Truck Center, l’Eni protagonista dell’udienza di lunedì

Attenzione puntata sulla presenza dell’acido solfidrico nello zolfo prodotto dalla raffineria di Taranto

Cronaca
Molfetta mercoledì 01 luglio 2009
di La Redazione
© MolfettaLive.it
Udienza quasi interamente dedicata all’Eni quella di lunedì 29 giugno. Quando mancano poche sedute alla sentenza, sembrano delinearsi i punti chiave del processo Truck Center.

Tra questi, la presenza dell’acido solfidrico o idrogeno solforato (formula chimica H2S) nello zolfo allo stato liquido prodotto dalla raffineria Eni di Taranto e destinato alla Nuova Solmine di Scarlino, azienda chimica in provincia di Grosseto che lo utilizza per produrre acido solforico e venderlo poi ad altre ditte.

Se dubbi sono stati avanzati sulla presenza a bordo della cisterna della scheda di sicurezza europea detta “a sedici punti”, non sono da meno quelli emersi sulla percentuale di acido solfidrico nello zolfo trasportato. Una presenza inevitabile allo stato liquido, essendo lo zolfo prodotto dallo stesso acido solfidrico, scarto della lavorazione del petrolio, ma sulle cui percentuali si basano gli interrogativi sui motivi della tragedia.

Interrogativi accresciuti alla luce della richiesta dell’azienda toscana di un risarcimento avanzato nei confronti del colosso petrolchimico pari a 1,6 milioni di euro. Ammonterebbero a tanto i presunti danni all’impianto di lavorazione prodotti dall’eccessiva presenza di idrogeno solforato nello zolfo che da Taranto prendeva la via di Scarlino. A un certo punto, però, la Nuova Solmine decide di non procedere e blocca la richiesta, come illustrato nella seduta dello scorso 26 giugno.

Nuovi particolari su quest’aspetto sono emersi lunedì. Sono stati ascoltati dirigenti e personale dell’azienda petrolifera: l’ing. Guarrata, direttore della raffineria, l’ing. Leonardi, capo del team tecnico incaricato di verificare i danni alla Nuova Solmine, l’ing. Aurizzi, responsabile unità produttive speciali di Roma, il dott. Angelo Caridi, direttore generale marketing, Guido Tanzella, responsabile RTO della stessa raffineria tarantina. Tra i testi anche l’ing. Fabio Bramato, consulente esterno ADR de La 5 Biotrans, l’azienda che aveva commissionato il lavaggio industriale della cisterna alla ditta molfettese.

Dalle testimonianze è emerso che la Nuova Solmine aveva bloccato pagamenti all’Eni per circa 1,6 milioni di euro, una cifra pari ai danni avanzati nella richiesta poi fatta decadere. In più, la stessa Eni non avrebbe percepito altri 1,4 milioni quale premio di qualità finché appunto la qualità della fornitura non fosse stata dimostrata. Su questi punti i testimoni non hanno saputo fornire risposte chiare al giudice Lorenzo Gadaleta.

L’attenzione si è anche soffermata sulla costruzione di un nuovo impianto nel petrolchimico di Taranto per la produzione di zolfo stavolta allo stato solido, sottoforma di perline, per evitare la presenza di acido solfidrico, proprio in concomitanza delle contestazioni.

L’udienza è stata aggiornata al prossimo 10 luglio. Sarà la volta dei consulenti di tutte le parti.

Poi verrà la pausa estiva e, a settembre, le ultime sedute che precederanno la sentenza.
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I commenti degli utenti
  • dedalo ha scritto il 01 luglio 2009 alle 12:46 :

    Un esempio su come l'ENI presti attenzione all'ambiente e alla sicurezza ci è offerto dalla raffineria AGIP alla periferia di Taranto. Appena si arriva nelle sue vicinanze, sulla ss 106 ionica, una barriera di gas tossici ti bolcca il naso, per non dire altro. Speriamo che giustizia sia fatta. Rispondi a dedalo