Torre Gavetone non è solo un’apprezzatissima pizzeria. Non è solo un rinomato american bar. È un ristorante che, nascendo a due passi dal mare, sulla litoranea Molfetta-Giovinazzo, sa conquistare anche con i prodotti della terra

Torre Gavetone, la cucina di qualità nel cuore della storia

“Il nostro segreto? – affermano Saverio e Leonardo Sgherza, titolari di Torre Gavetone – Rispettare la tradizione della mamma e della nonna. Odori e sapori che loro ci hanno tramandato e che noi continuiamo a valorizzare”

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Molfetta martedì 12 novembre 2019
di La Redazione
Lo staff di Torre Gavetone
Lo staff di Torre Gavetone © Torre Gavetone

Idee vincenti e location suggestiva. Prodotti genuini e cucina di qualità. È partendo da queste premesse che Torre Gavetone ha costruito la sua storia. Una storia giovane ma anche lunga, appassionante e coinvolgente. Una storia destinata ad arricchirsi di capitoli sempre più accattivanti.

Torre Gavetone non è solo un’apprezzatissima pizzeria. Non è solo un rinomato american bar. È un ristorante che, nascendo a due passi dal mare, sulla litoranea Molfetta-Giovinazzo, sa conquistare anche con i prodotti della terra. La conferma sta nei fatti: il pranzo della domenica è praticamente un boom. Un menù ricco di bontà e all’insegna della tradizione, tra antipasti, primi, secondi, insalate e dessert.

“Il nostro segreto? – affermano Saverio e Leonardo Sgherza, titolari di Torre Gavetone – Rispettare la tradizione della mamma e della nonna. Odori e sapori che loro ci hanno tramandato e che noi continuiamo a valorizzare”. Una filosofia, quella del “mangiare bene e sano”, che è tipica anche dei burger e delle insalate. No a scatolame di alcun tipo, no a prodotti industriali. Sì alla qualità e a sapori unici.

A Torre Gavetone i clienti è come se fossero a casa. Un posto di “pausa”, di sospensione rispetto alla velocità spesso insopportabile del centro città. Non stupisce, allora, che la location sia diventata meta enogastronomica di visitatori provenienti dalla provincia, ma pure di turisti di ogni dove.

Aperta ogni sera, è la location ideale per feste, ricorrenze ed eventi aziendali. Ma è anche il posto migliore per gli amanti del calcio, che possono unire alla visione delle partite di Champions League e serie A, il gusto di una cucina con pochi eguali.

Basta assaporare una pizza e sorseggiare una buona birra per accorgersene. La filosofia di Torre Gavetone è lineare: attenzione totale alla freschezza, alla scelta e alla lavorazione della materia prima. Tutte le pizze sono farcite con creme realizzate in casa e base di fiordilatte esclusivamente artigianale. E la salsa di pomodoro? Mica quella “normale”, ma il filetto di San Marzano dop. L’impasto della pizza è tenuto almeno per 72 ore in maturazione ed è caratterizzato da un alto livello di idratazione per garantire più digeribilità.

Stesso principio per l’american bar: qualità alta, preparazioni particolari, proposte originali. Soprattutto d’estate, quando Torre Gavetone diventa luogo frequentatissimo e amato. Il motivo? È un fatto di identificazione. La spiaggia di Torre Gavetone evoca ricordi speciali, è la sede prediletta di una miriade di bagnanti. È luogo di ritrovo, punto di aggregazione, alla portata di tutti.

Un aspetto romantico e sentimentale che è stato decisivo per l’avvio del progetto. “L’idea – raccontano i cugini Alessandro e Serena, componenti del team – nasce da un sogno che avevamo sin da piccoli. Possedevamo un terreno di proprietà da oltre 30 anni (ma l’edificio risale al XV secolo, ndr) e lo attraversavamo quando ancora non era recintato per andare al mare. La struttura era ridotta a un cumulo di macerie e, crescendo, abbiamo deciso di rilanciarla, rispettando fedelmente le vecchie planimetrie, basandoci su foto aeree dell’istituto geografico di Roma, riproducendo pedissequamente la struttura già esistente”. Ecco allora come un luogo storico ma abbandonato è diventato simbolo di una cucina di qualità e di valorizzazione enogastronomica del territorio.

Per informazioni, contattare il numero 3397246376 o seguire la pagina Facebook.

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