Inchiesta Powerflor-Ciccolella: un gigante nelle nostre campagne

La centrale in costruzione nelle campagne molfettesi: fatti, numeri e perplessità.

Attualità
Molfetta lunedì 26 novembre 2007
di Paquale Caputi e Lorenzo Pisani
© www.powerflor.it
C’è un edificio, in fase di costruzione, che si erge in campagna sulla strada provinciale Molfetta - Bitonto. Lo si vede con chiarezza dal ponte che passa sull’autostrada. Spicca tra gli ulivi e i campi.

I contadini, che adesso lo stanno imparando a riconoscere, inizialmente non sapevano cosa fosse. Un giorno hanno notato un’area recintata, poi le ruspe e così via, la prassi la conosciamo.

La città, invece, poco avvezza alle cose campestri, ne ha sentito parlare da qualche manifesto di protesta, articolo di giornale, nulla più.

Ad opera finita, con le ciminiere gemelle alte almeno trenta metri, Molfetta farà conoscenza con Powerflor.

Powerflor è il progetto di una centrale elettrica, alimentata a biomasse liquide (oli vegetali), con una potenza pari a 39 MWe. Powerflor s.r.l. è una società che rientra nella galassia della Ciccolella Holding S.p.A. gruppo molfettese leader nel settore florovivaistico.

La società, ottenuta l’approvazione e denunciato l’inizio attività, con i lavori ancora in corso, ha chiesto nel luglio di quest’anno l’autorizzazione per il “repowering”, ovvero la triplicazione della potenza complessiva, da 39 a 116 MWe.

In attesa che le autorità competenti si pronuncino sulla bontà del secondo progetto, sono molte le polemiche che già il primo ha suscitato.

Anzitutto è l’ubicazione a destare le perplessità dei cittadini: a detta degli estensori della relazione tecnica, contrada Ciardone, la zona che ospiterà il gigante molfettese (per quantificare la potenza dell’impianto basti pensare che 1MWe copre il fabbisogno di mille abitanti), è “prevalentemente destinata ad uso agricolo, dominato quasi esclusivamente dalla monocoltura a olivo e da scarse colture ortive”.

Il comprensorio, si dice, “presenta in maniera abbastanza diffusa piccole costruzioni utilizzate quali depositi di attrezzi per le attività agricole”e “non si rilevano insediamenti abitativi rilevanti”. Irrilevante dunque la presenza delle ville situate a meno di due chilometri di distanza nelle zone comunemente note come “Madonna della Rosa” e “Sette Torri”.
Analogamente irrilevanti sarebbero a questo punto anche le aziende agricole che sorgono in prossimità della futura centrale.

Centrale che, come da progetto (immagine in alto tratta dal sito della Powerflor), dovrebbe sorgere immediatamente a ridosso delle serre di proprietà della holding. Serre che però, nemmeno tanto numerose, non appartengono ai Ciccolella, ma ad un altro imprenditore, come risulta dalle particelle catastali del progetto.

Non tutto il calore generato servirà al riscaldamento delle serre, anzi, come recita la relazione tecnica, ad essere utilizzati a questo scopo saranno solo i “cascami di calore (acqua calda con buon contenuto di energia)”. Il ruolo prioritario della centrale sarà dunque la produzione di energia elettrica attraverso la combustione di biomasse liquide.

Stearina di palma, olio di palma, di cocco, di soia, di colza, di girasole, di sansa, oleina di olive e di semi, questi i principali prodotti che saranno bruciati dalla centrale, in luogo dei combustibili fossili tradizionali (carbone e petrolio). Il progetto, in linea con la nuova sensibilità ecologica, si ispira al Protocollo di Kyoto. Sono le dimensioni e la mancata indicazione delle modalità di approvvigionamento degli oli a destare qualche perplessità.

Lo stesso Vincenzo Ciccolella, amministratore delegato della Powerflor, ha ammesso sulle pagine del Corriere della Sera che l’approvvigionamento avverrà sul mercato internazionale. Uno dei dubbi sollevati è pertanto relativo alle modalità in cui sarà gestito il trasporto: la strada provinciale Molfetta - Bitonto rischierebbe di essere caratterizzata dal persistente e quotidiano traffico dei mezzi di trasporto pesante.

Questi oli vegetali saranno bruciati allo stato “grezzo o semiraffinato”, ammettendo esplicitamente una possibile lavorazione della materia prima. La perplessità è doppia: come e dove sarà effettuata la “semiraffinazione”?

A fine ciclo la centrale libererà 223.020 kg/h (chilogrammi in un’ora) di fumi di scarico alla temperatura di 200°C: una volta abbattute le emissioni di ossidi d’azoto e carbonio, dove avverrà lo stoccaggio dell’enorme quantità giornaliera di scorie?

Tutti questi dubbi sono accentuati dalla seconda versione del progetto, ancora in fase di studio, che prevede la triplicazione della potenza fino a 116 MWe e di non trascurabile impatto visivo: infatti accanto alla prima ciminiera ne verrà innalzata un’altra che, insieme alla prima, arriverà ad un altezza di 45 metri.

A riguardo l’Assessore regionale all’Ecologia, Michele Losappio, ha assicurato che la variante sarà vincolata alla V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale).

Le motivazioni del repowering sono così espresse: “In base alle ulteriori valutazioni dall’Azienda sulle quantità di calore necessaria per il riscaldamento delle serre (circa 2000 kW/ettaro) si è ricalcolata la potenzialità, come recupero energetico, economicamente e tecnicamente adeguata per l’impianto di cogenerazione”.

La domanda è d’obbligo: perché aver progettato già in origine un impianto già insufficiente?

Se l’impianto serve soltanto in minima parte per il riscaldamento delle serre, perché potenziarlo adducendo come motivo il riscaldamento stesso?

I dubbi conclusivi ruotano intorno alla parola “sito”. Nel sito reale sono già ora ben visibili le fondamenta di due ciminiere ed è depositata, ma non ancora installata, una seconda tettoia. Ciò contrasta col progetto autorizzato da 39 MWe.

Così come contrasta l’immagine (vedi fotogallery) della centrale da 116 MWe raffigurata sul cartello dei lavori.

Analogamente sul sito internet della Powerflor l’immagine dell’impianto da 116 MWe è usata per illustrare le caratteristiche di quello da 39.
Come a dire: reale e virtuale stavolta vanno di pari passo.

Infine un dato di fatto: la Puglia risulta essere, per stessa ammissione del Governatore Vendola, tra le principali produttrici nazionali di energia elettrica. Recenti statistiche la pongono al secondo posto, a ridosso dell’industralizzatissima Lombardia; stando così le cose, perché realizzare un impianto di tale portata?

Abbiamo sottoposto questi interrogativi al Gruppo Ciccolella per completare la nostra inchiesta. Attendiamo al più presto le loro risposte alle quali dedicheremo ampio spazio sulle nostre pagine.
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commenti
I commenti degli utenti
  • allen55 ha scritto il 03 dicembre 2007 alle 05:52 :

    ATTENTI MOLFETTESI A NON FARVI DISTRARRE DA UN BUON ARTICOLO. LE CONOSCENZE TECNICHE VANNO DEMANDATE AD ALTRI. Rispondi a allen55

  • Corrado_b ha scritto il 28 novembre 2007 alle 19:09 :

    http://www.fis.unipr.it/sustain/download/contributi/2003_12_10_centrali_elettriche.pdf Rispondi a Corrado_b

  • MOLF ha scritto il 28 novembre 2007 alle 16:21 :

    http://europa.eu/scadplus/leg/it/lvb/l27065.htm Rispondi a MOLF

  • Zero50 ha scritto il 28 novembre 2007 alle 07:00 :

    Magari ci fossero in ogni città redazioni come Molf.live e corrispondenti come Pisani e Caputi, disposti ad informare i cittadini con vere proprie inchieste scavando la notizia. Non staremmo oggi a parlare della Powerflor e di tutto quello che accadrà da domani. Comunque devo dirti che ancora non hai inquadrato il problema; purtroppo non tutti abbiamo gli stessi "tempi", dipende dal carburante che utilizziamo e dalle reazioni dello stesso. Molf cercati anche i mezzi all'idrogeno. Rispondi a Zero50

  • corrado_b ha scritto il 27 novembre 2007 alle 21:53 :

    MOLF ma la conosci la differenza tra un autobus e una centrale elettrica? Rispondi a corrado_b

  • MOLF ha scritto il 27 novembre 2007 alle 19:28 :

    Magari in ogni città ci fosse una centrale alimentata a olio vegetale o biodiesel. Non ci sarebbe bisogno di avere centrali a carbone, olio combustibile o metano che, a differenza degli oli vegetali, fanno aumentare la CO2 in particolare con il problema effetto serra. In molte città, e anche a Molfetta, ci sono già i mezzi pubblici che utilizzano i biodiesel proprio perchè sono ecologici, ma forse non ve ne siete accorti. Rispondi a MOLF

  • afro_dite ha scritto il 27 novembre 2007 alle 10:26 :

    Bandiamo alle ciance..come si potrebbe fermare questo scempio? La Lega Ambiente, quando si tratta di frivolezze si presenta all'istante, ora perche' non fa sentire la sua voce! Rispondi a afro_dite

  • frank_mackey ha scritto il 27 novembre 2007 alle 09:58 :

    mi chiedo come mai, visti i leggittimi dubbi e le molte questioni tecniche aperte, così bene riportate in questo articolo, questi sigg. abbiano ottenuto i necessri permessi e finanziamenti per procedere con i lavori???? Rispondi a frank_mackey

  • Zero50 ha scritto il 27 novembre 2007 alle 05:53 :

    Cosmopolitaaaaannnn?? Cosa ne pensi? e tu caro MolFelix sei convinto di questa storia? e anche tu gianc73 sei preoccupato dei fumi umidi, lo sapete bene che non è un film. Rispondi a Zero50

  • monitore ha scritto il 27 novembre 2007 alle 00:18 :

    Non riesco proprio a vederne di fattori positivi in questo progetto. Anzi, c'è solo da essere molto preoccupati per le ricadute negative su salute e ambiente. Ricadute positive per l'occupazione praticamente ZERO. Questa è una operazione a costi TUTTI per la collettività e a benefici SOLO per i Ciccolella. E' ora che i molfettesi escano dal letargo e si facciano sentire! Rispondi a monitore

  • afro_dite ha scritto il 26 novembre 2007 alle 22:58 :

    Certo mikibbs, anche i soldati morti per il plutonio, erano la' per lavoro.. Rispondi a afro_dite

  • MOLF ha scritto il 26 novembre 2007 alle 21:33 :

    Per raffinare l'olio grezzo basta un o depuratore (come quello dei frantoi) che eliminano le parti dense dall'olio che viene successivamente riscaldato e filtrato quindi reso fluido. Non si sa se si utilizzeranno motori (e a mio avviso con questa potenza diventa economicamente una pazzia) perchè ogni anno andranno revisionate le testate e ogni due anni revisionate le linee intere. Potrebbero utilizzare le caldaie, e quindi anche l'olio grezzo va bene. Qualche problema con la turbina a gas. Rispondi a MOLF

  • gianc73 ha scritto il 26 novembre 2007 alle 18:36 :

    Libererà 223.020 kg di fumi di scarico all'ora? ma daaai...ma è piu di una petroliera l'ora, mi sa che c è qualche errore... Rispondi a gianc73

  • mikibbs ha scritto il 26 novembre 2007 alle 17:23 :

    perchè parlare solo di questioni negative? pensiamo che potrebbe dare possibilità di lavoro...no!? Rispondi a mikibbs

  • sogiust ha scritto il 26 novembre 2007 alle 13:11 :

    Bel servizio. Ma quanto inciderà il nuovo progetto Ciccolella sull'inquinamento? Rispondi a sogiust