Progetto Powerflor: i dubbi di D'Ingeo sulla centrale elettrica. Salute pubblica a rischio?

Il coordinatore del Libertorio guida un gruppo di firmatari deciso a chiedere chiarimenti sul progetto della holding Ciccolella.

Attualità
Molfetta venerdì 28 settembre 2007
di Pasquale Caputi
© m

Il progetto è di quelli ambiziosi: una centrale elettrica costituita da gruppi elettrogeni a ciclo combinato di potenza complessiva di circa 116 MWe alimentato con oli vegetali e ubicato presso la Contrada Ciardone di Molfetta.

Così afferma Vincenzo Ciccolella, legale della ditta Powerflor, società facente parte della holding Ciccolella, artefice del progetto.

Ma lo stesso progetto potrebbe essere di quelli rischiosi: così afferma Matteo D’Ingeo, coordinatore del Liberatorio politico e primo firmatario di un esposto che ha coinvolto altri cittadini sensibili al problema, in primis quelli con attività nelle zone limitrofe a quella di sorgenza della centrale.

In realtà l’esposto andava contro il progetto iniziale della Powerflor, che prevedeva la costruzione della detta centrale di potenza 39 MWe (77 mwt) finalizzato a sostituire una tecnologia ritenuta obsoleta (a biomasse solide) con una recentissima (a biomasse liquide, cioè oli vegetali).

La protesta è entrata ancor più nel vivo quando, proprio in virtù della parziale risposta del dirigente regionale a quell’esposto, i firmatari sono venuti a conoscenza della richiesta di triplicare la potenza della centrale.

Martedì sera presso la sede del Liberatorio si è tenuta una discussione aperta al pubblico per concordare una strategia comune e per analizzare qual è, allo stato delle cose, la situazione.

Ebbene, D’Ingeo e gli altri firmatari sono convinti ad andare fino in fondo. Per il coordinatore del Liberatorio la Powerflor è responsabile di clamorose bugie.

D’Ingeo teme innanzitutto che l’impianto non sia finalizzato a riscaldare le serre, come invece la Powerflor afferma ufficialmente, dato che la temperatura sarebbe troppo alta per questo obiettivo, e che la zona in cui sorgerà la centrale è isolata rispetto alle serre, circostanza questa, che renderebbe difficoltosa l’irrogazione del calore necessario per riscaldarle.

D’Ingeo evidenzia ulteriori “stranezze”. Per esempio è singolare, osserva, che l’Enel coinvolga la provincia, che a sua volta fa partire la lettera di esproprio della zona in cui ci sono i tralicci e dove c’è l’attraversamento dei cavi, senza coinvolgere il Comune di Molfetta.

È strano che si parli di pubblica utilità per giustificare l’esproprio quando, osserva D’Ingeo, la comunità non ne ha mai parlato e non ne ha mai avvertito l’esigenza.

Qual è il motivo di questa denuncia? Perché è stato depositato l’esposto contro la realizzazione della centrale, anche nell’ipotesi che non serva a riscaldare serre?

Il motivo è semplice: ricerche nazionali dimostrano che le emissioni (è prevista la realizzazione di ciminiere alte 40 metri, con potenti serbatoi di stoccaggio) sono nocive per le colture di pregio (“hanno fotografato strumentalmente un campo di fine raccolta di meloni, definendo la coltura non di pregio”, afferma uno dei presenti); inoltre le emissioni di ossidi di azoto, biossido di carbonio e altre sostanze nocive, causerebbero un maggior rischio di patologie respiratorie e cardiovascolari.

Un notevole surplus di inquinamento, se si considera che nella provincia di Bari il livello di inquinamento è già piuttosto alto, e che anche a Modugno è in progetto la costruzione di un impianto elettrico contro il quale però tutti i cittadini si stanno scagliando.

Ma D’Ingeo esprime altre perplessità: non sono progettate le modalità di smaltimento dei rifiuti; il direttore generale non ha ritenuto opportuno mettere in atto la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale, obbligatoria per impianti con potenza superiore a 50 mwt); non si considera la pericolosità e gli effetti di traffico indotto sulla strada provinciale Molfetta-Bitonto (e non è vero, dicono al Liberatorio, che non ci sono insediamenti abitativi rilevanti in quella zona); infine si mette in dubbio che il Comune di Giovinazzo sia stato interpellato, nonostante risulti parte interessata, vista la vicinanza alla centrale.

Il timore che D’Ingeo e gli altri firmatari va oltre, in realtà: “temiamo addirittura che la centrale possa assolvere il ruolo di termovalorizzatore o inceneritore. Non vorremmo che il progetto della Powerflor sia complementare a quello della ditta Mazzitelli, autorizzata a realizzare una centrale per la produzione di Cdr. Il rischio è che una produca, l’altra bruci, soprattutto considerando che nella nostra zona non ci sono impianti addetti alla combustione di Cdr”.

La faccenda merita l’attenzione pubblica; alle autorità competenti il compito di valutare che la costruzione della centrale non arrechi danni alla salute dei cittadini; che possa essere un’occasione di crescita per la città senza però ignorare le legittime esigenze di chi in quelle zone ci vive e lavora.

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I commenti degli utenti
  • Zero50 ha scritto il 30 settembre 2007 alle 10:51 :

    Sig. Cosmopolitan il "neonato" sito della Powerflor lo conosciamo già e bisogna dire che nasce proprio male. Intanto risulta chiaro che ha necessità di fare controinformazione ma dice già delle grandi bugie. I Ciccolella non hanno il coraggio di aggiornarlo .La piccola centrale di cui si parla per uso aziendale è triplicata,ed è diventata di 116MWe. Rispondi a Zero50

  • cosmopolitan ha scritto il 29 settembre 2007 alle 18:44 :

    Basterebbe andarsi a dare un'occhiata al sito della società in qestione per chiarirsi un pò le idee : www.powerflor.it Rispondi a cosmopolitan

  • Zero50 ha scritto il 29 settembre 2007 alle 12:58 :

    Evidentemente questo progetto non è come gli altri, e sapendo che siamo a Molfetta non mi meraviglierei che nasconda una fregatura. Rispondi a Zero50

  • MOLF ha scritto il 29 settembre 2007 alle 00:25 :

    Il buon D'Ingeo fa finte di non sapere che questo tipo di centrali a olio vegetale sono quelle che l'Europa assolutamente vuole far costruire quante più possibili. L'olio vegetale bruciando emana nell'ambiente la stessa quantità di anidride carbonica che la pianta che lo ha prodotto, ha assorbito dall'ambiente per crescere ovvero ad impatto zero. L'europa sta concedendo contributi per questo tipo di centrali. Rispondi a MOLF

  • degno ha scritto il 28 settembre 2007 alle 10:27 :

    massi... allora continuiamo con le inquinatissime centrali a petrolio??? Rispondi a degno