Ieri la conferenza "Inquinamento bellico nel Mare Adriatico"

Un mare da amare…

…ma soprattutto da bonificare.

Attualità
Molfetta lunedì 24 novembre 2008
di Lorenzo Pisani
© MolfettaLive.it
In quali condizioni versa il nostro mare?

Ce lo siamo chiesti più volte a partire da quest’estate, quando più che le chiacchiere da ombrellone hanno parlato le pagine dei giornali. Alga tossica, iprite, malori dei bagnanti, divieti di balneazione, sminamenti, brillamenti, analisi e chi più ne ha più ne metta.

In quali condizioni versa il nostro mare? Per alcuni soffre, per altri è molto malato, per qualcuno è moribondo.
Lontano dal diffondere allarmismi, è ora di cominciare a fare chiarezza. Tutti insieme, se possibile.

Si è tenuta ieri presso la Fabbrica di San Domenico “Inquinamento bellico nel Mare Adriatico”, conferenza organizzata da Marevivo in collaborazione con la nostra testata, prima di una serie di manifestazioni sulla salute delle nostre acque.

Presenti Gianni Guerrini e Onofrio Allegretta dell’associazione ambientalista, il Dott. Luigi Alcaro dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – ex Icram), il Comandante in Seconda della Capitaneria Capitano Marcello Notaro. Moderatore il Dott. Nicolò Carnimeo docente di Diritto della Navigazione presso l'Università degli Studi di Bari.

Assenti Amministrazione Comunale e Arpa Puglia. Assente anche il Dott. Ezio Amato, la massima autorità in materia, che avrebbe dovuto collegarsi in videoconferenza dal Giappone: nell’anno del Signore 2008 la Sala Finocchiaro è ancora sprovvista di una presa internet, né è stata concessa agli organizzatori la possibilità di collegarsi all’utenza della biblioteca.

Amato era presente, comunque, nel filmato "Un arsenale sommerso", proiettato in apertura di lavori. Meglio di niente. Le immagini della proiezione hanno raccontato di un mare, non solo il Nostrum, pesantemente interessato dal fenomeno dello sversamento degli ordigni bellici, praticamente la prassi fino agli anni ’70. Il loro recupero oggi è alquanto complesso per diversi fattori, tra cui la pesca e il deterioramento delle stesse bombe. Nonostante i rischi «è indispensabile» dichiara Amato nel video.

Luigi Alcaro s’interroga sugli effetti di queste innumerevoli sostanze chimiche riversate in acqua. Lo fa con immagini di pesci catturati in prossimità degli ordigni, ai quali sono state diagnosticate sofferenza e strane chiazze nere: «al momento, però, non è possibile stabilire se il consumo di questi pesci possa comportare conseguenze sull’uomo», precisa.

Dopo un’interrogazione dell’allora parlamentare Nichi Vendola il Ministero dell’Ambiente stanziò 5 milioni di euro per la bonifica. Una goccia nel mare, insufficiente per una bonifica a tappeto, ma indispensabile per le aree più a rischio. Tra queste Molfetta figura in prima linea con Torre Gavetone e il porto.

Della bonifica parla il Comandante Notaro. Il lavoro silenzioso ma incessante degli ufficiali dello Sdai sta portando i suoi frutti: le operazioni procedono nel rispetto dei tempi, ma gli ordigni «sono davvero numerosi».

La testimonianza più toccante arriva dal presidente della Cooperativa Piccola Pesca. Un grido che lacera l’atmosfera ovattata della sala: «le condizioni del nostro mare sono peggiorate, i polpi sono scomparsi, le verdesche presentano la livrea danneggiata, il comportamento delle spigole sembra meno combattivo del solito. Perché?». I pescatori parlano di irritazioni, arrossamenti, congiuntiviti, ricoveri al pronto soccorso: «Non ho paura a denunciare pubblicamente tutto. Ormai non ho più nulla da perdere».

Perché questa situazione è presente solo nelle acque tra Bisceglie e Giovinazzo?
Che sia una conseguenza dell’elevata concentrazione di Ostreopsis Ovata, l’alga tossica?
Ma perché quest’alga prolifera così abbondantemente? Di cosa si nutre? Qualcuno avanza l’ipotesi degli scarichi fognari.

Qualcun altro mette in relazione l’esplosione di questo fenomeno in corrispondenza dei bacini interessati dall’inquinamento da residuati bellici. E’ Matteo d’Ingeo, per primo ad occuparsi della vicenda, che lancia una provocazione: «e se le mutazioni non riguardassero solo i pesci?». «Si rischia di spendere gran parte dei fondi per la bonifica per il porto, trascurando Torre Gavetone, la spiaggia più amata dai molfettesi».

Lì un cartello vieta la balneazione. E’ parzialmente arrugginito, ma ancora leggibile. Ancora oggi.
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I commenti degli utenti
  • rubia ha scritto il 24 novembre 2008 alle 13:20 :

    è tanto ke sentiamo parlare dell'alga tossica,dei residui bellici..adesso è veram il momento di agire,prima ke la situazione diventi più critica e si moltplikino i danni all'ecosistema,alla pesca,ai bagnanti..noi vogliamo poter andare al gavetone senza dover pensare ke corriamo dei riski x la nostra salute..vogliamo ke i nostri pescatori lavorino in condizioni sicure, senza irritazioni o strane malattie..e vogliamo ke i pesci del nostro mare siano sani e nn subiscano modificazioni genetiche! Rispondi a rubia