Giulio Cozzoli. Molfettese, artista, uomo

L’Arciconfraternita della Morte ricorda lo scultore nel cinquantenario della scomparsa.

Cultura
Molfetta mercoledì 21 novembre 2007
di Lorenzo Pisani
© MolfettaLive.it

Tracciare un profilo di Giulio Cozzoli non è impresa facile.

Al proverbiale carattere chiuso e riservato dello scultore si somma la ritrosia dei suoi discendenti nel fornire documenti, immagini, dati sulla sua vita e produzione. Un carattere ereditario, si potrebbe pensare.

Tracciare un profilo di Giulio Cozzoli, però, è quanto mai doveroso nel cinquantenario della scomparsa. Ci ha pensato domenica l’Arciconfraternita della Morte in “Omaggio a Giulio Cozzoli”.
A volte i titoli più semplici sono i più efficaci.

E di omaggio si è trattato. Non c'è termine più adatto per esprimere l’attaccamento e la gratitudine del Sodalizio verso l’autore dei simulacri portati in processione, per tutti “le Statue”.

La giornata, iniziata con l’apertura di un ufficio postale distaccato presso l’oratorio dell’Arciconfraternita e continuata con l’esposizione in chiesa delle statue dell’Addolorata e del Sabato Santo, si è formalmente conclusa con Le Statue dell’Arciconfraternita della Morte, videoproiezione del confratello Dr. Gianni Amato.

L’autore collabora dal ’95 con il periodico “L’Altra Molfetta”, per il quale ha firmato numerosi articoli di tradizioni popolari. Per l’Arciconfraternita dal “Sacco Nero” è stato coautore dei libri La chiesa di Santa Maria de’Principe e l’Arciconfraternita della Morte e La chiesa del Purgatorio - Memorie e prospettive ed autore di pubblicazioni in tema di folklore cittadino.

Appassionato di fotografia ha realizzato numerosi diaporama tra cui: Pasqua a Molfetta, Molfetta è…, Dal Mercoledì delle Ceneri al Sabato Santo, Feste e tradizioni popolari a Molfetta, Le vecchie statue dell’Arciconfraternita della Morte e partecipato a mostre fotografiche.

L’opera sintetizza un lavoro già compiuto in passato, integrato con ricerche d’archivio ed arricchito con preziosi suggerimenti trasmessi da confratelli anziani, molti dei quali scomparsi.

Particolare evidenza è data al percorso formativo-artistico dello scultore, dall’incontro con Filippo Cifariello (altro illustre concittadino) alle esperienze al suo seguito in Baviera, a Roma nello studio in Piazza Scossacavalli e al suo ritorno in città con l’apertura dello studio presso l’Apicella.

Qui al giovane scultore è offerto un compito non da poco: sostituire le statue portate in processione nel Sabato Santo, troppo diverse tra loro in stile, periodo e materiali (oggi sono conservate nel Seminario Vescovile).

E’ il 1907. La prima ad essere plasmata è la Veronica a cui segue il Cristo Morto della Pietà (1908). Giusto un secolo fa.

La narrazione passa attraverso le vicissitudini della Maria di Cleofe (realizzata nel 1914 e modificata o, molto più probabilmente, sostituita dieci anni più tardi) del San Giovanni, dell’impegno nel realizzare il San Pietro, sino ad arrivare al “tema più arduo da svolgere”, la Maddalena.

Della statua furono realizzate due versioni, una (1956) si può ammirare in processione, l’altra non è stata mai mostrata in pubblico. L’aggettivo “scandalosa” potrebbe far intuire il significato: realizzata nel 1951, fu censurata dal Vescovo dell’epoca, Mons. Achille Salvucci.

Le spalle scoperte, i lunghissimi capelli, il collo reclinato, gli occhi socchiusi furono giudicati poco consoni all’immagine penitenziale dell’evento.

Le cento immagini, tra cui le foto delle vecchie statue, dello scultore, persino dell’atto di morte, conferiscono pathos alla narrazione e portano diritte all'anno in cui l’Addolorata è portata in processione per la prima volta.
Il desiderio dell’artista, dei confratelli e del popolo molfettese è esaudito.

Siamo nel 1958, Cozzoli è già scomparso da un anno.

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I commenti degli utenti
  • templare ha scritto il 21 novembre 2007 alle 14:01 :

    La maddalena "scandalosa" in realtà non lo è affatto (quantomeno per i tempi che corrono). Ha braccia e spalle scoperte che valsero l'appellativo infelice e forviante del prelato. E' una statua dalla bellezza prorompente e dal fascino seducente. Spero che presto i molfettesi possano ammirarla in tutto il suo splendore, anche grazie al contributo attivo dell'arciconfraternita dal sacco nero... Rispondi a templare