiari i passaggi di selezione dei soggetti che opereranno all’interno della cittadella. 

Con Matteo D’Ingeo coordinatore del Liberatorio politico ed unico politico presente in sala oltre all'amministrazione, si discuteva innanzi tutto dell’assenza di rappresentanze politiche, un’assenza che ha suscitato uno stupore non indifferente.

L’opposizione molfettese ha rivendicato spazi sociali per lo sviluppo culturale del paese, sviluppo a cui tutte le forze politiche dovrebbero essere sensibili. Ma erano assenti anche i giovani, primi destinatari del progetto.

Solo gli artisti erano presenti in sala, ed anche loro in minoranze esigue rispetto all’offerta culturale molfettese. Numerosi invece, i funzionari comunali.

D’Ingeo interviene sulla questione partendo dall’importanza di valorizzare e capitalizzare le risorse umane dei giovani e afferma: «a Molfetta è sempre mancato un coordinamento sinergico delle attività ed iniziative artistiche, mancanza forse dettata dall’assenza di un grande contenitore socio-culturale fisico.

Spesso i vari gruppi, associazioni o singoli, intraprendono azioni finalizzate alla realizzazione di eventi che denotano l’esigenza di un soggetto gestore- coordinatore affinchè eviti la concorrenza e/o la loro sovrapposizione. Ma non si può pretendere troppo da una città che, da sempre, non ha un Assessorato alla Cultura.


L’attivazione delle procedure di partecipazione ampia attorno al P.E.G. (piano esecutivo di gestione) è già saltata, il vademecum per la realizzazione del progetto prevedeva che il P.E.G . doveva essere oggetto di apposite sessioni di confronto e di progettazione partecipata con il coinvolgimento dei soggetti socio-culturali operanti sul territorio.

Durante la conferenza di presentazione è stato comunicato che solo entro il 30 settembre sarà possibile presentare proposte di modifica o arricchimento al PEG, questo fa pensare che difficilmente verranno prese in considerazione proposte che possano ridisegnare l’intero impianto del progetto. A tal punto si insinua il dubbio che, ancora una volta, il coinvolgimento del territorio sia solo una propaganda politica e non una forma sostanziale di reale partecipazione.


Nonostante ciò, importante è formulare proposte per il progetto della cittadella dell’arte.

- Innanzi tutto fondamentale è il recupero della partecipazione mancata in fase istruttoria del progetto, e quindi recuperare i singoli soggetti che, non potendo entrare a far parte del soggetto gestore della struttura, chiedono al comune di prevedere, nel piano di gestione, che sia messa in appalto la più ampia possibilità di utilizzo della struttura (come previsto dal protocollo di rete).

- Non sarebbe male prevedere un rappresentante delle realtà di base che, non rappresentando l’ente gestore della direzione artistica, possa avere una funzione di vigilanza e monitoraggio sull’utilizzo della struttura da parte delle realtà associative del territorio.

- Un’altra questione, che sicuramente sarà oggetto di dibattito, riguarda la proposta dell’amministrazione di affidare al soggetto che gestirà la cittadella anche la gestione di un centro socio educativo per minori chiamato “Il laboratorio” e che dovrebbe occupare il piano terra e l’atrio esterno dell’ex capannone ASM.

Tale proposta, inerente il centro minori, non rientra affatto nel progetto “Bollenti spiriti” e creerebbe difficoltà gestionali, riducendo drasticamente gli spazi fisici che dovrebbero occupare i laboratori della cittadella. Infatti già gli spazi previsti per la danza e per il laboratorio di scenotecnica sono molto piccoli. Quindi importante è destinare l’intero capannone ASM alla Cittadella degli artisti, utilizzando anche gli spazi del piano terra per poter ampliare i laboratori.»


Anche Francesco Tammacco (Carro dei comici) evidenzia le stesse perplessità.

Entrambi propongono in aggiunta l’attivazione di un laboratorio della cartapesta che, oltre a rappresentare una tradizione per la città di Molfetta, è un elemento comune a varie attività artistiche ed è bene che non vada disperso come patrimonio culturale. In più, Tammacco aggiunge la proposta di realizzazione di una sala di posa cinematografica e di un centro di post produzione cinematografica.

Il progetto selezionato dal gruppo tecnico di valutazione e che darà il nome alla struttura è il progetto “Cittadella degli artisti” messo a punto dal gruppo composto dall'associazione musicale A. Dvorak, dall'associazione Arci “il cavallo di Troia”, dall'Ipnotica Studio Tecnologies e dalla scuola di danza K. Hamblin e Teatrermitage.

Da parte loro è stato elaborato un percorso volto a favorire la nascita di un centro di eccellenza che, attraverso l’apprendimento collettivo, permetta il formarsi di professionisti sul territorio nell’ambito della scenotecnica, dell’illuminotecnica, della costumistica e così via. Si tratta di figure professionali ad oggi assenti sul territorio e delle quali c’è molta richiesta.

Mentre Matteo d’Ingeo non auspica la convivenza con “il Laboratorio”, Vito d’Ingeo (direttore artistico Teatrermitage) ne tollera la convivenza in un contesto in cui i fondi non sono bastevoli per tutta la ristrutturazione della cittadella.


In merito alla gestione, Vito d’Ingeo sostiene che per ora si parla di gestore unico, ma non si esclude che si possano avere due diversi gestori. Infatti la situazione finanziaria dei due progetti sarà diversa in quanto la cittadella degli artisti (grazie al bando bollenti spiriti) gode di finanziamenti regionali utili solo nellostart up, mentre il Laboratorio, di cui si sa ancora poco, godrà di finanziamenti a fondo perduto.

La difficoltà di gestione della cittadella degli artisti sta anche nella sinergia tra protocollo di rete, al quale aderiranno gli utenti , e le due giornate gratuite di spettacolo che dovrebbero essere garantite ad ognuno degli aderenti al protocollo di rete.

Vito d’Ingeo sottolinea che, visto l’ampio tessuto associativo molfettese e le numerose scuole e realtà culturali presenti sul territorio, potrebbe essere rischioso garantire nella programmazione annuale i due giorni di spettacolo gratuiti a testa. Il rischio si ripercuoterebbe sull’economia interna del centro culturale che pure avrà numerose spese di gestione a partire dai bisogni primari di pulizia e sicurezza.

Pertanto i primi passaggi da compiere sono quelli di una maggiore comprensione del progetto socio- educativo “Laboratorio” favorendo una convivenza ormai conclamata e di una massima trasparenza nel definire un gestore sensibile all’arte e capace, in termini imprenditoriali, di dare vita e speriamo… lunga vita al progetto.

Lascia il tuo commento
commenti