Dinauto, l’altro procedimento

In camera di consiglio lo stralcio di alcune ipotesi di reato, per cui è stata chiesta l’archiviazione. Lo scorso 20 settembre l’udienza del processo principale per alcune auto pagate e non consegnate

Cronaca
Molfetta venerdì 30 settembre 2011
di La Redazione
© n.c.
Dopo l’udienza del 20 settembre, giunge in aula anche il secondo filone del caso Dinauto.

È stata infatti discussa mercoledì dinanzi al gip del Tribunale di Trani la richiesta di archiviazione di alcune ipotesi di reato nei confronti di Pietro Sorrenti, titolare della concessionaria (in seguito dichiarata fallita), alcuni suoi collaboratori e la dirigenza e alcuni dipendenti della sede molfettese di una finanziaria.

Si tratta dell’inchiesta della Guardia di finanza denominata “Ghost cars”, che nel marzo del 2009 portò all’arresto del titolare della concessionaria e alla denuncia di altre sette persone accusate di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffa aggravata, accusa poi decaduta al termine delle indagini.

Un caso, quello di alcune auto pagate e non consegnate agli acquirenti, che balzò alla ribalta nazionale grazie al tg satirico Striscia la notizia.

Il Tribunale della libertà, su richiesta del legale di Sorrenti, l’avv. Maurizio Masellis, propose l’archiviazione per alcune ipotesi di reato (delle 41 contestate dal pubblico ministero Mirella Conticelli) non solo sotto il profilo cautelare, ma anche per quello della truffa.

Si attendono adesso gli esiti della camera di consiglio.
Due gli scenari. L’archiviazione potrebbe essere accolta, e in questo caso la contesa potrebbe giungere alla Corte di Cassazione su istanza delle parti offese. Al contrario, un eventuale rigetto aprirebbe le porte a un nuovo procedimento penale, un “Dinauto bis”.
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