Mons. Martella incontra i proprietari delle palazzine di via Aldo Fontana

Il Vescovo ha voluto incontrare i proprietari sul cantiere, dove si stanno realizzando nuovamente le cinque palazzine demolite nel 2005.

Attualità
Molfetta domenica 13 gennaio 2008
di Rosanna Buzzerio
© molfettalive.it

In occasione della visita pastorale del vescovo della Diocesi, mons. Luigi Martella, sono stati riaccesi i riflettori sulle palazzine di via Aldo Fontana.

Lo stesso vescovo ha voluto incontrare i proprietari sul cantiere, dove si stanno realizzando nuovamente le cinque palazzine demolite nel 2005.

Alla spicciolata arrivano i proprietari, il vescovo e il sindaco, che con tono scherzoso chiede alle maestranze se l’acqua utilizzata fosse rigorosamente salmastra.

Oggi sicuramente si può anche scherzare su questa drammatica vicenda, anche i volti sorridenti dei proprietari e dei costruttori, le strette di mano, gli abbracci, sono il segno evidente che il peggio è alle spalle.

Il vescovo entra subito nel vivo, ringraziando il sindaco per l’impegno profuso come senatore perché questi cittadini non rimanessero abbandonati al loro destino.

“La legge è per l’uomo”, ha detto mons. Martella, “non l’uomo per la legge, su questo cantiere c’è già il segno di una vittoria che non era facile spuntare e prevedere quando si è presentato il problema”.

Il sindaco, Antonio Azzollini, guardando le palazzine in costruzione e rivolgendosi ai proprietari, ha sostenuto: “ormai, per fortuna delle famiglie, si va alla realizzazione definitiva. Siamo molto contenti di questo, perché si è sventato un pericolo molto grave, pur combattendo con venti avversi, alla fine la tenacia e la compattezza delle famiglie è stata premiata”.

C’è chi ha visto in quelle palazzine in frantumi i risparmi di una vita.

Con il portavoce del comitato via Aldo Fontana, Lillino Marzocca, abbiamo ripercorso la storia di quelle palazzine.

Il volto di Lillino, come chiede di chiamarlo e come tutti lo chiamano, è sereno, c’è gioia nei suoi occhi quando incominciamo a chiacchierare, ma cambiano espressione, sono un misto di rabbia e tristezza, quando incomincia a raccontarmi delle prime crepe sui muri “era il 2002, pensavamo che fossero quelle di assestamento, ma poi i calcinacci trovati nelle abitazioni sono stati un campanello di allarme.

Poi”, continua il suo racconto il portavoce del comitato, “le crepe più ampie sono state individuate al primo e all’ultimo piano della prima palazzina, consultando degli ingegneri subito si sono accorti che qualcosa non andava. Abbiamo coinvolto anche la facoltà di ingegneria del Politecnico di Bari, dei geologi, tutti coloro che ci potessero far capire cosa stava accadendo.

Così questi esperti per valutare la stabilità del palazzo hanno posizionato dei vetrini all’interno delle fessure delle crepe, dopo pochi giorni questi vetrini erano rotti, questo significava che il palazzo stava cedendo, o meglio stava implodendo.

Subito”, prosegue Lillino, “l’allora sindaco Tommaso Minervini diede l’ordine di sgombro delle prime due palazzine. Così quelli dell’altro palazzo gemello incominciarono a effettuare altri controlli, dai quali emerse che il cemento utilizzato per la costruzione era stato impastato con dell’acqua salmastra, trovata dalla ditta costruttrice mediante una trivellazione, che aveva fatto opera di corrosione delle lamine di ferro utilizzate al posto del cemento armato”.

A questo proposito il portavoce del comitato via Fontana ha voluto precisare che non sono abitazioni private pagate meno perché costruite con edilizia sperimentale, ossia con nuove caratteristiche antisismiche, ma cooperative per cui come tali si ha il diritto di superficie. Ripercorrendo l’excursus storico delle palazzine di via Aldo Fontana ha ricordato che nel 2004 furono abbandonate le altre due palazzine e nel 2005 la demolizione.

“Chiaramente”, ha detto Lillino, “in tutti questi anni non pochi sono stati i problemi, molti temevano che lasciando le case, il suolo sarebbe diventato del Comune, però come cooperativa avevamo il diritto di superficie. Le abitazioni che stanno per essere ultimate avranno le stesse metrature di quelle che abbiamo dovuto abbandonare.

Grazie al senatore Azzollini”, ha concluso Lillino, “che attraverso una legge ad hoc siamo riusciti ad avere un contributo di 4milioni e 500mila euro, che ci sono serviti per la demolizione e ricostruzione delle palazzine, a noi come proprietari toccherà pagare le divisioni interne”.

Per quanto riguarda la vecchia impresa costruttrice: “ancora oggi stiamo procedendo per via legale contro di essa, che nel frattempo è fallita per cui noi ci siamo dovuti inserire nel procedimento di fallimento”.

Nel suo racconto Lillino non ha dimenticato di sottolineare i disagi avuti dalle 50 famiglie, che abitavano in quelle palazzine, che hanno dovuto contemporaneamente pagare mutuo per una casa demolita e fitto.

L’incubo fortunatamente è finito e a gennaio prossimo le case verranno riconsegnate ai loro legittimi proprietari.

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I commenti degli utenti
  • guapo ha scritto il 13 gennaio 2008 alle 19:54 :

    ho sentito che probabilmente si cambierà il nome delle 2 strade. via madre teresa di calcutta è una proposta, speriamo si avveri! bel tributo! Rispondi a guapo

  • coli ha scritto il 13 gennaio 2008 alle 12:02 :

    Quando Don Tonino (l'unico grande vescovo di Molfetta) ospitava gli sfrattati o andava al corteo degli operai di Scianatico i benpensanti della destra molfettese gridavano allo scandalo affermando che faceva politica ed era un comunista. Cosa ne pensano dell'attuale vescovo che fa sempre pappa e ciccia con la famiglia Azzollini? Rispondi a coli